Gli USA supportano l’ipotesi di una tregua in Libia

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 17:05 in Libia USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’ambasciatore degli USA in Libia, Richard Norland, e il capo del Comando statunitense in Africa, il generale Stephen Townsend, hanno incontrato il primo ministro di Tripoli, Fayez Al-Sarraj, e hanno sottolineato la necessità di una tregua nel conflitto libico e di un ritorno ai negoziati.

L’incontro si è tenuto il 22 giugno a Zuwara, nella Libia occidentale. A seguito del colloquio, le autorità statunitensi hanno pubblicato una dichiarazione in cui si sottolinea l’importanza di una “pausa strategica” delle operazioni militari di tutte le parti. L’ambasciatore Norland ha ribadito che gli Stati Uniti supportano una soluzione diplomatica al conflitto libico, che venga attuata attraverso gli sforzi delle Nazioni Unite.

Inoltre, il generale Townsend ha presentato un quadro della situazione militare, sottolineando il rischio di un’ulteriore escalation, i pericoli posti dalla partecipazione della Russia e l’importanza strategica di garantire la libertà di navigazione nel Mediterraneo. Il capo del Comando statunitense in Africa ha quindi evidenziato la necessità che tutte le parti accettino un cessate il fuoco e tornino al tavolo dei negoziati guidati dalle Nazioni Unite. La delegazione statunitense ha poi sottolineato che le attuali violenze facilitano una potenziale rinascita dell’ISIS e di Al Qaeda in Libia. Inoltre, tale situazione sta ulteriormente dividendo il Paese a beneficio di attori stranieri. Quindi, gli Stati Uniti approfondiranno l’impegno con tutte le parti in causa nel conflitto, per supportare la sovranità libica, la stabilità politica, la sicurezza e la prosperità economica del Paese Nordafricano. 

Tali dichiarazioni chiariscono la posizione degli Stati Uniti. In particolare, queste arrivano dopo che l’Egitto ha minacciato di intervenire direttamente in Libia, per contrastare le operazioni della Turchia. A tale proposito, il 6 giugno, il governo egiziano aveva proposto un cessate il fuoco, nell’ambito di un’iniziativa per la soluzione del conflitto libico. In tale data, il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, aveva tenuto una conferenza stampa insieme al generale libico, Khalifa Haftar, principale rivale del governo di Tripoli. Al-Sisi aveva sollecitato il sostegno internazionale alla tregua e aveva invitato le Nazioni Unite convocare le parti per nuovi colloqui. La cosiddetta “Iniziativa Cairo” chiedeva il ritiro di “tutti i mercenari stranieri sul territorio libico” e “lo smantellamento delle milizie e la consegna delle loro armi”. In questo modo, il cosiddetto Esercito Nazionale Libico (LNA), guidato da Haftar, sarebbe stato in grado di mantenere la sicurezza nel Paese. 

In tale contesto, il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il 10 giugno, ha respinto la proposta egiziana, considerata un tentativo di salvare Haftar a seguito delle rilevanti perdite subite dalla sua fazione sul campo di battaglia. La risposta arrivava dopo che il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, e il suo omologo statunitense, Donald Trump, avevano discusso della Libia in una chiamata, l’8 giugno. Ankara è uno dei principali alleati del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, che si trova sotto assedio da parte dell’LNA dal 4 aprile 2019. Il GNA riceve il sostegno di Ankara, Roma e Doha. Sul fronte opposto, Haftar, il cosiddetto uomo forte di Tobruk, è supportato da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. Anche la Giordania è considerata tra i principali esportatori di armi per l’LNA.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.