Francia rimpatria 10 figli di combattenti dell’ISIS

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 9:15 in Francia Siria

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l Ministero degli Affari Esteri della Francia ha annunciato di aver rimpatriato 10 bambini francesi da un centro di detenzione nel Nord-Est della Siria.  

Nello specifico, secondo quanto reso noto, lunedì 22 giugno, da Al Jazeera English, i bambini rimpatriati sono figli di ex combattenti dello Stato Islamico, in detenzione nei centri gestiti dalle Syrian Democratic Forces (SDF)In seguito al rimpatrio, aggiunge il sito di informazione, i bambini sono stati affidati alle autorità giudiziarie, le quali hanno predisposto l’avvio di controlli medici e l’assistenza dei servizi sociali.  

Nel dare l’annuncio, il Ministero non ha fornito informazioni sui genitori dei bambini rientrati in Francia, ma ha ringraziato le milizie curde per aver collaborato. 

Con l’ultima operazione di rimpatrio, Parigi ha riportato a casa in totale circa 28 bambini dalla Siria, dove si trovavano in seguito alla partenza di centinaia di foreign fighter francesi intenzionati a unirsi allo Stato Islamico. Secondo le stime, rivela Al Jazeera English, nei centri di detenzione del Nord-Est della Siria dovrebbero esservi circa 300 bambini francesi, molti dei quali hanno al loro fianco almeno un genitore. I rimpatri, però, coinvolgono soltanto i minori, dato che secondo le autorità della Francia, i suoi cittadini partiti per la Siria dovranno rispondere dei crimini commessi di fronte alle autorità giudiziarie del luogo. In aggiunta, secondo il centro di analisi sul terrorismo CAT, ripreso da Al Jazeera English, del totale dei foreign fighter francesi partiti per la Siria, 13 sono scappati dai centri di detenzione.  

I campi controllati dai combattenti curdi nella Siria Nord-orientale, le Syrian Democratic Forces, ospitano decine di migliaia di famiglie di membri dell’ISIS, tra cui 12.000 stranieri, 4.000 donne e 8.000 bambini. A questi si aggiungono centinaia di militanti dell’ISIS siriani, anch’essi detenuti in prigione dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico. Sei Paesi, tra cui Francia, Germania e Gran Bretagna, luogo di origine di gran parte dei combattenti stranieri detenuti nelle carceri curde, stavano valutando l’ipotesi di costituire un tribunale internazionale congiunto per giudicare tali casi, formato da giudici iracheni e provenienti da tutto il mondo. Tuttavia, istituire un tribunale di questo tipo potrebbe richiedere tempo e non incontrare l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.   

Secondo le stime del Center for Global Policy, nel 2019 oltre 500 persone sono morte nei centri di detenzione per i prigionieri dell’ISIS in Siria. Del totale, almeno 371 erano bambini. In tale contesto, la no-profit ha richiesto ai governi degli Stati Membri dell’UE di intervenire e fornire supporto a livello diplomatico e finanziario, provvedendo anche all’avvio di programmi per la riabilitazione dei cittadini rimpatriati e alla loro rieducazione religiosa non estremista, dato che la riabilitazione dei bambini dell’ISIS è una componente essenziale del contrasto allo Stato Islamico. A tale riguardo, il Center for Global Policy ha rivelato che l’indottrinamento dei bambini e l’implementazione di una interpretazione rigida della legge islamica, la Sharia, continuano ad andare avanti nei centri, il che fa emergere preoccupazioni sia sul benessere dei minori, con particolare riferimento all’abuso rappresentato dal loro indottrinamento, sia sulle eventuali ricadute sulla sicurezza europea, dati i rischi che conseguono dalla loro permanenza in tali condizioni. In aggiunta, i centri stessi non sono un luogo sicuro, dato che, ad esempio, in caso di nuove tensioni in Siria le Syrian Democratic Forces, attualmente garanti dei centri, potrebbero dover tornare sul campo di battaglia, lasciando le strutture prive di ogni forma di sorveglianza. Ciò comporterebbe la fuga o la liberazione di alcuni prigionieri che, ha sottolineato il Center for Global Policy, una volta tornati in libertà non saranno meno radicalizzati di quanto lo potevano essere prima della loro prigionia.  

In maniera simile alle conclusioni della no-profit, il Parlamento dell’Unione Europea aveva adottato, lo scorso 27 novembre, una risoluzione con la quale aveva richiesto ai Paesi membri di rimpatriare i figli dei foreign fighter dell’ISIS. Il testo era stato approvato da 495 parlamentari europei, a fronte di 58 voti contrari e 87 astensioni. Per quanto riguarda i figli dei combattenti che ancora si trovano nel Nord-Est della Siria, la risoluzione chiedeva a tutti i Paesi dell’Unione di rimpatriare i bambini in possesso di cittadinanza europea. In aggiunta, al blocco comunitario era stato altresì richiesto di tener conto delle specifiche situazioni familiari di ogni minore.  

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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