Dalla Libia alla Siria: Ankara chiede fondi a Doha

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 16:01 in Qatar Turchia

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Se, da un lato, la presenza turca in Libia preoccupa l’Egitto, dall’altro lato, Ankara, spinta dalle ultime dichiarazioni del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha chiesto a Doha assistenza finanziaria per sostenere i propri sforzi bellici.

A dichiararlo, il quotidiano al-Arab. In particolare, a seguito delle dichiarazioni di al-Sisi del 20 giugno, con cui il presidente ha ordinato alle proprie forze aeree di prepararsi ad una eventuale operazione interna o esterna all’Egitto, il capo di Stato turco, Recep Tayyip Erdogan, e l’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad al-Thani, hanno avuto una conversazione telefonica, volta, secondo i canali ufficiali, a discutere delle relazioni bilaterali e di alcune questioni regionali ed internazionali di mutuo interesse.

In realtà, fonti del suddetto quotidiano hanno rivelato che il presidente turco ha chiesto al suo interlocutore ed alleato di raddoppiare i fondi da destinare alle operazioni in Libia. Anche secondo un ex diplomatico turco, il carattere della conversazione telefonica è stato puramente economico e non sarebbe la prima volta che Doha vede porsi richieste simili, sia per quanto riguarda il conflitto libico sia per quello siriano.

Qatar e Turchia sono entrambi sostenitori del governo tripolino in Libia, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA). Come evidenziato il 4 dicembre scorso, per Doha il GNA è l’unico esecutivo legittimo e riconosciuto a livello internazionale. Pertanto, il Qatar si è detto disposto a sostenerlo, con l’obiettivo di rafforzare le sue capacità anche in ambito militare e in materia di sicurezza. Parallelamente, Doha si è dimostrata tra i pochi sostenitori dell’operazione transfrontaliera turca nel Nord-Est della Siria, la cosiddetta “Fonte di Pace”, svoltasi nel mese di ottobre 2019. Pertanto, l’asse Ankara-Doha si è consolidato nel corso degli ultimi anni, a tal punto da definire il Qatar uno “Stato della Turchia”.

Secondo alcuni esperti, i conflitti siriano e libico hanno spesso rappresentato un pretesto per la Turchia per chiedere ingenti somme di denaro al suo alleato, mettendo in guardia Doha dai pericoli di un eventuale crollo della propria alleanza e dalle conseguenze “catastrofiche” che potrebbero derivarne, come il controllo di alcune regioni strategiche da parte dei loro rivali. Allo stesso modo, le dichiarazioni di al-Sisi del 20 giugno hanno rappresentato un motivo valido per Erdogan per rivolgere nuovamente richieste di natura finanziaria all’emiro qatariota.

Senza i fondi di Doha, ha spiegato l’ex diplomatico in condizioni di anonimato, Ankara non avrebbe potuto sostenere le operazioni militari condotte in Siria e Libia, viste le condizioni finanziarie precarie e le ripetute crisi economiche. Non da ultimo, anche la pandemia di Covid-19 ha rappresentato un duro colpo per le casse dello Stato turco, e la moneta locale ha subito una crescente svalutazione rispetto al dollaro USA nelle ultime settimane.

Pertanto, il Qatar si è ritrovato spesso a sostenere il proprio alleato attraverso depositi ed investimenti, che, nel 2018 hanno raggiunto quota 15 miliardi di dollari, stando alle cifre riferite dal governo qatariota. A tale cifra sono da aggiungersi anche le donazioni dirette stanziate da leader e uomini d’affari. Pertanto, anche in Libia, il Qatar rappresenta uno dei principali, se non l’unico, sponsor degli sforzi bellici profusi da Ankara, sebbene Doha non sia immune dalle conseguenze dell’emergenza coronavirus e dal conseguente calo dei prezzi del petrolio.

L’asse Doha-Ankara non è ben visto dalla popolazione qatariota, la quale considera il proprio governo vittima di estorsione e sfruttamento. La Turchia farebbe credere al proprio alleato di poter svolgere un ruolo equo nello scacchiere internazionale e nelle diverse questioni regionali, ma, in realtà, secondo l’ex diplomatico, il Qatar fornisce semplicemente denaro e resta in attesa del completamento delle missioni da parte dell’esercito turco.

Secondo quanto riferito nel novembre 2019 da un professore di Relazioni Internazionali all’Università di Ankara, Muhittin Ataman, la Turchia e il Qatar tendono ad essere isolati dai Paesi vicini, che non apprezzano le loro decisioni in materia di politica estera, e ciò li spinge a rafforzare i loro legami e ad approfondire la loro alleanza. A tal proposito, a seguito di una disputa regionale, a partire dal 5 giugno 2017, il Qatar è stato progressivamente isolato dagli altri Paesi della regione e, nello specifico, da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrain, i quali hanno accusato Doha di sostenere e finanziare gruppi terroristici come Hamas ed Hezbollah e di appoggiare l’Iran, il principale rivale di Riad nella regione.

A seguito dell’embargo del 2017, la Turchia ha offerto al Qatar un’ancora di salvezza, inviando aerei da carico con risorse alimentari e altre merci, ma il cuore della loro intesa è da ritrovarsi altresì nell’Islamismo e nell’ideologia della Fratellanza Musulmana. Ciò ha portato i due Paesi ad essere entrambi accusati di sostenere le medesime reti estremiste e di promuoverne i progetti nazionali.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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