Cina e India: accordo per l’allentamento delle tensioni al confine

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 14:24 in Cina India

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I comandanti militari indiani e cinesi hanno deciso di avviare il disimpegno delle forze armate lungo il confine tra i due Paesi, nell’Himalaya occidentale, secondo quanto riferito dal governo di Nuova Delhi

Inoltre, anche il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha affermato che le due parti hanno concordato sulla necessità di adottare misure per allentare le tensioni. “C’era un consenso reciproco per il disimpegno”, ha dichiarato la fonte indiana, commentando il risultato dell’incontro tra i comandanti del 22 giugno, che è durato quasi 11 ore. Le delegazioni militari si sono incontrate sul lato cinese della Linea di Controllo Effettivo (LAC), il confine che divide le aree d’influenza dei due Paesi. Il colloquio è stato condotto in un “clima cordiale, positivo e costruttivo”, secondo il portavoce del governo indiano. “Sono state discusse le modalità di disimpegno da tutte le aree di attrito nel Ladakh orientale e saranno portate avanti da entrambe le parti”, ha aggiunto la fonte indiana.

Inoltre, la Cina ha chiesto all’India di interrompere tutti i cantieri di costruzione in quello che è considerato territorio cinese da Pechino. Da parte sua, l’India ha spinto la Cina a ritirare le sue truppe verso le posizioni in cui si trovavano ad aprile. Nonostante i progressi diplomatici, le tensioni rimangono alte. Il Ministero degli Esteri indiano ha descritto gli scontri del 15 giugno nell’area di confine, che hanno causato la morte di 20 soldati indiani, come “un’azione preventiva e pianificata” da parte della Cina. Da parte sua, Pechino ha accusato le truppe indiane di aver violato un accordo militare e di aver provocato e attaccato i propri soldati.

Inoltre, la Cina non ha rivelato il numero di vittime subite il 15 giugno, sebbene un ministro indiano abbia affermato che circa 40 soldati cinesi potrebbero essere stati uccisi negli scontri. Pechino ha smentito con fermezza tale bilancio, ma non ha fornito ulteriori informazioni. In tale contesto, i rappresentanti indiani hanno chiesto al governo nazionalista del primo ministro, Narendra Modi, di dimostrare che l’India non sarà una vittima inerte del bullismo cinese, ricordando l’umiliazione del loro Paese nella guerra contro la Cina del 1962.

Alcune associazioni commerciali hanno fatto falò di merci cinesi in un bazar di Nuova Delhi e hanno promosso un boicottaggio nazionale dei prodotti fabbricati in Cina. La Confederation of All India Traders (CAIT), che rappresenta circa 70 milioni di commercianti, ha chiesto al governi federale e a quelli statali di sostenere l’iniziativa contro i beni cinesi e di annullare i contratti governativi assegnati a società cinesi. La Cina è il secondo partner commerciale dell’India, con scambi bilaterali che hanno avuto un valore di 87 miliardi di dollari nel 2019 e un deficit commerciale di 53,57 miliardi di dollari a favore di Pechino. 

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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