ASEAN e Cina: dialogo in vista sul Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 23 giugno 2020 alle 18:21 in Cina Vietnam

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Il vice ministro degli Esteri vietnamita, Nguyen Quoc Dung, ha comunicato che i Paesi dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) e la Repubblica Popolare Cinese (RPC) riprenderanno i negoziati per il Codice di Condotta (COC) del Mar Cinese Meridionale, precedentemente interrotti a causa della diffusione del coronavirus, il 23 giugno.

Il prossimo primo luglio, Pechino incontrerà i Paesi dell’ASEAN per discutere di vari aspetti della cooperazione, tra cui anche il COC. Il loro ultimo incontro si era tenuto nell’ottobre 2019 in Vietnam e in tale occasione, i partecipanti si erano detti pronti ad intraprendere una seconda lettura del progetto unico di testo di negoziato del COC durante il 2020, avendo già condotto la prima il 31 luglio precedente. Tale documento è particolarmente rilevante perché dovrebbe porre le basi per stabilire un meccanismo di risoluzione delle dispute legate alle acque del Mar Cinese Meridionale e dovrebbe essere ultimato nel 2021. L’iniziativa per la sua realizzazione era stata approvata il 2 agosto 2018 per cercare di ridurre le tensioni legate alla crescente militarizzazione della zona e alle rivendicazioni territoriali avanzate dai Paesi che vi si affacciano.

Intanto, il prossimo 26 giugno, si terrà il 36esimo summit tra i Paesi dell’ASEAN, ovvero Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Thailandia, Brunei, Birmania, Laos, Cambogia e Vietnam, che ne detiene la presidenza di turno. Stando alle parole di Dung, l’argomento principale di tale incontro sarà il coronavirus ma saranno discusse anche situazioni regionali e globali rispetto alle quali nessun partecipante “si tirerà indietro, mettendo sul tavolo tutto ciò che è successo”. È quindi probabile che in tale incontro saranno trattati tutti i recenti sviluppi nel Mar Cinese Meridionale che, durante lo scorso aprile, hanno causato tensioni soprattutto tra Pechino e Hanoi.

In particolare, il 15 aprile scorso, la nave cinese utilizzata per rilevamenti idrografici, Haiyang Dizhi 8, era stata avvistata nuovamente nelle acque territoriali vietnamite, dove nel 2019 aveva già condotto ispezioni petrolifere, entrando nella zona di pertinenza di Hanoi.  Il 17 aprile successivo, la stessa imbarcazione era stata avvistata anche nelle acque territoriali malesi, dove era stata scortata da 10 navi militari della Marina e della Guardia costiera cinesi. La situazione si era poi ulteriormente accesa dopo che, il 18 aprile, Pechino aveva istituito unità amministrative in due isole facenti parte, rispettivamente, degli arcipelaghi delle Paracelso e delle Spratly.

In seguito a tali eventi, gli USA, avevano accusato la RPC di approfittare della distrazione dovuta alla pandemia di coronavirus per avanzare nel Mar Cinese Meridionale, e hanno inviato una lettera alle Nazioni Unite per contestare le rivendicazioni di Pechino, il primo giugno scorso, seguendo quanto fatto da Hanoi il precedente 30 marzo. In tale occasione, il Vietnam aveva inviato una nota diplomatica allo stesso segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, con la quale ha denunciato Pechino di aver leso la sua sovranità perché quest’ultima, lo scorso dicembre, aveva notificato alle Nazioni Unite il proprio diritto di sovranità su tutte le isole del Mar Cinese Meridionale.

Al momento, la posizione del Vietnam rispetto alle dispute del Mar Cinese Meridionale è particolarmente rilevante perché un suo avvicinamento diplomatico alla RPC o agli USA potrebbe cambiare gli equilibri dell’area. Hanoi ha legami strategici sia con Washington sia con Pechino ma, dal punto di vista militare, non intrattiene alleanze formali con alcun Paese. Tuttavia, nel libro bianco sulla difesa nazionale pubblicato lo scorso 25 novembre, il Vietnam ha stabilito che: “In base a circostanze e condizioni specifiche, il Paese considererà lo sviluppo di necessarie e adeguate relazioni militari e di difesa con altre Nazioni”. Per Washington, istituire un legame militare con Hanoi sarebbe un’importante risorsa per limitare il rafforzamento della posizione cinese nel Sud-Est asiatico, soprattutto alla luce di recenti difficoltà riscontrate con il suo alleato storico nell’area, le Filippine.  Tuttavia, una tale mossa allontanerebbe drasticamente Hanoi da Pechino, il suo maggior partner commerciale.

A tal proposito, il 23 giugno, Dung ha affermato che le generali tensioni tra RPC e USA hanno creato difficoltà e dilemmi anche ai Paesi dell’ASEAN e ha aggiunto che quando le maggiori potenze mondiali si pongono su posizioni opposte gli altri Paesi potrebbero trovarsi costretti a doversi schierare. Tuttavia, stando al diplomatico vietnamita, per ora, il Vietnam e l’ASEAN non lo faranno ma “daranno priorità ai propri interessi”.

Il Mar Cinese Meridionale rappresenta un punto critico nelle relazioni tra Pechino e molti Stati del Sud-Est asiatico. La RPC e Taiwan rivendicano in toto l’autorità su tali acque che sono, tuttavia, contese anche da Vietnam, Filippine, Malesia e Brunei, sebbene solo parzialmente. In esse transitano fiorenti rotte commerciali e sono ricche di giacimenti minerari. Per quanto riguarda gli arcipelaghi delle Paracelso e delle Spratly, nello specifico, la sovranità sul primo è contesa tra RPC, Taiwan e Vietnam, nonostante dal 1974, parte delle sue isole siano controllate da Pechino, che vi ha edificato anche un aeroporto. Le isole dell’arcipelago delle Spratly, invece, sono rivendicate da Vietnam, RPC, Malesia, Filippine, Taiwan e Brunei e sono parzialmente occupate da Vietnam, RPC, Malesia, Filippine e Taiwan. In tal caso, la RPC occupa militarmente 9 scogliere dell’arcipelago.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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