Yemen: la caduta di Socotra e il ruolo dell’asse Doha-Ankara

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 12:20 in Qatar Turchia Yemen

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I gruppi separatisti del Sud dello Yemen, guidati dal Consiglio di Transizione Meridionale (STC), sin dal 20 giugno si sono impadroniti dell’isola yemenita di Socotra. L’operazione, secondo alcuni, rappresenta un duro colpo per i piani dell’asse Doha-Ankara e della Fratellanza Musulmana.

In particolare, già il 18 giugno, l’Arabia Saudita aveva ritirato le proprie forze dall’isola yemenita, e, nello specifico, dal capoluogo di Hadibu, consegnando le sue postazioni agli Emirati Arabi Uniti (UAE), sostenitori dei gruppi secessionisti. Successivamente, il 20 giugno, questi ultimi hanno riferito di aver preso il controllo delle strutture governative e delle basi militari del governatorato. La mossa non è stata ben vista da alcuni partiti del governo legittimo yemenita, i quali, il 21 giugno, hanno invitato il capo di Stato, Rabbo Mansour Hadi, ad attuare misure volte a frenare i piani delle forze separatiste nel Sud dello Yemen, le quali minano la struttura ed il tessuto dello Stato yemenita.

Tale posizione è stata condivisa anche dal ministro del Commercio e dell’Industria, Muhammad Abdul Wahid al-Mitimi, il quale ha presentato le sue dimissioni, in segno di protesta contro quelle parti, con riferimento ad Abu Dhabi, che sostengono gli sforzi dei gruppi separatisti che minacciano la legittimità e l’integrità dello Yemen. Anche secondo altri rappresentanti del governo yemenita, quanto accaduto a Socotra è da inserirsi in un piano più ampio sostenuto dagli UAE e dall’Arabia Saudita, i quali mirano ad avere un ruolo sempre maggiore nel panorama yemenita, sebbene impegnati nella lotta contro i ribelli sciiti Houthi. In tale quadro, anche l’inviato speciale dell’Onu, Martin Griffiths, si è detto preoccupato per quanto accaduto a Socotra, ed ha invitato le parti coinvolte, Consiglio di Transizione Meridionale e governo yemenita in primis, a favorire una de-escalation delle tensioni ed attuare l’accordo di Riad, raggiunto il 5 novembre 2019.

Socotra è parte di un arcipelago composto da 6 isole, ed occupa una posizione strategica nell’Oceano Indiano, al largo della costa del Corno d’Africa e vicino al Golfo di Aden. Tuttavia, gli episodi degli ultimi giorni si collocano in una serie di tensioni sfociate dal 26 aprile, quando il Consiglio di Transizione Meridionale ha annunciato l’istituzione di un’amministrazione autonoma nel Sud, una mossa considerata un tentativo di colpo di Stato. Nel frattempo, lo Yemen continua ad essere testimone di un perdurante conflitto, scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli sciiti Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. La coalizione internazionale, guidata da Riad e formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait e Bahrain e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti, partecipa al conflitto yemenita sin dal 26 marzo 2015, schierandosi a fianco delle forze governative e del presidente Hadi.

Anche il Qatar era inizialmente membro della coalizione internazionale, ma, a seguito dell’embargo imposto contro Doha, il 5 giugno 2017, il Paese si è gradualmente allontanato dall’alleanza e, secondo quanto riportato dal quotidiano Arab Weekly, proprio l’isola di Socotra si è trasformata in un’arena di accuse da parte qatariota e della Fratellanza Musulmana contro la suddetta coalizione. In particolare, secondo Doha, Abu Dhabi mira a stabilire una presenza permanente nell’isola, così da proseguire nei propri piani espansionistici. Parallelamente, secondo fonti media, anche Ankara, alleata di Doha, è interessata all’isola di Socotra, in quanto non molto distante dalle proprie basi militari in Somalia.

In tale quadro, secondo alcune fonti del STC, le tensioni verificatesi sull’isola sono da collegarsi altresì all’agenda politica di alcuni funzionari locali affiliati al Qatar, tra cui il governatore di Socotra, Ramzi Mahrous, e Issa bin Yaqou, nominato “Sceicco degli sceicchi” sotto l’egida di Doha, con il fine di contrastare la coalizione saudita-emiratina. Le critiche rivolte contro l’Arabia Saudita sono giunte in un momento in cui alcuni leader yemeniti affiliati alla Fratellanza Musulmana e una corrente politica filo-qatariota, il Partito Riformista, parte della squadra governativa yemenita, pongono ostacoli ad una concreta attuazione dell’accordo di Riad del 5 novembre, mostrandosi maggiormente a favore di una soluzione militare anziché politica, oltre che di una nuova alleanza guidata da Ankara.

Tali personalità sarebbero tra i responsabili delle ultime tensioni, accese con il fine di conferire alla corrente filo-qatariota un ruolo sempre maggiore nel governo, consentendole di assumere successivamente il controllo dell’isola strategica dell’Oceano Indiano. Inoltre, a detta di Arab Weekly, si tratta di una strategia volta ad “internazionalizzare” il conflitto yemenita e ad aprire le porte all’ingerenza di Doha e Ankara, in un’ottica anti-saudita. Tuttavia, secondo fonti politiche yemenite, gli ultimi episodi di Socotra hanno segnato un duro colpo per i piani della Turchia sull’isola.

Nonostante ciò, secondo alcuni analisti, non è da escludere un crescente rafforzamento dell’asse turco-qatariota nel panorama yemenita, con una conseguente escalation sia militare sia politica. Circa il conflitto contro gli Houthi, Doha, Ankara e la Fratellanza Musulmana si porrebbero a fianco dell’Iran e dei ribelli. È il medesimo quotidiano ad aver rivelato l’esistenza di un piano, secondo cui, una volta terminato il conflitto, i ribelli sciiti acquisirebbero il controllo del Nord, mentre la Fratellanza potrebbe attuare i propri piani espansionistici verso Sud.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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