Tunisia-Francia: incontro tra presidenti per discutere di Libia ed economia

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 20:25 in Francia Tunisia

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Il presidente tunisino, Kais Saied, si è recato in Francia, lunedì 22 giugno, per discutere unagenda che sarà dominata da due punti: la crisi in Libia e i problemi economici della Tunisia. La visita, definita di “lavoro e amicizia”, è la prima di Said dalla sua elezione, nellottobre 2019, e avrebbe dovuto svolgersi mesi fa, ma è stata ritardata a causa della pandemia. Secondo una dichiarazione ufficiale di Tunisi, il presidente discuterà con il suo omologo francese delle relazioni bilaterali e dei mezzi per rafforzare tali relazioni, nonché di una serie di questioni di interesse comune”.

A differenza delle relazioni tra Parigi e Algeri, le relazioni tra Parigi e Tunisi sono state relativamente pacifiche dall’indipendenza. Se gli algerini hanno insistito per anni sulla revisione dei “crimini coloniali” francesi o se i capi di Stato di Algeri hanno combattuto contro gli interessi della Francia nella regione, da parte di Tunisi non ci sono state rivendicazioni di questo tipo. Qualcosa è cambiato solo a inizio giugno, quando Seifeddine Makhlouf, leader del blocco islamico ultraconservatore tunisino noto come The Dignity Coalition, ha introdotto una risoluzione che chiede alla Francia di scusarsi e pagare i danni per la sua colonizzazione della Tunisia. Il documento ha invitato Parigi a presentare “scuse pubbliche e ufficiali per tutti i crimini che ha commesso contro il popolo tunisino prima e dopo la sua occupazione diretta in Tunisia” (1881-1956), compreso il “saccheggio di risorse naturali, proprietà private e il chiaro sostegno al dispotismo e alla dittatura”. In più, la risoluzione ha richiesto un “equo compenso” per le vittime dei crimini francesi. La proposta è stata respinta dal Parlamento di Tunisi poiché solo 77 parlamentari su 217 hanno votato a favore dell’iniziativa, che richiedeva 109 voti per essere approvata. Tuttavia, nonostante il suo fallimento, la risoluzione ha messo in luce i rapporti passati e presenti, non sempre sereni, tra Tunisia e Francia.

Per la maggior parte dei tunisini, compresa la classe politica, le accuse alla Francia riguardano essenzialmente il fatto che l’ex potenza coloniale non fornisca abbastanza supporto alla Tunisia, fin dalla sua transizione democratica post-2011. Michael Ayari, analista senior dell’International Crisis Group, ha dichiarato alla rivista francese Le Point che la risoluzione di Makhlouf riflette la “relazione nevrotica dei tunisini con l’Occidente e la Francia in particolare”. Anche se subito dopo il voto sulla risoluzione Macron ha chiamato Saied, è improbabile che il presidente francese sia stato turbato dal dibattito tunisino. Macron ha già ammesso nel 2017 che il colonialismo “è un crimine contro l’umanità” e ha più volte affermato: “Dovremmo guardare avanti mentre ci scusiamo con coloro contro i quali abbiamo commesso tali atti”.

Secondo le parole del Ministero degli Affari Esteri tunisino, le relazioni tra Tunisia e Francia si basano su un “eccezionale partenariato strategico”. La Francia è il primo partner economico della Tunisia, con investimenti pari a circa 1,4 miliardi di dollari nel 2019, e un volume commerciale di 2 miliardi di dollari durante i primi cinque mesi di quest’anno, nonostante pandemia. Più di 1.500 aziende francesi operano in Tunisia e danno lavoro a oltre 140.000 persone. La Francia ospita la più grande comunità tunisina all’estero con quasi un milione di persone, tra cui studenti e professionisti, alcuni residenti nel Paese europeo da molte generazioni.

Secondo un recente studio dello United Nations Development Programme (UNDP), la disoccupazione in Tunisia dovrebbe salire a circa il 21% e la povertà colpirà ulteriormente la base della classe media, con oltre il 19% della popolazione considerata povera. Non appena il divieto di viaggio internazionale sarà revocato, si prevede che il flusso di tunisini verso la Francia riprenderà, con molti più stranieri che cercheranno lavoro lì, legale o illegale.

Secondo The Arab Weekly, ciò che Saied intende proporre a Macron è una nuova assistenza economica che potrebbe includere finanziamenti diretti e riciclaggio del debito. Fonti tunisine e francesi si aspettano che Macron sia disponibile e aperto a queste iniziative, nonostante anche il suo Paese sia stato molto colpito dalla pandemia.

I due presidenti discuteranno poi di Libia, una questione in cui entrambi i leader si trovano molto coinvolti nellultimo periodo. La Tunisia è silenziosamente sopraffatta dalla turbolenza libica che ha attirato poteri regionali e globali rendendo la posizione formale di neutralità del piccolo Paese nordafricano piuttosto precaria. Nonostante si sia impegnata a non essere utilizzata come trampolino di lancio per la Turchia nel conflitto limitrofo, la Tunisia sta cercando, attraverso Saied, di mantenere un equilibrio e di fare da mediatore tra potenze straniere e regionali.

Dalla parte opposta, la Francia, alleato cruciale della Tunisia, è pienamente impegnata in una guerra di parole con la Turchia per la sua sospetta fornitura di armi e mercenari alla Libia. Con Ankara che stabilisce basi militari e l’Egitto che minaccia di essere coinvolto direttamente per fermare le mosse turche, secondo alcuni analisti, Tunisi potrebbe non risparmiarsi gli effetti a catena del conflitto. L’AFRICOM, il comando statunitense stanziato nel continente africano, ha persino espresso nelle ultime settimane linteresse a schierare truppe “non combattenti” in Tunisia, mentre la Turchia è sospettata premere ulteriormente sul Paese in modo da facilitare il suo accesso alla Libia. Macron, secondo quanto rivela The Arab Weekly, sarebbe intenzionato ad ascoltare le opinioni della Tunisia e ad assicurarsi che rimanga neutrale nella guerra libica.

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Chiara Gentili

di Redazione

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