Siria: le proteste di Daraa e la rivalità tra Mosca e Teheran nel controllo del Sud

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 14:57 in Medio Oriente Siria

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Migliaia tra civili siriani e membri della Quinta Brigata filo-russa sono scesi per le strade di Basra al-Sham, nell’Est del governatorato meridionale siriano di Daraa, in una delle maggiori proteste dirette contro il regime siriano, l’Iran ed Hezbollah.

Secondo quanto riferito dal quotidiano Asharq al-Awsat, la manifestazione, ritenuta tra le maggiori sin dall’espulsione dei ribelli dall’area, ha avuto luogo il 21 giugno, in concomitanza con i funerali delle vittime di un attacco perpetrato il giorno precedente, il 20 giugno. In particolare, in tale data, almeno 9 combattenti pro-regime sono morti a seguito di un’esplosione verificatasi nel villaggio di Kihel, mentre questi si trovavano su un bus. L’esplosione, di un ordigno improvvisato posto sulla strada, ha altresì provocato il ferimento di altre 12 persone. Le vittime appartenevano perlopiù alla Quinta Brigata russa, la quale, a detta del quotidiano, è in conflitto con la quarta divisione guidata da Maher al-Assad, fratello del presidente del regime siriano, Bashar, entrambe interessate ad assumere il controllo della regione. Tale conflittualità sarebbe, inoltre, il riflesso di una contesa tra Mosca e Teheran, relativa alla loro presenza nel Sud del Paese.

L’area di Daraa è nota per essere stata la culla della rivoluzione in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. In particolare, è qui che alcuni giovani ribelli avevano scritto su un muro uno dei primi slogan anti-regime, tra cui “È il tuo turno, dottore”, con riferimento al presidente siriano, Bashar al-Assad. Risale al mese di luglio 2017 l’accordo per il cessate il fuoco a Daraa, Quneitra e Suweida, in cui parteciparono anche Stati Uniti, Russia e Giordania. Combattenti e famiglie locali hanno poi evacuato l’area nel mese di luglio 2018, dopo settimane di violenti bombardamenti, seguiti da un accordo di resa con il regime siriano e la Russia.

Diversamente da altre zone circostanti, ritornate, nel corso del tempo, nelle mani del regime, l’esercito di Assad non ha dispiegato le proprie forze nell’area, facendo affidamento su alleati presenti sul posto per garantire la sicurezza della provincia. Numerosi combattenti dell’opposizione sono, però, rimasti nel governatorato, mantenendo il controllo di vaste aree rurali a Sud, Est ed Ovest. Alcuni cooperano con le istituzioni statali, altri si sono uniti al contingente dell’esercito del regime appoggiato dalla Russia.

La manifestazione del 21 giugno ha visto i cittadini locali inneggiare slogan contro il regime, chiedendo altresì all’Iran ed Hezbollah, alleati di Assad, di abbandonare il Paese. L’attentato del giorno precedente è stata la scintilla di tale mobilitazione in quanto proprio l’ottavo battaglione della Quinta Brigata, formato soprattutto da ex ribelli, si è a lungo impegnato nel contrastare le mire espansionistiche di Teheran verso Horan. Nelle ultime settimane, Mosca ha cercato di reclutare un maggior numero di combattenti nella Brigata ad essa affiliata e si stima che siano circa 400 i nuovi combattenti, anch’essi ex membri dell’opposizione, unitisi ai ranghi filo-russi. Ciò si è verificato in un momento in cui la divisione Al-Ghait, vicina alle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniane, si è schierata nelle aree rurali di Daraa, perpetrando altresì omicidi contro coloro che si oppongono all’espansione di Teheran.

Daraa non è l’unica regione siriana ad essere caratterizzata da un clima di malcontento e mobilitazione popolare. Un’altra area è la Sud-occidentale Suweida, dove i cittadini hanno lamentato soprattutto l’aggravarsi della situazione economica siriana, esacerbata ulteriormente dalle sanzioni statunitensi entrate in vigore il 17 giugno, nel quadro del Caesar Act. Si tratta di una legislazione elaborata da Washington, che sanziona il regime siriano, incluso il presidente Assad, per i crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana e colpisce industrie siriane, dal settore militare alle infrastrutture e all’energia, così come privati ed entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al presidente siriano.

Non da ultimo, il 20 giugno, la popolazione di al-Jiza, nell’Est Daraa, si è altresì ribellata al regime, chiedendo la liberazione dei prigionieri detenuti nelle carceri del regime, il cui numero, secondo la Rete siriana per i diritti umani, è superiore a 118.000. Il rilascio dei detenuti è tra le condizioni stabilite da Washington per revocare il Caesar Act.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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