Sea Watch 3 e Mare Jonio sbarcano in Sicilia con 278 migranti

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 19:09 in Immigrazione Italia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le navi Sea-Watch 3 e Mare Jonio, impegnate nel soccorso dei migranti nel Mediterraneo, sono sbarcate in Sicilia, tra sabato 20 e domenica 21 giugno, con circa 278 migranti a bordo. Gli arrivi di questo tipo sono i primi dallo scoppio della pandemia, quando il governo italiano ha decretato, il 7 aprile, la chiusura dei propri porti, giudicati non sufficientemente sicuri, alle imbarcazioni delle ONG.

La Sea-Watch 3 è sbarcata a Porto Empedocle, domenica 21 giugno, con circa 211 migranti a bordo. È stato effettuato un controllo medico prima del trasbordo sul traghetto Moby Zazá, dove le persone svolgeranno un periodo di quarantena precauzionale attraccate al porto”, ha dichiarato lONG tedesca su Twitter, chiedendo al più presto e senza indugiola distribuzione dei migranti nei paesi dell’UE. I 211 nuovi arrivati sono stati salvati, tra mercoledì 17 e venerdì 19 giugno, da tre imbarcazioni separate, a rischio naufragio. Sea-Watch è stata la prima organizzazione a riprendere le operazioni di salvataggio nel Mediterraneo centrale, a inizio giugno.

Nel frattempo, sabato 20 giugno, data che segna la celebrazione della Giornata mondiale del rifugiato, la nave Mare Jonio, dellONG Mediterranea, ha portato in salvo circa 67 migranti a Pozzallo, in Sicilia, dopo un salvataggio al largo dellisola di Lampedusa, venerdì 19 giugno. L’arrivo della nave è stato accolto con gioia dalle organizzazioni per i diritti umani, che hanno sottolineato la velocità con cui Roma ha assegnato il porto alla ONG italiana. “Per la prima volta da anni, un” luogo di sicurezza” è stato assegnato in meno di 24 ore. Dovrebbe essere automatico”, ha twittato il giornalista italiano, esperto di migrazione, Nello Scavo.

La ONG italiana Mediterranea Saving Humans, che gestisce la nave Mare Jonio, ha affermato che i migranti erano senza acqua da due giorni. Lo sbarco a Pozzallo è stato il primo dellorganizzazione da aprile. Il 7 di quel mese, l’Italia aveva chiuso i suoi porti alle navi delle ONG per l’intera durata dell’emergenza sanitaria nazionale, dichiarando che non potevano essere più considerati sicuri a causa dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, aveva dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale, secondo la disposizione, avrebbe dovuto protrarsi fino al 31 luglio. La norma, nello specifico, riguardava “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”.

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), 227 persone sono morte nel tentativo di attraversare il Mediterraneo centrale dall’inizio dell’anno, un numero in leggera discesa rispetto alle 358 dello stesso periodo del 2019. Nonostante la pandemia, come notato dallagenzia, i migranti continuano a fuggire dalla Libia per raggiungere l’Europa. Le organizzazioni per la difesa dei diritti umani criticano aspramente la pratica di ricondurre nel Paese nordafricano quelli che vengono soccorsi al largo delle sue acque, sostenendo che nei centri di detenzione libici i migranti sono costretti ad affrontare gravi maltrattamenti.

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Chiara Gentili

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.