Rep. Dem. del Congo: militanti delle ADF uccidono 19 persone

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 19:52 in Africa Rep. Dem. del Congo

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Almeno 19 civili sono stati uccisi in una regione orientale della Repubblica Democratica del Congo, tra sabato 20 e domenica 21 giugno, in seguito a una serie di attacchi attribuiti al gruppo armato delle Forze Democratiche Alleate (ADF). Nove persone sono state rapite venerdì 19 giugno e i loro corpi sono stati ritrovati domenica nella provincia del Nord Kivu, che confina con il Ruanda. Separatamente, nella giornata di sabato 21, nella vicina regione di Ituri, i combattenti dell’ADF hanno attaccato il villaggio di Bukaka e ucciso 10 civili, ha dichiarato il funzionario locale, Bananilao Tchabi. Alcuni sono stati uccisi con machete, altri con armi da fuoco”, ha specificato un leader del villaggio, Raphael Bon Benogo.

Circa 1.300 civili sono rimasti uccisi, negli ultimi 8 mesi, durante gli attacchi commessi da gruppi ribelli sparsi in tutta la Repubblica Democratica del Congo, mentre più di mezzo milione risultano sfollati, secondo l’ultimo rapporto dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. Il capo dell’OHCHR, Michelle Bachelet, ha avvertito che alcuni dei massacri “possono equivalere a crimini contro l’umanità e crimini di guerra”. Il suo ufficio ha dichiarato in una nota, il 5 giugno, che il numero di vittime è aumentato vertiginosamente nelle ultime settimane mentre i conflitti nelle tre province orientali di Ituri, Nord Kivu e Sud Kivu si diffondono “con disastrose ripercussioni per la popolazione civile”.

Nel Nord Kivu, il lancio di operazioni militari da parte delle forze governative, nel novembre 2019, si è tradotto in attacchi di ritorsione contro i civili da parte delle ADF, che, negli ultimi mesi, hanno ucciso almeno 514 civili usando machete, asce e armi pesanti, rapendo bambini e attaccando scuole e ospedali. Le operazioni delle forze armate, le FARDC, hanno portato il gruppo delle Forze Democratiche Alleate a spostarsi in territori precedentemente non interessati da conflitti armati. Come nella provincia di Ituri, anche nel Nord Kivu c’è un serio rischio che sorgano gruppi di autodifesa armati, come i Mayi-Mayi, che spesso, piuttosto che difendere i civili, contribuiscono a rendere ancora più problematica la situazione.

Le ADF hanno iniziato a condurre le loro offensive in Uganda in opposizione al presidente Yoweri Museveni. Più tardi, durante le guerre del Congo degli anni ’90, il gruppo si è esteso nella provincia del Nord Kivu, al confine tra l’Uganda e la Repubblica Democratica del Congo. Secondo i dati pubblicati dall’agenzia di monitoraggio Kivu Security Tracker, oltre 400 persone sono state uccise nella regione di Beni dal 30 ottobre, quando l’esercito ha intensificato le operazioni di repressione dei gruppi armati. Le truppe congolesi hanno rivendicato una serie di successi nella regione, affermando di aver distrutto tutte le roccaforti delle ADF nella foresta intorno a Beni e ucciso 5 dei suoi 6 leader. Secondo quanto stimato dalle Nazioni Unite, il numero di combattenti delle ADF si aggirava nel 2018 intorno alle 450 unità. A dicembre 2019, il presidente Felix Tshisekedi ha annunciato di aver inviato altri 22.000 soldati a combattere contro i ribelli della regione di Beni, incluse le forze speciali. Tuttavia, dopo le ultime violenze, la Kivu Security Tracker ha specificato, il 26 maggio, nella sua intervista a Reuters, che “è importante ribadire che le ADF non sono ancora state del tutto smantellate in nessun momento”. Gli Stati Uniti hanno imposto pesanti sanzioni sui leader delle Forze Democratiche Alleate, accusati di aver compiuto abusi e violazioni dei diritti umani, come stupri di massa, torture e uccisioni.

Circa 200.000 persone sono fuggite dalla provincia di Ituri negli ultimi due mesi a causa delle violenze commesse da una varietà di gruppi armati. Si stima che circa 160 formazioni ribelli, con un totale di oltre 20.000 combattenti, siano ancora attive nella parte orientale della Repubblica Democratica del Congo. Più di 700 persone sono state uccise nella regione dalla fine del 2017, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato a gennaio, dove si specifica che alcuni delle morti potrebbero costituire un “crimine contro l’umanità”.Negli ultimi 20 anni, le Nazioni Unite hanno cercato di stabilizzare la situazione del Paese africano dispiegando una forza di pace di circa 15.000 persone. Tuttavia, si tratta nella maggior parte dei casi di agenti con un mandato limitato e ciò può spiegare, da un certo punto di vista, la loro scarsa esperienza nel difendere i civili.

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Chiara Gentili

di Redazione

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