Libia: l’LNA impone una no-fly zone su Sirte

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 10:21 in Africa Libia

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Il portavoce ufficiale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Ahmed al-Mismari, ha annunciato il divieto di sorvolo nei cieli che sovrastano Sirte, per un’area pari a circa 200 km. Il Parlamento di Tobruk si è detto pronto a chiedere il sostegno del Cairo.

L’annuncio di al-Mismari è giunto nella sera del 21 giugno, nel corso di una conferenza stampa, nella quale il portavoce ha definito le coordinate dell’area entro cui è consentito il passaggio di aerei delle sole forze dell’LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar. La no-fly zone si estende, nello specifico, dalla città costiera di Sultan, situata ad Est di Sirte, fino ad al-Hish. Nella medesima occasione, al-Mismari ha accolto con favore le ultime dichiarazioni del presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, che, il 20 giugno, ha ordinato alle proprie forze aeree di prepararsi ad una eventuale operazione interna o esterna all’Egitto. Per al-Sisi, inoltre, Sirte e la base aerea di al-Jufra rappresentano una linea rossa che l’esercito di Tripoli non può oltrepassare.

In tale quadro, al-Mismari, sempre il 21 giugno, ha affermato che, al momento, quanto accade in Libia non può essere definito una “battaglia libica”. Al contrario, si tratta di una “battaglia pericolosa” che trascende non solo i confini nazionali, ma anche regionali. A tal proposito, a detta del portavoce dell’LNA, il pericolo maggiore è rappresentato dai cosiddetti “takfiri”, ovvero gli infedeli, guidati dalla Turchia e dal presidente Recep Tayyip Erdogan. Quest’ultimo sostiene il governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), nel contrastare l’avanzata delle forze di Haftar in Libia e, secondo al-Mismari, è proprio Ankara ad essere la responsabile della recente escalation. Pertanto, le forze dell’LNA sono determinate a contrastare l’avanzata turca e a proteggere soprattutto la città di Sirte.

Come sottolineato da al-Arabiya, per al-Sisi un eventuale intervento militare in Libia è da inserirsi in un’ottica di autodifesa e, per tale motivo, è da considerarsi legittimo. Parallelamente, il presidente egiziano si è altresì detto disposto ad addestrare le forze dell’LNA, affinché possano affrontare “le milizie e gli estremisti” del fronte opposto. La posizione egiziana è stata accolta anche dal Parlamento libico con sede a Tobruk, secondo cui la Turchia sta provando ad interferire negli affari libici, nel tentativo di occupare il Paese e prendere il controllo dei siti petroliferi. Il-Cairo, invece, negli ultimi sette anni, si è mostrato a sostegno di una soluzione politica al conflitto. Di fronte a tale scenario, a detta di fonti parlamentari libiche, è necessario attivare un accordo congiunto di difesa a livello arabo, ed è probabile che il Parlamento chiederà ufficialmente il sostegno dell’Egitto a seguito di una sessione di emergenza.

Dal canto suo, il GNA ha definito le affermazioni di al-Sisi una dichiarazione di guerra e ha mostrato la propria determinazione nel proseguire con l’operazione volta a conquistare la città costiera di Sirte e la base aerea di al-Jufra, per poi continuare la liberazione dei territori a Est e a Sud, ricchi di risorse energetiche e attualmente sotto il controllo del governo di Tobruk. Tuttavia, l’operazione tripolina non è ben vista dalle tribù locali dell’Est libico che, stando a quanto riportato dal quotidiano Asharq al-Awsat, nella sera del 21 giugno sono scese nelle strade di Sirte e di altre città orientali per protestare contro “l’invasione” delle forze turche e tripoline, mostrandosi a favore di un eventuale intervento egiziano a difesa delle proprie città.

La Turchia è considerata tra i principali responsabili del cambiamento degli equilibri di potere delle ultime settimane, e, nello specifico, la maggiore sostenitrice delle forze del GNA, anche a livello militare. Tale supporto è stato definito fondamentale per giungere a risultati rilevanti, a danno dell’Esercito Nazionale Libico, tra cui la conquista della base occidentale di al-Watiya e della regione di Tripoli. L’Egitto, dal canto suo, già il 6 giugno, si era fatto promotore di un cessate il fuoco, successivamente ignorato dall’esercito tripolino e dai suoi alleati.

È in tale scenario che Ankara potrebbe sfruttare la propria alleanza con Tripoli per stabilire due basi permanenti proprio presso al-Watiya, a circa 27 km dal confine con la Tunisia, e presso Misurata, un hub strategico ed essenziale in un quadro di eventuali tensioni con la Grecia. Secondo esperti ed analisti, una presenza aerea e navale in Libia rafforzerebbe la crescente influenza turca nella regione e consoliderebbe le sue pretese di risorse offshore di gas e petrolio. Per tali ragioni, l’Egitto considera Ankara una minaccia anche per quanto riguarda il commercio e il mercato del lavoro. In particolare, Il Cairo teme che la Turchia possa imporre un monopolio sugli affari e sulle opportunità lavorative in Libia, causando difficoltà sia per l’Egitto sia per la Tunisia.

Mentre l’asse Ankara-Tripoli sembra rafforzarsi, dall’altro lato, l’LNA ed il generale Haftar continuano a ricevere il supporto di Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia e Francia, schieratisi a fianco del governo di Tobruk nel quadro del conflitto civile libico. Tuttavia, è il GNA, guidato dal premier Fayez al-Sarraj, ad essere considerato l’unico esecutivo legittimo riconosciuto a livello internazionale, sin dalla sua istituzione, avvenuta con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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