L’Austria dichiara di opporsi ai ricatti della Turchia

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 19:06 in Austria Immigrazione Turchia

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Il cancelliere dell’Austria, Sebastian Kurz, ha rilasciato una intervista al quotidiano ellenico, Ekathimerini, annunciando l’opposizione del proprio Paese ai ricatti della Turchia. 

Nello specifico, nel corso dell’intervista, pubblicata domenica 21 giugno, Kurz ha chiarito la propria posizione sulla strategia di risposta dell’Europa alle minacce della Turchia, con un focus sull’immigrazione. 

In particolare, il cancelliere austriaco ha dichiarato di ritenere che l’Europa non possa consentire ad Ankara di sfruttare i migranti per esercitare pressione sugli altri Stati del blocco comunitario. È in linea con ciò, ha spiegato Kurz, che Vienna aveva deciso di inviare i propri militari in Grecia per fornire supporto al confine con la Turchia. In aggiunta, il cancelliere austriaco ha specificato che dietro l’invio dei propri militari presso la regione di Evros vi era anche l’intenzione di recapitare un chiaro messaggio ad Ankara. 

Sempre in materia di immigrazione, Kurz ha altresì dichiarato di ritenere che l’Europa debba impegnarsi per fermare i flussi migratori clandestini alle sue frontiere, inclusa quella della Grecia. Tale compito, ha sottolineato il cancelliere austriaco, rientra nelle responsabilità di tutti gli Stati del blocco comunitario. 

La decisione di Kurz risale allo scorso 10 marzo, quando il quotidiano ellenico aveva annunciato che l’Austria avrebbe inviato 13 membri delle forze speciali, supervisionate dalla polizia della Grecia e dall’Esercito ellenico. I rinforzi erano giunti in un clima di tensioni tra Grecia e Turchia, in crescita da dopo che il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, aveva, lo scorso 27 febbraio, deciso di aprire la propria frontiera con l’Europa, a causa del mancato sostegno percepito sul fronte siriano. Già all’indomani dell’apertura delle frontiere, circa 300 migranti siriani, iracheni e iraniani si erano recati presso il confine con la Grecia nella provincia turca di Edirne nella sola mattina del 28 febbraio. Atene, in risposta, aveva immediatamente chiuso il punto di attraversamento della frontiera terrestre di Kastanies Evros, impedendo ai migranti di entrare nel Paese. Da parte sua, la Grecia sostiene di avere “prove schiacchianti” in merito al fatto che lo spostamento di migranti e rifugiati dalle città turche al confine con la Grecia sia stato “ideato e orchestrato dalla Turchia”. Erdogan, invece, ribadisce che la sua decisione deriva dal mancato rispetto da parte dell’Europa degli impegni presi con Ankara, la quale lamenta di non aver ricevuto del tutto i 6 miliardi di euro promessi dall’UE nel rispetto dell’accordo bilaterale siglato il 18 marzo 2016 materia di immigrazione. 

Date le tensioni al confine, entrambi i Paesi avevano deciso di aumentare il numero di militari in servizio presso la frontiera. Ankara aveva schierato 1.000 poliziotti delle forze speciali per prevenire respingimenti presso il fiume Meric, mentre Atene aveva deciso di innalzare i criteri di sicurezza presso il confine con la Turchia   

A seguito dell’innalzamento dei criteri di sicurezza, Ankara aveva più volte accusato Atene di aver ucciso alcuni migranti che tentavano di oltrepassare la frontiera. Anche il 9 marzo, l’agenzia stampa turca, Anadolu, ripresa dallo Yeni Safak, aveva denunciato l’uso di armi da fuoco da parte della polizia della Grecia contro i migranti alla frontiera.  In risposta, Atene aveva respinto le accuse di Ankara, etichettando tali notizie come “fake news”.   

Su tale questione, lo scorso 28 aprile, il ministro degli Affari Esteri della Grecia, Nikos Dendias, aveva invitato la Turchia a porre fine alla sua “diplomazia del ricatto attraverso i migranti”, accusando Ankara di aver incoraggiato i migranti a recarsi in Grecia per sfruttare il tutto in termini di propaganda. 

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di Redazione

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