Iran: dalla perdurante emergenza coronavirus alla svalutazione della moneta

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 16:07 in Iran Medio Oriente

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Mentre Teheran continua a far fronte alla pandemia di coronavirus, con circa 2.000 nuovi contagi al giorno, la moneta locale ha toccato i minimi storici rispetto al dollaro, nella giornata di lunedì 22 giugno.

L’Iran continua ad essere il Paese mediorientale maggiormente colpito dal Covid-19, raggiungendo, il 22 giugno, quota 207.525 contagi e 9.742 decessi. In tale quadro, il capo della commissione anti-Covid di Teheran, Ali Reza Zali, ha affermato che nella sola capitale Teheran circa l’80% della popolazione rischia di contrarre il virus. Tali dati hanno portato il ministro della Sanità iraniano, Saeed Nemki, a dichiarare che il Paese non ha ancora superato la fase di picco della prima ondata e che, molto probabilmente, la curva dei contagi continuerà ad aumentare regione dopo regione.

Secondo Nemki, inoltre, l’Iran potrebbe dover convivere con il virus per ancora altri due anni e, per tale ragione, ha invitato le autorità sanitarie dei governatorati al momento meno colpiti a concedere periodi di riposo al personale sanitario, così da consentire loro di “ricaricarsi”. Parallelamente, a detta del ministro, il Covid-19 è un virus mutevole che cambia a seconda di fattori quali il clima e la zona di diffusione e, pertanto, le misure messe in atto in una regione potrebbero non essere efficaci in altre. Inoltre, ha sottolineato Nemki, per l’87% dei casi positivi si tratta di pazienti infetti da malattie pregresse, tra cui anche obesità e diabete.

È dal 19 febbraio che l’Iran lotta contro la pandemia di coronavirus, la quale ha ulteriormente esacerbato un quadro economico già indebolito dalle perduranti sanzioni imposte da Washington. A tal proposito, il 22 giugno, la moneta locale, il rial iraniano, ha raggiunto il valore più basso mai raggiunto negli  anni rispetto al dollaro USA, arrivando a toccare 200.000 rial per dollaro. Si è trattato di un nuovo minimo storico dopo quello del 20 giugno, quando il tasso di cambio è stato pari a circa 190.000 rial.  

Al momento della sigla dell’accordo sul nucleare iraniano, il 14 luglio 2015, il tasso di cambio ammontava a quasi 32.000 rial per un dollaro. Successivamente, vi era stata una ripresa inaspettata, fino a quando il capo della Casa Bianca, Donald Trump, l’8 maggio 2018, ha deciso di ritirarsi dall’accordo, imponendo nuovamente sanzioni che hanno messo a dura prova l’economia iraniana.

Di fronte a tale scenario, il vicepresidente senior iraniano, Eshaq Jahangiri, il 22 giugno, ha esortato gli esportatori a portare nel Paese i loro guadagni depositati all’estero, mentre il Ministero del Commercio ha affermato che revocherà le licenze di esportazione a coloro che, invece, portano nella casse iraniane valuta forte.

L’economia di Teheran risente altresì delle conseguenze scaturite dal crollo dei prezzi di petrolio. Le entrate petrolifere rappresentano circa il 10% del bilancio dell’Iran e il budget per il 2020 era stato inizialmente calcolato sulla base della vendita di un milione di barili di petrolio al giorno a circa 50 dollari al barile. A tal proposito, è stato proprio Jahangiri a sottolineare come le entrate petrolifere siano diminuite dai 100 miliardi di dollari del 2011 a circa 8 miliardi attuali.

Già il 12 marzo scorso, il direttore della Banca Centrale, Abdolnaser Hemmati, aveva riferito che l’Iran aveva chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) un prestito di 5 miliardi di dollari per contrastare con efficacia la diffusione del virus, oltre all’attuazione del Rapid Financing Instrument (RFI), un meccanismo di finanziamento del FMI. Tuttavia, secondo Teheran, gli Stati Uniti hanno ostacolato l’invio dei prestiti richiesti. Dal canto suo, il ministro delle Finanze e dell’Economia iraniano, Farhad Dejpasand, ha confermato, il 7 aprile, che la pandemia di corona influenzerà il 15% del PIL del Paese.

Non da ultimo, un ulteriore fattore di destabilizzazione è da far risalire agli sviluppi nel dossier sul nucleare. A tal proposito, il 15 giugno, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA) ha affermato di essere “seriamente preoccupata” per la decisione dell’Iran di bloccare le ispezioni in due siti dove si ritiene possa svolgere attività nucleari non dichiarate. Tale dichiarazioni giungono in un clima di crescente preoccupazione anche da parte di Francia, Germania e Regno Unito, che, il 14 gennaio, hanno attivato il meccanismo di risoluzione delle dispute, dopo le accuse rivolte contro Teheran circa le violazioni commesse nell’ambito dell’accordo sul nucleare. La mossa potrebbe portare anche le Nazioni Unite a reintrodurre le sanzioni contro l’Iran.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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