Grande diga africana: Sudan preoccupato dall’escalation delle tensioni

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 14:05 in Egitto Etiopia Sudan

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Il Sudan ha messo in guardia contro l’escalation delle tensioni nella disputa sulla grande diga africana e ha sollecitato ulteriori negoziati con l’Egitto e l’Etiopia per trovare un punto di mediazione. I disaccordi tra i tre Paesi continuano ad aumentare dopo che i recenti colloqui, ripresi il 9 giugno, hanno portato di nuovo a un nulla di fatto. Le delegazioni di Khartoum, Il Cairo e Addis Abeba non sono riuscite a finalizzare un accordo sul funzionamento e il riempimento della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD), il futuro sistema idroelettrico più grande di tutto il continente africano.

“Non vogliamo unescalation. I negoziati sono l’unica soluzione”, ha dichiarato ai giornalisti, domenica 21 giugno, il ministro sudanese per l’Irrigazione e le Risorse idriche, Yasser Abbas. “Firmare un accordo è per noi un requisito necessario prima di riempire la diga. Il Sudan ha il diritto di richiederlo”, ha aggiunto.

L’Etiopia intende iniziare a riempire la diga il prossimo mese, indipendentemente dal raggiungimento o meno di un accordo con le controparti. Allo stato attuale, il progetto è completo al 70%.

L’Egitto, da parte sua, considera la diga una minaccia esistenziale alla sua sicurezza e alla stabilità economica del Paese, dipendente al 97% dalle acque del fiume Nilo, sul cui affluente, il Nilo Azzurro, sorgerà la GERD. Venerdì 19 giugno, Il Cairo ha esortato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire nella disputa, citando atteggiamenti non positivi” assunti dall’Etiopia. Il giorno dopo, il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha specificato in un discorso televisivo che il Paese rimane impegnato nella ricerca di una soluzione politica. “Quando abbiamo fatto ricorso al Consiglio di sicurezza dellONU abbiamo deciso di intraprendere un percorso diplomatico e politico fino alla fine”, ha detto al-Sisi. Sempre su richiesta dell’Egitto, la Lega Araba dovrebbe discutere la questione in una riunione virtuale dei ministri degli Esteri, martedì 23 giugno.

La GERD è da anni motivo di tensione tra Sudan, Egitto ed Etiopia dal momento che i tre Stati non riescono a trovare un accordo sulle modalità di riempimento e funzionamento della diga. La controversia riguarda soprattutto il Cairo e Addis Abeba. Quest’ultima ha avviato la realizzazione del progetto idroelettrico, destinato a diventare il più grande del continente, nel 2011, ma da quel momento varie battute di arresto ne hanno rallentato la costruzione. L’Egitto ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito alla diga, che, a suo avviso, potrebbe rischiare di intaccare il fabbisogno idrico del Paese. La posizione del Cairo è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle e che il suo riempimento avvenga in maniera graduale, così da non far scendere drasticamente il livello del fiume. L’Etiopia, invece, sostiene che il progetto idroelettrico sia essenziale per sostenere la sua economia, in rapida crescita, e ritiene che la GERD favorirà lo sviluppo di tutta la regione.

Il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi. Il Nilo Azzurro ha origine dallAltopiano Etiopico, presso il lago Tana, e, dopo aver attraversato il Sud dellEtiopia, piega verso il Suda, dove si unisce al Nilo Bianco formando il Nilo. Secondo i termini dei trattati, l’Egitto ha diritto al 75% di acqua all’anno, mentre il Sudan al 15%. In più, in base alla normativa, tuttora vigente, Il Cairo non ha bisogno del consenso degli Stati a monte per intraprendere progetti idrici nei propri territori, ma può porre il veto a qualsiasi progetto riguardante gli affluenti del Nilo di tali Paesi.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano, dal costo di circa 4,6 miliardi di dollari, dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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