Germania: cittadino siriano arrestato per tortura

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 18:45 in Germania Siria

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Un medico siriano è stato arrestato in Germania con l’accusa di aver torturato un detenuto mentre lavorava presso un carcere in Siria gestito dai servizi segreti militari. 

Nello specifico, secondo quanto rivelato lunedì 22 giugno da The Associated Press, l’uomo, identificato come Alaa M, è stato arrestato lo scorso venerdì, 19 giugno, nello Stato di Hesse, nel centro del Paese. Alaa è accusato di crimini contro l’umanità. 

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, le azioni di Alaa risalgono al 2011, mentre prestava servizio prezzo il carcere di Homs. In particolare, l’accusa fa riferimento a un episodio specifico, quando il carcere aveva richiesto l’assistenza del medico dopo che un cittadino siriano, arrestato per aver partecipato a una manifestazione, aveva avuto una crisi epilettica. A quel punto, il medico aveva picchiato il detenuto con un tubo di plastica e aveva tirato calci contro il suo corpo dopo che il prigioniero era caduto per terra. Le condizioni del detenuto erano in seguito peggiorate e, il giorno successivo, Alaa e un altro medico del carcere avevano nuovamente torturato il cittadino siriano fino alla sua totale perdita di conoscenza. Secondo quanto emerso, il detenuto non è sopravvissuto alle percosse. 

Nel 2015, Alaa aveva lasciato la Siria per trasferirsi in Germania, dove lavorava come medico. Il mandato di arresto per il sospetto torturatore era scattato dopo le testimonianze di due ex membri della polizia segreta siriana, a loro volta a processo presso la corte di Koblenz con l’accusa di crimini contro l’umanità, accusati di essere coinvolti nella tortura di migliaia di manifestanti siriani detenuti presso un carcere gestito dal governo.  

I processi in atto in Germania, aggiunge il sito di informazione, sono i primi ad essere svolti fuori dalla Siria per reati commessi nel corso del perdurante conflitto siriano. Le indagini sono considerate una occasione per consegnare alla giustizia i funzionari del governo della Siria ritenuti responsabili delle ingiustizie subite dai manifestanti.  

In particolare, il rinominato “processo di Coblenza” si sta svolgendo in virtù del fatto che, nel 2002, la Germania abbia confermato l’esistenza di un principio di giurisdizione universale per i crimini contro l’umanità, consentendo il perseguimento di questi nei suoi tribunali, anche se avvenuti altrove. Nel 2003 è stata istituita un’Unità Speciale per i Crimini di Guerra presso la Polizia Penale Federale tedesca, che inizialmente indagava su sospetti genocidi nella Repubblica Democratica del Congo e nelle guerre jugoslave. Poiché migliaia di rifugiati siriani hanno presentato domanda di asilo in Germania, tra il 2015 e il 2017, l’Unità ha ricevuto oltre 2.800 denunce per crimini presumibilmente commessi sotto il regime di Bashar al-Assad. Secondo gli esperti, il processo potrà durare per due anni. Le vittime, circa 17, testimonieranno il prossimo luglio.   

Finora, sono stati chiamati a rispondere del proprio coinvolgimento un ex agente dell’intelligence siriana, accusato di tortura e sotto processo in Germania per crimini contro l’umanità, Anwar Raslan, e un secondo cittadino siriano, Eyad al-GharibSecondo l’accusa, i prigionieri della struttura venivano appesi per i polsi, subivano elettroshock, venivano picchiati fino a perdere i sensi e sono stati sottoposti a un metodo di tortura chiamato “dulab”, la ruota, in cui le vittime venivano forzate dentro il pneumatico di un tir, per essere storditi.  

Raslan, 57 anni, è accusato di crimini contro l’umanità, stupro, aggressione sessuale aggravata e di 58 omicidi. L’uomo faceva parte del “Branch 251”, un’unità dell’intelligence che gestiva una prigione a Damasco, dove presumibilmente ha supervisionato la tortura di almeno 4.000 persone, come ufficiale in comando, tra il 29 Aprile 2011 e il 7 settembre 2012. Secondo uno degli inquirenti tedeschi, Raslan era a capo dell’Agenzia di intelligence interna della Siria, per la quale aveva lavorato per circa 18 anni, prima di disertare e scappare dalla guerra in Siria alla fine del 2012. L’uomo aveva raggiunto la Germania nel luglio del 2014 grazie a un programma di accoglienza di rifugiati siriani che necessitavano protezione speciale. Lo scorso 18 maggio, Raslan si era dichiarato innocente. 

Al-Gharib, 42 anni, era un funzionario di rango più basso di Raslan, presumibilmente incaricato di radunare i manifestanti, accusato di assistenza alla tortura e all’omicidio di 30 persone. A tale riguardo, Al Jazeera English aggiunge che secondo gli inquirenti, al-Gharib faceva parte dell’unità che arrestava i manifestanti e li trasferiva alla Branch 251, dove poi subivano i maltrattamenti.  

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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