Elezioni in Serbia: confermato il partito di governo

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 13:40 in Balcani Serbia

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Il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha annunciato la vittoria del proprio partito in seguito alle elezioni parlamentari di domenica 21 giugno, minacciate da un tentativo di boicottaggio da parte dell’opposizione, che accusa Vucic di autoritarismo.  

È quanto rivelato, lunedì 22 giugno, da Al Jazeera English, il quale ha altresì specificato che, secondo quanto annunciato dal capo di Stato, il partito di governo, il Partito Progressista della Serbia (SNS), ha ottenuto circa il 63% dei consensi degli elettori, guadagnandosi 189 posti, su un totale di 250, in Parlamento. Commentando il risultato del partito da lui guidato, Vucic ha ringraziato i cittadini per il sostegno dimostrato, sottolineando di aver vinto anche in circoscrizioni nuove rispetto al passato. 

Ciò, rivela il sito di informazione, è stato possibile anche grazie al boicottaggio da parte dell’opposizione, che aveva invitato i propri elettori a non andare a votare, sostenendo che le elezioni non fossero eque né libere. Tuttavia, i dati sull’affluenza non dimostrano il successo della campagna dell’opposizione, dato che il tasso di partecipazione è stato soltanto lievemente inferiore rispetto al normale, di poco inferiore al 50%. 

Al secondo posto, il partito minore di coalizione dell’SNS, il Partito socialista della Serbia (SPS), il quale ha ottenuto 32 posti in Parlamento. A seguire, l’unico partito che ha superato la soglia di sbarramento del 3%, l’Alleanza patriottica della Serbia (SPAS), con circa una decina di posti. Altri 17 seggi sono invece stati assegnati alle rappresentanze delle minoranze etniche.  

Nel corso della campagna elettorale, Vucic aveva chiesto ai suoi sostenitori di accorrere in molti alle urne, al fine di riuscire a ottenere una maggioranza solidautile per portare avanti la linea di governo nel processo di negoziato con il Kosovo. Forte del successo ottenuto, Vucic incontrerà nel corso della giornata l’inviato speciale dell’UE per la normalizzazione dei rapporti tra Pristina e Belgrado, Miroslav Lajcak, mentre successivamente si recherà a Mosca per discutere con i leader russi. Inoltre, per il prossimo 27 giugno, è previsto in agenda un vertice a Washington, dove il capo di Stato serbo parteciperà a un incontro con i leader del Kosovo, mediato dagli Stati Uniti. 

La data delle elezioni parlamentari in Serbia era stata comunicata da Vucic lo scorso 5 maggio, quando il Paese era teatro di tensioni interne, scoppiate in seguito al rinvio della competizione elettorale a causa del coronavirus.  

Da un lato, vi erano le proteste organizzate da Ne da(vi)mo Beograd, il quale aveva invitato i cittadini a manifestare per la prima volta il 26 aprile, data in cui erano inizialmente previste le elezioni parlamentari. Le manifestazioni, che a partire da tale data si erano svolte ogni sera dai balconi e dalle finestre delle abitazioni dei partecipanti, erano state indette contro “il furto del Paese dai suoi cittadini, contro la distruzione delle istituzioni e la centralizzazione del potere nelle mani di una élite criminale”. L’iniziativa aveva ricevuto il supporto della maggior parte dei partiti dell’opposizione.  

Dall’altro lato, però, il Paese era stato teatro anche di controproteste, portate avanti da ignoti che illuminavano i tetti dei palazzi con fiaccole e fuochi d’artificio, a sostegno del partito di governo. Da parte sua, il presidente aveva smentito di essere direttamente coinvolto nell’organizzazione di tali manifestazioni.    

Alcuni media locali avevano reso noto che gli ignoti delle contro-proteste erano in realtà ultras delle squadre di calcio, che accendevano fiaccole e fuochi d’artificio, ogni sera alle 20:30, urlando cori contro i leader dell’opposizione. Le controproteste avevano attirato l’attenzione di molti, anche perché nessuno è stato denunciato per gli atti vandalici commessi. In aggiunta, nonostante la smentita di Vucic, il gruppo organizzatore delle proteste che dal 26 aprile si sono verificate dai balconi della Serbia, Ne da(vi)mo Beograd, aveva accusato il governo di aver ingaggiato degli ultras per organizzare dai tetti dei palazzi la propria contro-protesta nei confronti dei cittadini. Ciò, aveva sottolineato il gruppo, giungeva come conferma della debolezza e della paura del governo.    

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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