Algeria: visita a sopresa di Sarraj, in primo piano il futuro della Libia

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 18:13 in Algeria Libia

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Il primo ministro libico del Governo di Accordo Nazionale (GNA), Fayez al-Sarraj, ha concluso, domenica 21 giugno, una visita a sorpresa nella vicina Algeria, dove ha incontrato il presidente, Abdelmajid Tebboune, e la sua delegazione. Obiettivo principale della visita è stato quello di discutere gli ultimi sviluppi della crisi libica e delineare il futuro delle relazioni tra i due Paesi. Prima di Sarraj, anche il portavoce della Camera dei rappresentanti di Tobruk, Aguila Saleh, si era recato ad Algeri per lo stesso scopo.

Secondo la rivista The Arab Weekly, i media libici hanno commentato la notizia dellincontro sottolineando che l’Algeria sta cercando di giocare le sue ultime carte per risolvere, con mezzi diplomatici, un dossier che è più vicino all’essere sistemato militarmente piuttosto che politicamente, soprattutto alla luce delle ultime dichiarazioni rilasciate dal presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi. Questultimo ha sollevato, sabato 20 giugno, la minaccia di un intervento militare diretto in Libia al fine di contrastare lavanzata turca nel Paese nordafricano.

Ad Algeri, Sarraj e Tebboune hanno discusso lidea, lanciata dall’Algeria, di un dialogo intra-libico sul suo territorio per risolvere la crisi. Sarraj è stato accolto all’aeroporto internazionale di Algeri dal primo ministro Abdelaziz Djerad e dai ministri degli Esteri e dellInterno, Sabri Bogadoum e Kamal Beljoud. Successivamente è stato ricevuto dal presidente Tebboune nel palazzo presidenziale.

La presidenza algerina ha affermato che “la visita di Sarraj rientra nel quadro degli sforzi compiuti dall’Algeria per trovare una soluzione pacifica al conflitto”. La dichiarazione sottolinea poi che qualsiasi decisione sulla Libia deve rispettare il volere del popolo libico, la sovranità e lunità del territorio, nonché il rifiuto di qualsiasi intervento militare esterno.

L’Algeria ha dichiarato in più di un’occasione che i suoi sforzi a favore della pace devono essere considerati come il culmine del percorso intrapreso dalla comunità internazionale e che il Paese è determinato a rimanere neutrale, imparziale e giusto. A questo proposito, Tebboune ha invitato tutte le parti a “fermare i combattimenti e lo spargimento di sangue perché alla fine ci saranno comunque ai negoziati. Quindi perché non risparmiare tempo e iniziare a dialogare, ha suggerito il presidente algerino, aggiungendo che alla fine il sangue che viene versato è sangue libico e non quello delle parti che combattono una guerra per procura”. Tebboune ha paragonato quello che sta attualmente accadendo in Libia a quello che è successo in Siria e non ha escluso che, se la crisi peggiorerà, potrebbe verificarsi uno scenario simile a quello della Somalia.

Infine, il presidente algerino ha ammesso che ci sono partiti che vogliono trascinarci nel conflitto, ma ribadisco che non abbiamo ambizioni espansionistiche o economiche in Libia. Siamo addolorati da ciò che sta accadendo in questo Paese fraterno. La comunità internazionale riconosce che l’Algeria è in grado di porre fine alla guerra e tutti i partiti, le tribù e i funzionari libici si fidano allo stesso modo dell’Algeria”, ha concluso Tebboune.

L’Algeria, che condivide con la Libia una frontiera lunga circa 1000 chilometri, ha compiuto importanti sforzi diplomatici con diversi alleati, sia regionali sia internazionali, per raccogliere il sostegno su uniniziativa che favorisca un nuovo dialogo tra le parti e si focalizzi su un percorso unico, senza sollecitazioni di Paesi esterni che possiedono esclusivamente interessi economici e commerciali sul Nord Africa. In particolare, il governo di Algeri teme che qualsiasi minaccia militare in Libia possa esporre lAlgeria, e tutta la regione in generale, a scenari distruttivi, dove la presenza di forze straniere attive sul territorio si accompagna a quella dei gruppi jihadisti, che beneficiano molto dell’insicurezza nellarea.

Lo scoppio delle tensioni in Libia è da far risalire al 15 febbraio 2011, data di inizio della rivoluzione e della guerra civile che, nonostante la caduta del dittatore Muammar Gheddafi, avvenuta nell’ottobre dello stesso anno, non hanno portato alla transizione democratica auspicata. Gli schieramenti principali che si affrontano sono il governo di Tripoli e quello di Tobruk. Il primo è nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015 ed è guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj. Si tratta dell’unico esecutivo legittimo riconosciuto dalle Nazioni Unite e riceve il sostegno di Italia, Qatar e Turchia. Il secondo è legato al generale Haftar e tra i suoi principali sostenitori vi sono Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia.

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Chiara Gentili

di Redazione

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