Algeria: condannata a 1 anno di carcere un’attivista di spicco del movimento Hirak

Pubblicato il 22 giugno 2020 alle 12:10 in Africa Algeria

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Un tribunale algerino ha condannato l’attivista Amira Bouraoui a 1 anno di carcere, il 21 giugno, in un clima di crescente repressione politica. “Questa condanna è ingiusta, non ci sono prove. Stiamo per fare appello”, ha commentato il suo avvocato, Mustapha Bouchachi.

Bouraoui, una ginecologa di 44 anni, è un’attivista di spicco del movimento di protesta Hirak, arrestata sotto l’imputazione di sei capi d’accusa, tra cui “insultare l’Islam”, “insultare il presidente”, Abdelmadjid Tebboune, e “incitamento a violare il blocco” durante la pandemia di coronavirus. L’attivista è stata altresì accusata di incitare proteste illegali, pubblicare “notizie false” che potrebbero minare la sicurezza o l’ordine pubblico e commenti che minacciano l’unità nazionale. Nello specifico, Bouraoui è stata presa in custodia dopo essere stata arrestata a casa sua, il 17 giugno. Ex-attivista del movimento Barakat o “Basta!”, è divenuta una delle principali figure di spicco delle proteste algerine quando nel 2014 si è opposta alla candidatura di Bouteflika per il quarto mandato.

Per tali reati, i procuratori avevano chiesto 18 mesi di reclusione. Tuttavia, secondo Bouchachi “questo tipo di cause, che vanno avanti da mesi, non calmeranno la situazione politica”. “Non è il modo migliore per aprirsi alla società, agli attivisti e a questa rivoluzione pacifica”, ha inoltre aggiunto l’avvocato riferendosi al movimento Hirak.

La prima manifestazione del movimento Hirak risale al 16 febbraio 2019, quando nella città di Kherrata, nel Nord-Est dell’Algeria, i cittadini sono scesi in piazza per esprimere il proprio malcontento nei confronti dell’allora presidente Abdelaziz Bouteflika. Tale evento ha poi spianato la strada a proteste simili in altre città algerine, che hanno infine portato il movimento Hirak a cristallizzarsi come fenomeno a livello nazionale, il 22 febbraio 2019. In un primo momento, i manifestanti hanno chiesto pacificamente l’avvio di riforme politiche strutturali. Tuttavia, la situazione si è acuita quando Bouteflika ha annunciato di voler correre per il quinto mandato consecutivo. A quel punto, l’esercito è intervenuto per fare pressione sull’ex-presidente, al fine di esortare le sue dimissioni, rassegnateil 2 aprile 2019. Ciò nonostante, la caduta di Bouteflika non ha segnato la fine dell’impasse politico algerino. Stando alla Costituzione del Paese, l’allora presidente del Consiglio della nazione, Abdelkader Bensalah, è stato nominato Capo di Stato ad-interim, con lo scopo di guidare il Paese verso nuove elezioni democratiche. Programmate in un primo momento il 18 aprile, e successivamente rinviate al 4 luglio 2019, le elezioni presidenziali sono state ulteriormente posticipate a causa della mancanza di candidati validi, tra le numerose proteste dei cittadini, che chiedevano la destituzione della “vecchia guardia” e del sistema politico corrotto. 

Le votazioni del 12 dicembre 2019 hanno visto la vittoria dell’ex-primo ministro, Abdelmadjid Tebboune, con il 58.15% delle preferenze, malgrado la bassa affluenza alle urne, ferma al 40%. Tuttavia, sebbene l’elezione di Tebboune abbia messo fine a un vacuum istituzionale, sono ancora numerose le sfide in ambito politico ed economico che il presidente algerino deve affrontare. La prima riguarda la diminuzione delle riserve estere del Paese, scese a 35 miliardi di dollari in seguito al crollo dei prezzi del petrolio nel mercato globale. In tal senso, le riforme da implementare dovranno porre fine alla dipendenza dell’economia algerina dal petrolio, attraverso un nuovo paradigma di crescita che dia più potere al settore privato e rimodelli il contratto sociale. La seconda, fortemente auspicata dal movimento Hirak, riguarda riforme politiche strutturali, tenendo conto di autentici principi democratici, quali elezioni libere ed eque, partiti politici realmente indipendenti e libertà di espressione.

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Mariela Langone

di Redazione

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