Yemen: STC prende il controllo dell’isola di Socotra

Pubblicato il 21 giugno 2020 alle 18:26 in Medio Oriente Yemen

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I separatisti del Consiglio di transizione meridionale (STC) si sono impadroniti dell’isola yemenita di Socotra, situata nell’Oceano Indiano, vicino al Golfo di Aden,  destituendo il suo governatore, Ramzi Mahroos,  e cacciando le forze del governo yemenita del presidente, Rabbo Mansour Hadi, il cui esecutivo ha condannato gli eventi, definendoli un colpo di Stato. Il governatore dell’isola invece ha accusato l’Arabia Saudita, che sostiene il governo di Hadi, e gli Emirati Arabi Uniti (UAE), che appoggiano invece il STC, di aver ignorato la situazione e ha aggiunto che le proprie forze armate avrebbero combattuto per riconquistare il territorio.

Il 20 giugno, i separatisti hanno annunciato di aver preso il controllo sulle strutture governative e sulle basi militari del governatorato di Socotra, a due giorni di distanza dal ritiro delle forze dell’Arabia Saudita dall’isola che avevano consegnato le proprie basi militari collocate nel capoluogo Hadibu agli UAE. Riad starebbe cercando di evitare lo sviluppo di un ulteriore fronte nella guerra yemenita ma, al contempo, l’isola rappresenterebbe un punto strategico conteso con Abu Dhabi. Quest’ultima, durante lo scorso anno aveva annunciato il proprio ritiro dal conflitto in Yemen ma aveva eretto una propria base militare proprio a nell’isola, dove aveva altresì incrementato la propria influenza garantendo, ad esempio, la cittadinanza emiratina a molti suoi residenti e offrendo impieghi ad altri. Secondo alcuni esperti, per gli UAE il controllo di Socotra rafforzerebbe la propria presenza militare e commerciale nell’Oceano Indiano, aumentando il proprio prestigio. Per l’Arabia Saudita, invece, ridurre il ruolo emiratino a Socotra le consentirebbe di assumere un maggiore peso sia all’interno della coalizione internazionale sia nella regione del Golfo.

Il governatorato di Socotra era stato teatro di prime tensioni tra le forze separatiste e l’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione internazionale a guida saudita, il primo maggio scorso, ma gli scontri sembravano essersi risolti grazie ad un accordo tra le parti. Tuttavia, il successivo 7 maggio, le forze del Regno saudita in loco si erano già allontanate da Hadibu e alcune fonti locali avevano riferito di un perdurante clima di tensione nel capoluogo tra le forze governative e quelle separatiste.

 Lo scorso 26 aprile, il STC aveva annunciato l’istituzione di un’amministrazione autonoma nelle regioni sotto il proprio controllo nel Sud del Paese e aveva indetto lo stato d’emergenza nella città di Aden, capitale provvisoria dello Yemen, e in alcuni governatorati meridionali, dichiarando i fatti una mossa necessaria, data la totale incapacità della leadership di Hadi di fornire servizi basilari alla popolazione, deteriorando così la situazione umanitaria nel Sud del Paese. Il STC vorrebbe separarsi dal resto del Paese e “ripristinare lo Stato meridionale”, con riferimento all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. 

Tuttavia, con le azioni del 26 aprile il STC aveva messo in discussione gli Accordi di Riad, stipulati lo scorso 5 novembre 2019 con il governo di Hadi. Secondo tale intesa, i separatisti e le regioni a Sud avrebbero dovuto unirsi ad un nuovo esecutivo nazionale guidato da Hadi, mettendo le proprie forze armate a servizio di tale governo e ponendo fine ai combattimenti tra le due fazioni che avevano interessato lo Yemen meridionale dal 7 agosto 2019, quando violenti scontri avevano avuto inizio proprio nella città di Aden per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali.

Nel contesto generale della guerra civile yemenita, il governo riconosciuto a livello internazionale di Hadi e il STC sono alleati. Nel marzo 2015, i separatisti si sono uniti alla coalizione a guida saudita per combattere i ribelli sciiti Houti ma, se da un lato il SCT e il governo hanno unito le forze per combattere i militanti, dall’altro, non concordano sulle politiche riguardanti il futuro del Paese e per questo i secessionisti chiedono l’indipendenza.

In Yemen è in corso una guerra civile dal 19 marzo 2015, quando i ribelli sciiti Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo sulle regioni meridionali del Paese. Il 21 settembre 2014, sostenuti dal precedente regime del defunto presidente Ali Abdullah Saleh, gli Houthi avevano effettuato un colpo di Stato che aveva consentito loro di prendere il controllo delle istituzioni statali nella capitale Sana’a. Il presidente del governo legittimo riconosciuto dalla comunità internazionale, Hadi, era fuggito, recandosi dapprima ad Aden e poi in Arabia Saudita. Quest’ultima ha guidato una coalizione a suo sostegno che è intervenuta nel conflitto il 26 marzo 2015 e che comprende l’Arabia Saudita, gli UAE, il Sudan, il Bahrain, il Kuwait, il Qatar, l’Egitto, il Marocco, la Giordania e il Senegal. I ribelli sciiti Houthi sono sostenuti, invece, dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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