Libia: l’Egitto “suona i tamburi di guerra”

Pubblicato il 21 giugno 2020 alle 12:37 in Egitto Libia

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Un membro dell’Alto Consiglio di Stato del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Abdurrahman Shater, ha affermato che il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, avendo minacciato una possibile azione militare il Libia, abbia “suonato i tamburi di guerra”, il 21 giugno. Oltre a questo, Shater ha dichiarato che Il Cairo ha perpetrato interferenze negli affari interni libici per oltre quattro anni, mettendo a rischio la sicurezza e la democrazia del Paese, nonostante abbia sempre negato la sua partecipazione al conflitto.

Nella giornata precedente, durante una visita alla base aerea egiziana di Matrouh, situata lungo i 1.200 km del confine occidentale con la Libia, Al-Sisi ha ordinato all’aviazione del proprio esercito di tenersi pronta a condurre qualsiasi tipo di missione interna o esterna al Paese, per proteggere la sicurezza nazionale egiziana. Durante un discorso successivo alla visita, Al-Sisi, che è alleato dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) del governo di Tobruk, ha avvertito il suo rivale, il GNA, di non oltrepassare la “linea rossa” rappresentata dalla città di Sirte e dalla base aerea di al-Jufra, attualmente sotto il controllo delle forze del LNA, guidate dal generale Khalifa Haftar. Al-Sisi ha poi aggiunto che ogni intervento diretto dell’esercito egiziano in Libia sarebbe da considerarsi legittimo a livello internazionale, sia sulla base del principio di autodifesa, sia in sostegno della Camera dei Rappresentanti del governo di Tobruk, con a capo Aguila Saleh, definita “l’unica autorità legittimamente eletta della Libia”.

In seguito alle dichiarazioni di Al-Sisi, il Ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha espresso il proprio appoggio alle azioni che l’Egitto potrebbe intraprendere per preservare la propria stabilità. Parallelamente, anche il Ministero degli Esteri dell’Arabia Saudita ha dichiarato il supporto di Riad all’Egitto nella protezione dei propri confini e del proprio popolo. Nello scenario del conflitto libico le parti in lotta, ossia GNA e LNA, sono sostenute da un complesso intreccio di alleanze. Da un lato, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia, Giordania e Francia sostengono le forze del governo di Tobruk, dall’altro la Turchia, l’Italia e il Qatar hanno riconosciuto ufficialmente il GNA di Tripoli, così come ha fatto l’Onu stessa.

Nelle ultime settimane, soprattutto grazie all’appoggio militare della Turchia, il GNA ha riscosso importanti successi e messo in difficoltà le forze nemiche, cambiando gli equilibri del conflitto.  Al momento, l’esercito di Tripoli sta combattendo per conquistare Sirte dalla quale spera poi di poter portare avanti la liberazione dei territori a Est e a Sud del Paese, ricchi di risorse energetiche e, al momento, sotto il controllo del LNA.  

Lo scorso 6 giugno, in seguito ad un incontro con i rappresentanti del governo di Tobruk, Al-Sisi aveva proposto l’Iniziativa del Cairo per l’avvio di un cessate il fuoco e, sempre in tale occasione, Haftar si era detto pronto a negoziare la fine del conflitto libico con il GNA, guidato dal presidente e premier Fayez Al-Sarraj. Tali proposte sono state però respinte sia da Tripoli, sia da Ankara che ritengono si sia trattato di un tentativo di limitare le recenti e ingenti perdite del LNA, a sostegno del quale l’Egitto, così come gli UAE, avevano disposto ingenti risorse. Il 20 giugno, il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, ha poi affermato che requisito necessario per raggiungere un cessate il fuoco durevole in Libia sarà il ritiro da Sirte e da al-Jufra del LNA, ossia dalla “linea rossa” indicata da Al-Sisi per il suo intervento militare in Libia.

Dal gennaio 2020, la Turchia ha dispiegato in Libia ingenti e decisivi mezzi militari per sostenere, inizialmente, la resistenza di Tripoli contro l’assedio delle forze di Haftar iniziato il 4 aprile 2019 e respinto definitivamente il 4 giugno dell’anno successivo. Secondo quanto pattuito con il GNA, in cambio del suo aiuto, alla Turchia saranno concessi da Tripoli ampi diritti nel Mediterraneo orientale e vantaggi economici in Libia. L’Egitto e la Tunisia dipendono da quest’ultima per quanto riguarda i settori dell’impiego e del commercio di confine e, per tanto, vedono nel consolidarsi della presenza turca in Libia una minaccia. A loro detta, Ankara potrebbe imporre un monopolio sugli affari e sulle opportunità lavorative sul suolo libico, causando loro molte difficoltà. 

In Libia, è in atto una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Al momento, nella guerra civile libica, si combattono il governo di Tripoli, o GNA, e il governo di Tobruk, del LNA. Il primo è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, che sono poi scaduti il 17 dicembre 2017.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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