Balcani: vendite di armi fuori controllo

Pubblicato il 21 giugno 2020 alle 6:00 in Balcani Europa

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Secondo un report pubblicato dall’Istituto per la Sicurezza e l’Antiterrorismo, le esportazioni di armi dagli Stati della regione balcanica sono fuori controllo. È quanto rivelato, giovedì 18 giugno, dal Cyprus Mail, il quale ha intervistato il direttore dell’Istituto che ha pubblicato la ricerca, Thomas Charles.  

Nello specifico, dallo studio condotto dall’Istituto per la Sicurezza e l’Antiterrorismo, gli Stati della regione balcanica hanno registrato un improvviso aumento delle esportazioni delle loro armi. Già nel 2015, in seguito all’attentato contro gli uffici di Charlie Hebdo, a Parigi, compiuto il 7 gennaio, era emerso che le armi usate dai terroristi erano due fucili d’assalto Zastava M70, di produzione iugoslava. Successivamente, lanciatori anti-carro di manifattura dell’ex Iugoslavia erano stati trovati in Siria, nelle mani dei gruppi ribelli, mentre armi bulgare erano state rinvenute in Libia, sia tra le forze dell’ONU che del Governo di Accordo Nazionale (GNA), dopo essere state vendute alla Turchia. 

A tale riguardo, Charles ha dichiarato che spesso le armi prodotte nei Balcani vengono trovate in mano ad attori non-statali di vario genere, incluse milizie salafiste e organizzazioni terroristiche. La vendita di tali armi, ha sottolineato il direttore dell’Istituto, porta guadagno e vantaggi politici agli Stati impoveriti della regione balcanica, ma anche agli ufficiali accusati di corruzione e alle varie organizzazioni criminali presenti nei Paesi. In aggiunta, secondo Charles, vendendo tali armi viene compromessa la credibilità della politica estera e di sicurezza dell’UE, dato che fornendo le dotazioni belliche, gli Stati balcanici contribuiscono al deterioramento della pace e della sicurezza del Medio Oriente, oltre ad accentuare le crisi umanitarie già in atto. 

La maggior parte delle armi che vengono esportate dalla regione balcanica, ha aggiunto il direttore dell’Istituto, provengono da riserve, presenti nel mercato nero, di armi risalenti alle guerre in Iugoslavia. Altre, invece, direttamente dalle armerie delle Forze Armate, i cui ufficiali vendono le proprie armi dopo essere stati corrotti. In aggiunta, ha rivelato Charles, la regione è caratterizzata da un serio problema: il dirottamento delle esportazioni lecite verso altri Stati per fornire le armi alle organizzazioni terroristiche e ai loro affiliati presenti in Siria, Libia e Iraq. 

Un esempio, ha spiegato il direttore dell’Istituto, viene dalla Croazia. I fucili di assalto VHS-1 e VHS-2 sono motivo di orgoglio dell’industria bellica croata e semplici da riconoscere, dato il design particolare. Data la popolarità di queste armi, i media croati non hanno avuto alcuna difficoltà nel riconoscere tali fucili nelle foto dei militanti di Hezbollah in Siria. Charles ha rivelato che non è chiaro ancora come i fucili croati siano finiti nelle mani di Hezbollah, ma ha riferito che secondo ufficiali della Croazia, nella vicenda sono coinvolti alcuni funzionari iracheni corrotti, dato che Zagabria ha venduto circa 50.000 VHS-1 e VHS-2 alla polizia e alle Forze speciali dell’Iraq. 

Su tale questione, ha aggiunto il direttore dell’Istituto, l’Unione Europea può fare ben poco, dato che non ha potere sulle esportazioni di armi degli Stati membri, i quali hanno autonomia nel concedere le licenze e autorizzare le vendite. In tale contesto, le politiche in materia di esportazione di armi possono risultare diverse tra uno Stato e un altro. 

Ad esempio, ha sottolineato Charles, dopo l’uccisione del giornalista saudita, Jamal Khashoggi, la Germania è stata sottoposta a pressioni da parte di attivisti e politici per imporre il divieto delle esportazioni di armi verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, ma al tempo stesso Stati come la Francia, il Regno Unito e l’Italia hanno a loro volta esercitato pressioni su Berlino affinché rimuovesse l’embargo sulle componenti fabbricate in Germania delle armi vendute da consorzi bellici pan-europei, come Tornado, i caccia Typhoon e gli Airbus A330 MRTT.9. 

Alla luce di ciò, lo studio pubblicato dall’Istituto suggerisce alla Commissione europea, essendo questa in fase di preparazione di una politica di Difesa, di dedicare una sezione specifica al commercio e alla vendita di armi, al fine di evitare che queste finiscano nelle mani sbagliate. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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