La presenza turca in Libia preoccupa l’Egitto

Pubblicato il 20 giugno 2020 alle 18:30 in Egitto Libia Turchia

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Il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, ha ordinato all’aviazione del proprio esercito di tenersi pronta a condurre qualsiasi tipo di missione interna o esterna al Paese, per proteggere la propria sicurezza nazionale e ha ribadito di disporre di una tra le forze armate più potenti della regione. Tale annuncio è avvenuto nella giornata di sabato 20 giugno, durante una visita ad una base aerea egiziana nei pressi del confine con la Libia, dove il consolidarsi della presenza turca ha preoccupato Il Cairo.

Nella stessa giornata, Al-Sisi ha poi richiesto un incontro d’emergenza da tenere in videoconferenza tra i ministri degli Esteri dei Paesi membri della Lega Araba, un’organizzazione composta da Stati del Nord-Africa e della penisola araba, per discutere degli ultimi sviluppi in Libia. Tuttavia, il ministro degli Esteri del Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, Mohamed Taher Siala, ha respinto la proposta del presidente egiziano, sostenendo che il proprio governo non è stato consultato per organizzare l’incontro che avrebbe per tema il suo stesso Paese e che un meeting telematico non basterebbe per affrontare la questione.

Lo scorso 6 giugno, in seguito ad un incontro con i rappresentanti del governo di Tobruk suo alleato, lo stesso Al-Sisi  aveva proposto l’Iniziativa del Cairo per l’avvio di un cessate il fuoco dal successivo 8 giugno, la ripresa dei negoziati tra le parti in guerra in Libia e l’espulsione di tutti i combattenti stranieri dal suo territorio. Alla sua voce, si era aggiunta quella del generale dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, che, nella stessa occasione, si era detto pronto a negoziare la fine del conflitto libico con le forze del GNA di Tripoli, guidato dal presidente e premier Fayez Al-Sarraj.

Tale iniziativa non era stata accolta né dal GNA e né dal suo maggior alleato, la Turchia, che la hanno ritenuta un tentativo di limitare le recenti e ingenti perdite del LNA, a sostegno del quale l’Egitto per primo aveva disposto ingenti risorse. Il 20 giugno, il portavoce della presidenza turca, Ibrahim Kalin, ha ribadito la posizione del proprio Paese, aggiungendo che per raggiungere un cessate il fuoco durevole sarà necessario che le forze del LNA si ritirino dalla città di Sirte e dalla base aerea di al-Jufra. Tuttavia, questa opzione non sembra essere stata considerata, visto il recente avvistamento di aerei militari russi, alleati di Haftar, proprio ad al-Jufra, il 18 giugno.

Nello scenario del conflitto libico le parti in lotta sono sostenute da un complesso intreccio di alleanze. Da un lato, Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Russia, Giordania e Francia sostengono le forze di Haftar, dall’altro la Turchia, l’Italia e il Qatar hanno riconosciuto ufficialmente il GNA, così come l’Onu stessa. Nelle ultime settimane, soprattutto grazie all’appoggio militare turco, il GNA ha riscosso importanti successi e messo in difficoltà le forze di Haftar, cambiando gli equilibri del conflitto.  Al momento, le forze di Tripoli stanno combattendo per conquistare la città costiera di Sirte dalla quale sperano poi di poter portare avanti la liberazione dei territori a Est e a Sud, ricchi di risorse energetiche e, al momento, sotto il controllo del LNA.

Dal gennaio 2020, la Turchia ha dispiegato in Libia ingenti e decisivi mezzi militari per sostenere, inizialmente, la resistenza di Tripoli contro l’assedio delle forze di Haftar iniziato il 4 aprile 2019 e respinto definitivamente il 4 giugno dell’anno successivo. Secondo quanto pattuito con il GNA, in cambio del suo aiuto, alla Turchia saranno concessi da Tripoli ampi diritti nel Mediterraneo orientale e vantaggi economici in Libia.

Stando alla testata The Arab Weekly, la Turchia vorrebbe una pronta stabilizzazione della Libia proprio per godere dei vantaggi che le spetterebbero. Lo scorso 17 giugno, una delegazione turca ha condotto una visita di alto livello, guidata dal ministro degli Esteri, Mevlut Cavusoglu, a Tripoli in cui, oltre alla fine del conflitto, sono stati discussi temi come quello energetico, edilizio, bancario e la possibilità di istituire due basi militari turche nel Paese. In particolare, le parti hanno parlato dei pagamenti che molte aziende turche dovrebbero ricevere da Tripoli per opere edilizie ed energetiche passate e, rispetto al futuro, hanno valutato come la Turchia potrebbe essere d’aiuto per operazioni di esplorazione energetica su qualsiasi tipo di progetto, affinché le risorse raggiungano il mercato globale. Inoltre, essendo molte zone della Libia completamente distrutte, più aziende turche si sono dette disponibili ad iniziare opere infrastrutturali sin da subito.

Secondo quanto rivelato da una fonte vicina agli ambienti di governo e riportato dal The Arab Weekly, gli arretrati dei contratti turchi in Libia ammonterebbero a circa 16 miliardi di dollari, di cui tra i 400 e i 500 milioni riguarderebbero progetti ancora da iniziare. La fonte ha poi aggiunto che l’azienda energetica turca Karadeniz, in particolare, potrebbe alleviare le carenze energetiche in Libia da remoto grazie all’impiego delle proprie navi. Un’altra fonte ha poi rivelato che consulenti turchi sarebbero stati inviati a Tripoli per parlare della ricostruzione del distrutto sistema bancario libico.

Mosca e Ankara  avrebbero dovuto incontrarsi lo scorso 14 giugno per parlare della risoluzione del conflitto libico ma apparenti divergenze sulle modalità di tale operazione avrebbero costretto le parti a posticipare l’incontro. Oltre alla Russia, anche alcuni Paesi della regione nordafricana non vedono di buon occhio l’entrata della Turchia in tale area, soprattutto l’Egitto e la Tunisia. Queste ultime dipendono dal Paese confinante per quanto riguarda i settori dell’impiego e del commercio di confine e i loro governi hanno affermato che la Turchia potrebbe imporre un monopolio sugli affari e sulle opportunità lavorative in Libia, causando loro difficoltà.

In Libia è in atto una lunga guerra civile iniziata il 15 febbraio 2011 a cui ha fatto seguito, nell’ottobre dello stesso anno, la caduta del regime dittatoriale di Muammar Gheddafi. Da tale evento in poi, il Paese non è mai riuscito a realizzare una transizione democratica. Al momento, nella guerra civile libica, si combattono il governo di Tripoli, o GNA, e il governo di Tobruk, del LNA. Il primo è nato il 17 dicembre 2015 con gli accordi di Skhirat, che sono poi scaduti il 17 dicembre 2017.

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Camilla Canestri, interprete di cinese e inglese

di Redazione

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