Algeria: proposto emendamento per schierare l’esercito all’estero

Pubblicato il 20 giugno 2020 alle 7:05 in Africa Algeria

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Il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, ha sollecitato un cambiamento costituzionale che consentirebbe al Paese di schierare il suo esercito all’estero, segnalando un possibile cambio di rotta rispetto alla dottrina che proibisce gli interventi al di fuori dei confini nazionali. La proposta del governo ha suscitato notevoli preoccupazioni soprattutto tra gli esponenti del movimento pro-democrazia, preoccupati della fine di una tradizionale politica di non intervento e del possibile coinvolgimento in conflitti stranieri. La decisione potrebbe fare dellAlgeria un gigante militare nella regione del Maghreb.

LEsercito Nazionale del Popolo algerino (ANP) possiede oltre 467.000 uomini, di cui 130.000 sono truppe attive, 187.200 paramilitari e 150.000 riservisti. Questi i dati pubblicati dall’Istituto Internazionale di Studi Strategici di Londra, il quale ha specificato che la spesa per la Difesa è stata di 9,6 miliardi di dollari nel 2018, pari a circa il 5,3% del prodotto interno lordo.

La riforma riguarda anche la posizione dellAlgeria rispetto alla guerra civile in Libia, con la quale il Paese condivide un confine di quasi 1.000 chilometri. Mohamed Laagab, un funzionario della presidenza di Algeri, ha evidenziato la “preoccupante presenza di gruppi terroristici, eserciti stranieri e mercenari nei Paesi vicini”. “La difesa e la conservazione della stabilità e della sicurezza del Paese e della sua sovranità possono talvolta essere intraprese al di fuori dei suoi confini”, ha aggiunto Laagab. Le turbolenze e l’instabilità minacciano anche la frontiera meridionale dell’Algeria, in prossimità del Niger e del Mali.

Il progetto di emendamento costituzionale è stato pubblicato a inizio maggio, alcune settimane prima che il militante algerino, Abdelmalek Droukdel, leader di Al Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM), venisse ucciso dalle truppe francesi nel Nord del Mali, il 5 giugno scorso. Commentando l’uccisione, Algeri ha dichiarato che la lotta contro il terrorismo è responsabilità di tutta la comunità internazionale.

L’emendamento conferirebbe a Tebboune, che è anche ministro della Difesa e comandante supremo delle forze armate, il diritto di inviare le sue truppe in missioni di mantenimento della pace, a condizione che la decisione venga approvata da una maggioranza parlamentare di due terzi. In base alla modifica costituzionale, lAlgeria potrebbe, “nel quadro delle Nazioni Unite, dell’Unione Africana e della Lega Araba, e nel pieno rispetto dei loro principi e dei loro obiettivi, partecipare alle operazioni per ripristinare e mantenere la pace”. “L’opzione spetta al giudizio del capo dello Stato”, ha affermato Ahmed Laraba, presidente del comitato di esperti incaricato della proposta. L’emendamento, per entrare in vigore, dovrà prima essere sottoposto al Parlamento e poi a un referendum.

Secondo la sua attuale costituzione, l’Algeria “si astiene dal ricorrere alla guerra per danneggiare la legittima sovranità e la libertà di altri popoli” e si oppone alle interferenze negli affari di altri Paesi. L’esercito algerino non ha più partecipato ad alcun conflitto esterno dopo la Guerra dei Sei Giorni (1967) e la Guerra dello Yom Kippur (1973) contro Israele. Alcuni analisti temono che cambiare la dottrina esponga il Paese a pericoli nuovi e indesiderati. “L’invio di truppe militari all’estero rischia di esporre i nostri soldati e l’intero Paese al pericolo”, ha avvertito Reda Deghbar, che insegna diritto internazionale all’Università Blida 2, a Sud della capitale. “Non vogliamo un cambiamento nella dottrina perché, fino ad ora, ci ha messo al sicuro da ogni interferenza straniera”, ha aggiunto.

La rivista dell’esercito, El Djeichin, ha sostenuto, in suo editoriale, che l’emendamento costituzionale proposto è “in piena conformità con la politica estera nazionale” e ha accusato i detrattori di “tentare di rimuovere il dibattito dal contesto reale e di scegliere deliberatamente di diffondere disinformazione e idee distorte”.

Smail Maaref, esperta di questioni strategiche, ha dichiarato, sulla scia di Deghbar, che l’iniziativa “rischia di mettere a repentaglio la sovranità dell’Algeria perché potrebbe fornire alle forze straniere l’opportunità di interferire negli affari interni del Paese”.

Laraba, che dirige la commissione che si occupa dell’emendamento, ha respinto tali preoccupazioni. Ha affermato che le missioni di mantenimento della pace non possono essere considerate una forma di intervento e ha osservato che non è stato contemplato il coinvolgimento in scontri o luso di armi pesanti. “Questi emendamenti non mettono in discussione i principi fondamentali attorno ai quali è organizzata la politica estera dell’Algeria: sovranità, non intervento e non interferenza”, ha affermato, concludendo: Non si tratta in alcun modo una nuova dottrina militare.”

Per i leader algerini, la Libia rappresenta un’opportunità per guadagnare legittimità internazionale dopo la caduta dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika e del vecchio regime. Tebboune, dal canto suo, sta provando ad utilizzare il conflitto per rafforzare la sua posizione e il suo ruolo istituzionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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