Afghanistan: gli USA completano la prima fase del ritiro

Pubblicato il 20 giugno 2020 alle 6:30 in Afghanistan USA e Canada

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Un alto generale degli Stati Uniti ha reso noto che gli Stati Uniti hanno ridotto il numero di soldati in Afghanistan a 8.600, come previsto dalla prima fase del ritiro previsto nell’accordo tra USA e talebani. 

Commentando tale risultato, i funzionari statunitensi hanno sottolineato che un completo ritiro delle truppe dipenderà dalle condizioni sul campo. “Quello che vorrei dire ora è che abbiamo rispettato la nostra parte dell’accordo”, ha dichiarato il generale, Kenneth McKenzie, capo del Comando Centrale degli Stati Uniti, intervenendo a una tavola rotonda, il 18 giugno. Questo, tuttavia, non ha fornito indicazioni su quando, o con quale ritmo, le forze USA sarebbero state ulteriormente ridotte. 

L’accordo USA-talebani prevede il completo ritiro delle forze armate statunitensi dall’Afghanistan entro maggio del 2021, se i talebani soddisferanno le condizioni dell’accordo. Gli Stati Uniti erano, inoltre, tenuti a ridurre il numero dei soldati a 8.600 entro 135 giorni dalla firma dell’accordo, avvenuta il 29 febbraio. La scadenza, quindi, era prevista per metà luglio ed è stata ampiamente rispettata, poichè l’obiettivo è stato raggiunto quasi 25 giorni prima della data concordata. Il generale statunitense ha aggiunto che perchè il ritiro sia completo “dovrebbero essere soddisfatte le condizioni che abbiamo chiesto, riguardanti il fatto che l’Afghanistan non diventi una base per organizzare attacchi contro il nostro territorio nazionale”. A tale fine, i talebani si sono impegnati s tagliare i legami con al-Qaeda e con altri gruppi terroristici.

A tale proposito, un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato il 29 maggio aveva reso noto che i talebani non stavano rispettando una delle parti fondamentali dell’accordo, che prevedeva proprio la fine dei legami con al-Qaeda. Secondo le UN, Al-Qaeda dispone di un numero di agenti attivi che va da 400 a 600 individui in 12 province afghane e sta organizzando campi di addestramento nell’Est del Paese. “I talebani si sono consultati regolarmente con al-Qaeda durante i negoziati con gli Stati Uniti e hanno offerto garanzie che avrebbe onorato i loro legami storici”, afferma il rapporto. Inoltre, secondo il documento, un nuovo gruppo, chiamato Hizb-e-Wilayat-e-Islami, è stato creato al di fuori dell’Afghanistan e comprende i membri dei talebani che si oppongono all’accordo di pace tra Stati Uniti e talebani. 

I talebani si erano affermati come gruppo dominante in Afghanistan a seguito del crollo del regime sovietico, per poi porsi alla guida di gran parte del Paese dal 1996, dopo la fine di una sanguinosa guerra civile tra gruppi militanti locali. Le truppe statunitensi, nel 2001, sono poi giunte Paese, con l’obiettivo di ribaltare le autorità di Kabul, allora sostenute dai talebani, che avevano fornito asilo ad al-Qaeda durante la pianificazione degli attentati dell’11 settembre 2001. Con l’invasione di Washington e l’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Il 29 febbraio 2020, gli Stati Uniti e i talebani hanno firmato uno “storico” accordo di pace a Doha, in Qatar. Tuttavia, tale intesa non ha portato ancora la stabilità nel Paese, sconvolto dalle violenze e fortemente diviso. Nonostante ciò, Washington rimane impegnata a ritirare buona parte delle truppe dall’Afghanistan, entro 14 mesi dall’accordo di Doha. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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