Yemen: nuovi sviluppi per l’isola di Socotra

Pubblicato il 19 giugno 2020 alle 9:02 in Arabia Saudita Emirati Arabi Uniti Yemen

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L’Arabia Saudita ha ritirato le proprie forze dall’isola yemenita di Socotra, consegnando le sue postazioni agli Emirati Arabi Uniti (UAE). Si tratta di uno sviluppo definito “significativo” per le relazioni tra Riad ed Abu Dhabi sul suolo yemenita.

Secondo quando riferito da al-Jazeera, basandosi sulle dichiarazioni di una fonte del governo yemenita, il 18 giugno il Regno saudita ha liberato le postazioni militari precedentemente occupate nei pressi di Hadibu, capoluogo del governatorato, consegnandole alle forze separatiste del Consiglio di Transizione Meridionale (STC), sostenuto dagli UAE. La notizia è stata successivamente confermata da uno sceicco locale, Issa bin Salem al-Socotri, il quale ha riferito che Hadibu verrà presto consegnata ai gruppi separatisti ed ha accusato Riad di aver finanziato i gruppi ribelli dell’isola, stanziando stipendi in rial sauditi.

Il primo maggio scorso, Hadibu era stata testimone di tensioni tra le forze separatiste, rappresentate dal STC, e l’esercito yemenita, coadiuvato dalla coalizione internazionale a guida saudita. Queste si erano successivamente placate grazie ad un’intesa, con la quale le due parti si sono impegnate a mettere in sicurezza la città e le strutture istituzionali, ad allontanare veicoli militari e a mettere fine alle operazioni di controllo e monitoraggio. Inoltre, già il 7 maggio, un funzionario del governo aveva rivelato che le forze saudite di stanza presso le postazioni di monitoraggio di Hadibu, destinate a frenare eventuali nuove tensioni, si erano improvvisamente allontanate dall’area.

Tuttavia, stando a quanto riportato da al-Jazeera il 19 giugno, fonti locali hanno riferito di un perdurante clima di tensione nel capoluogo, visti i tentativi di bloccare l’avanzata delle forze separatiste. Parallelamente, il ministro degli Esteri yemenita, Mohammed al-Hadrami, ha evidenziato che, fino a quando il STC continuerà con la propria “autogestione” e ribellione non potrà dirsi legittimo. Tuttavia, riconoscere la legittimità del Consiglio di Transizione Meridionale rientra nel quadro dell’intesa raggiunta il 5 novembre a Riad, volto a placare le spinte secessioniste.

Quanto accaduto a Socotra è da inserirsi nel quadro di una maggiore instabilità che vede contrapporsi il STC ed il governo centrale yemenita riconosciuto a livello internazionale. Sebbene le due parti si siano dette unite nel contrastare i ribelli sciiti Houthi, i gruppi secessionisti desiderano separarsi dal resto del Paese e “ripristinare lo Stato meridionale”, con riferimento all’ex repubblica dello Yemen del Sud, esistita dal 1967 al 1990. In tale quadro, il 26 aprile, il Consiglio di Transizione Meridionale ha annunciato l’istituzione di un’amministrazione autonoma nel Sud, facendo temere nuove tensioni. Tale mossa, considerata un tentativo di colpo di Stato, oltre a suscitare preoccupazioni a livello internazionale, ha incontrato il rifiuto del governo centrale e delle province di Hadramawt, Shabwa, al-Mahra, Abyan e dell’amministrazione di Socotra.

Quest’ultima, un’isola situata nell’Oceano Indiano, vicino al Golfo di Aden, secondo alcuni esperti, potrebbe rappresentare un fronte di scontro tra Emirati ed Arabia Saudita in Yemen. Per i primi, controllare l’isola significa rafforzare la propria presenza militare e commerciale nell’Oceano Indiano, aumentando il proprio prestigio. Dall’altro lato, ridurre il ruolo emiratino a Socotra rappresenta uno degli obiettivi di Riad, che mira ad assumere un maggiore peso sia all’interno della coalizione internazionale sia nella regione del Golfo.

In realtà, l’isola è oggetto di tensioni sin dal mese di maggio 2018. Il 2 maggio di quell’anno, tre aerei cargo provenienti dagli Emirati Arabi Uniti sono atterrati nell’isola, scaricando soldati e attrezzature militari, e suscitando il malcontento della popolazione locale, la quale è scesa in piazza per protestare contro la presenza di Abu Dhabi.  Per calmare le tensioni, il 4 maggio 2018, una delegazione saudita si è recata sull’isola per discutere la situazione con il primo ministro yemenita in carica, Ahmed bin Dagher, e gli ufficiali emiratini. Successivamente, il 7 maggio dello stesso anno, gli UAE e lo Yemen hanno raggiunto un accordo su un metodo di coordinamento completo tra le due parti. Tuttavia, le tensioni non si sono mai completamente placate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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