Media indiani accusano la Cina del sequestro di 10 soldati, Pechino smentisce

Pubblicato il 19 giugno 2020 alle 20:43 in Cina India

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La Cina ha affermato di non aver mai arrestato soldati indiani dopo che alcuni media di Nuova Delhi hanno riferito che 10 di loro sarebbero stati catturati in uno scontro di frontiera ad alta quota nella regione di Himalaya, il 16 giugno. In tale occasione, almeno 20 soldati indiani erano rimasti uccisi per mano delle forze armate cinesi.

Alla domanda sui resoconti dei media indiani, venerdì 19 giugno, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha dichiarato: “La Cina non ha sequestrato alcun membro del personale indiano dopo che le due parti hanno combattuto e si sono scagliati l’uno contro l’altro nella contesa regione di Galwan Valley. Il confronto è stato il più violento tra Cina e India in 45 anni. Zhao ha aggiunto che “il bene e il male sono molto chiari e la responsabilità è interamente della parte indiana. Al momento, le due parti stanno discutendo a livello diplomatico per tentare di risolvere la questione. “Speriamo che l’India possa lavorare con noi per mantenere lo sviluppo a lungo termine delle relazioni bilaterali”, ha dichiarato.

Venerdì 19 maggio, l’agenzia di stampa indiana PTI e altri media di Nuova Delhi hanno riferito che la Cina ha rilasciato 10 soldati dell’esercito indiano, tra cui almeno due alti ufficiali, catturati giorni prima nellHimalaya occidentale. La loro liberazione ha fatto seguito a diversi round di colloqui a livello generale tra i due eserciti nel tentativo di allentare le tensioni, secondo i rapporti.

Il quotidiano Indian Express, ha affermato che tutti e 10 i soldati sono stati rilasciati dalla Cina nella serata di giovedì 18 giugno. I militari sono stati sottoposti a visite mediche e hanno fornito un briefing preliminare. “Ci sono stati riportati incolumi”, ha specificato Zhao. L’Indian Express ha sottolineato che era la prima volta, dopo la guerra India-Cina del 1962, che soldati indiani venivano catturati da Pechino.

Ilviolento confronto del 16 giugno, che secondo i resoconti di Nuova Delhi non ha implicato l’utilizzo di armi da fuoco, è stato affiancato da continui sforzi diplomatici, che non hanno avuto successo. Secondo l’esercito indiano, l’ultimo scontro ha avuto luogo durante quello che è stato descritto come un “processo di de-escalation” nell’area della valle di Galwan. Il Ministero degli Affari Esteri indiano ha rilasciato una dichiarazione, il 16 giugno, commentando le ragioni di un tale aumento della tensione. Pur confermando i colloqui diplomatici in corso tra le due parti, Nuova Delhi ha riferito che le colluttazioni sono state il risultato di “un tentativo da parte cinese di cambiare unilateralmente lo status quo” nell’area. Tuttavia, la dichiarazione afferma che l’India supporta ancora una “risoluzione attraverso il dialogo”.

Da parte cinese, la reazione ufficiale più dettagliata proviene dal Comando Occidentale dell’Esercito di Liberazione Popolare Cinese. La dichiarazione ha accusato l’India di “non rispettare gli impegni assunti”, facendo riferimento ai colloqui militari di alto livello tra le parti. Zhang Shuili, un portavoce del Comando ha dichiarato che l’esercito indiano “ha attraversato di nuovo la Linea di controllo effettivo (LAC), lanciando attacchi provocatori illegalmente e deliberatamente, innescando un feroce confronto fisico tra le due parti, che ha causato vittime”. Il 16 giugno, Zhao, invece, ha affermato che la Cina ha preso provvedimenti e “presentato forti proteste alla controparte indiana”. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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