Cipro: la Turchia chiede di annullare l’accordo con Israele

Pubblicato il 19 giugno 2020 alle 13:55 in Cipro Israele Turchia

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Il ministro degli Affari Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, ha richiesto ad Israele di annullare l’accordo siglato con Cipro sulla definizione delle rispettive Zone Economiche Esclusive (ZEE), accusando Gerusalemme di aver ceduto a Nicosia parte delle acque territoriali turche. 

Nello specifico, l’accordo sulla delimitazione dei confini marittimi tra Cipro e Israele risale al 17 dicembre 2010. Tuttavia, secondo quanto rivelato, venerdì 19 giugno, dal Cyprus Mail, la Turchia sostiene che parte della propria piattaforma continentale sia stata inclusa nel documento siglato tra Gerusalemme e Nicosia. 

In tale contesto, Cavusoglu ha dichiarato che affinché Israele e Turchia raggiungano un accordo simile a quello siglato tra Ankara e Tripoli sulla delimitazione dei rispettivi confini marittimi, è necessario che Gerusalemme rescinda il documento firmato con Cipro. In aggiunta, secondo il ministro di Ankara, ciò rientra nell’interesse di Israele, dato che il gasdotto che consentirebbe a Gerusalemme di entrare nel mercato internazionale del gas naturale attraverserebbe inevitabilmente la piattaforma continentale della Turchia. 

Da parte sua, Cavusoglu ha confermato la disponibilità del proprio Paese a cooperare con tutti gli attori del Mediterraneo orientale, escluso Cipro, denunciando altresì i tentativi di alcuni Stati volti a escludere la Turchia attraverso la sigla di accordi di cooperazione bilaterale, i quali però, ha specificato il ministro turco, sono considerati nulli da Ankara. 

A tale riguardo, il ministro degli Esteri turco ha inoltre sottolineato che la fermezza di Ankara è già stata dimostrata con le sue attività di trivellazione avviate nel Mediterraneo orientale e con l’accordo siglato con la Libia lo scorso 27 novembre. 

Nello specifico, itale occasione, il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, Fayez Al-Sarraj, ed il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, avevano firmato alcuni memorandum d’intesa relativi alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo. A causare tensioni è il memorandum siglato in ambito marittimo, il quale, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”. 

In virtù del Memorandum siglato con la Libia, Ankara aveva pubblicato in Gazzetta ufficiale, lo scorso 30 maggio, i 24 blocchi per cui la compagnia petrolifera di Stato turca, la TPAO, aveva richiesto la licenza per avviare le esplorazioni energetiche. Insieme al disegno delle aree di competenza, in Gazzetta è stata inserita anche la richiesta da parte della TPAO di condurre esplorazioni in tutti i blocchi occidentali della mappa, i quali si trovano nei pressi delle isole della Grecia. La pubblicazione dei blocchi in Gazzetta ufficiale confermava le intenzioni della Turchia di portare avanti l’implementazione dell’accordo siglato lo scorso 27 novembre con la Libia, nonostante le Nazioni Unite non abbiano ancora approvato i confini marittimi decisi dai due Paesi. 

Per quanto riguarda invece le trivellazioni della Turchia nel Mediterraneo orientale, ritenute illecite da Nicosia e dalla comunità internazionale, queste vanno avanti dal 3 maggio 2019. Secondo i vertici turchi, tali attività giungono in difesa degli interessi dei turco-ciprioti. In aggiunta, nella notte tra il 19 e il 20 aprile scorso, Ankara aveva rilasciato un nuovo avviso di navigazione, annunciando che una sua nave da trivellazione, la Yavuz, si sarebbe stazionata nell’area compresa tra il blocco 6 e il 7 della Zona Economica Esclusiva cipriota dal 20 aprile al 18 luglio. La nuova spedizione della Turchia è la sesta dal 3 maggio 2019 e l’area attualmente riservata alla Yavuz era stata già concessa in licenza a un consorzio franco-italiano che avrebbe dovuto condurre attività di esplorazione energetica per conto del governo di Nicosia.  

Da parte sua, Cipro ha ribadito più volte di ritenere che la Turchia si stia comportando come “il pirata del Mediterraneo orientale, calpestando e violando i principi del diritto internazionale e interferendo con i diritti sovrani di Stati terzi, Cipro inclusa”. A tale riguardo, Israele, che ha siglato una triplice alleanza con Atene e Nicosia, ha adottato, lo scorso 16 giugno, una posizione critica nei confronti della Turchia, invitandola a rispettare i diritti sovrani degli Stati, con particolare riferimento alla loro piattaforma continentale e alle Zone Economiche Esclusive. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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