Burundi: il nuovo presidente presta giuramento

Pubblicato il 19 giugno 2020 alle 14:38 in Africa Burundi

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Evariste Ndayishimiye si è insediato come nuovo presidente del Burundi, giovedì 18 giugno, dopo la morte improvvisa del suo predecessore, Pierre Nkurunziza. La cerimonia di proclamazione ha avuto luogo nella capitale, Gitega. Durante il giuramento, Ndayishimiye ha dichiarato di volersi impegnare a dedicare tutta la sua forza nella difesa degli interessi superiori della nazione e nel garantire l’unità nazionale, la coesione del popolo burundese, la pace e la giustizia sociale”. La promessa è stata pronunciata davanti ai sette membri della Corte costituzionale. “Comprendi che sei un figlio di Dio e come tale devi portare la pace tra i burundesi, sai quanto ne abbiamo bisogno”, ha affermato l’arcivescovo cattolico di Gitega, Simon Ntamwana. “Bisogna riportare nel nostro Paese i rifugiati e gli intellettuali in esilio in modo che possano prendere parte allo sviluppo del nostro Paese e rinnovare i legami con la comunità internazionale in modo che possano aiutarci a crescere”, ha aggiunto.

È stata la prima volta che un presidente del Burundi ha prestato giuramento davanti al popolo e non al Parlamento. Con poco distanziamento e uno scarso uso di mascherine durante la cerimonia, sembra che non ci sia stato alcun cambiamento nella convinzione del governo che la protezione divina sia ampiamente sufficiente per prevenire il coronavirus, nonostante il sospetto che Nkurunziza sia morto proprio di COVID-19.

Diversi leader regionali e gruppi per la difesa dei diritti umani hanno espresso la speranza che il nuovo presidente, alleato del predecessore, possa rompere con gli errori del passato. In una dichiarazione, Amnesty International ha invitato Ndayishimiye a frenare l’ala giovanile del partito al potere, lImbonerakure, accusata di omicidi e altri abusi, e ha sollecitato l’immediata liberazione dei giornalisti incarcerati e degli altri prigionieri politici. Il governo del Burundi, tuttavia, nega le accuse sul suo conto, definendole propaganda malvagia diffusa dai dissidenti.

Nkurunziza è morto il 9 giugno, alletà di 55 anni, in seguito ad un attacco di cuore. Al potere dal 2005, divenne per la prima volta presidente del Burundi dopo una guerra civile durata circa 12 anni e nella quale almeno 300.000 persone rimasero uccise. Il conflitto fu scatenato, in maniera simile a ciò che accadde in Ruanda nel 1994 con il genocidio di oltre 800.000 membri dell’etnia Tutsi e degli Hutu moderati, da rivalità etniche. Rieletto un’altra volta nel 2010, il presidente decise di concorrere nuovamente alle elezioni del 2015, per un terzo mandato consecutivo. A quei tempi ci furono diffuse critiche internazionali e gli oppositori del presidente lo accusarono, con la sua partecipazione al voto, di aver violato il limite costituzionale di due mandati consecutivi e l’accordo di pace che pose fine alla guerra civile nel Paese. Le elezioni divennero violente, con una parte dell’opinione pubblica che chiedeva il boicottaggio del voto e centinaia di migliaia di persone costrette all’esilio. Le Nazioni Unite, dal canto loro, documentarono centinaia di omicidi, nonché episodi di tortura e stupri di gruppo di attivisti dell’opposizione. I donatori ritirarono i loro finanziamenti per protesta. 

Il 21 maggio 2018, dopo un referendum per molti macchiato da brogli e atti illeciti, il presidente promulgò una nuova Costituzione, che gli avrebbe consentito di rimanere al potere fino al 2034. Gli emendamenti introdotti estesero il mandato presidenziale da 5 a 7 anni e, nel caso di Nkurunziza, non si sarebbero tenuti in considerazione gli incarichi svolti prima del referendum. In seguito a una serie di proteste nazionali e all’opposizione della comunità internazionale, il defunto presidente decise tuttavia di non ripresentarsi alle elezioni e di lasciare spazio al suo nuovo candidato, Evariste Ndayishimiye.

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Chiara Gentili

di Redazione

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