Siria: il Caesar Act di Washington colpisce anche Teheran

Pubblicato il 18 giugno 2020 alle 11:27 in Iran Siria

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Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro il regime siriano, nel quadro del Caesar Act, entrato in vigore il 17 giugno, non solo rischiano di esacerbare il quadro economico della Siria, ma potrebbero avere conseguenze anche per l’Iran e il suo ruolo nella regione mediorientale.

A dichiararlo, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, il quale ha messo in luce come il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, percependo l’eventuale minaccia, si è precipitato ad incontrare Ankara e Mosca, alla ricerca di deterrenti per far fronte alle sanzioni statunitensi. L’Iran, insieme alla Russia, sostiene il presidente siriano, Bashar al-Assad, nel quadro del conflitto scoppiato il 15 marzo 2011, e, per tale motivo, la legislazione di Washington colpisce altresì le entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al regime, e congela gli aiuti destinati alla ricostruzione del Paese.

Secondo il quotidiano, l’Iran è consapevole che l’obiettivo della Casa Bianca è, in realtà, limitare l’influenza di Teheran nella regione mediorientale e soprattutto in Siria, un Paese rilevante per le strategie iraniane. Pertanto, anche il Caesar Act è da inserirsi nel quadro delle tensioni che da tempo caratterizzano l’asse Washington-Teheran e che hanno visto più volte gli Stati Uniti utilizzare un’arma “letale”, ovvero sanzioni economiche. Nello specifico, ciò che viene ostacolato è il desiderio dell’Iran di sedersi al tavolo dei vincenti, a fianco di Mosca e Assad, una volta terminato il conflitto, trasformando accordi militari in intese politiche. Da un lato, Teheran garantirebbe la sopravvivenza del regime, mentre, dall’altro lato, acquisirebbe spazio nel panorama siriano.

Tuttavia, a causa delle sanzioni di Washington, il sistema economico di Damasco e l’intero Paese rischiano un crollo, nonché una grave crisi da cui sarà difficile uscirne. In questo modo, l’alleato principale per realizzare il piano iraniano verrebbe indebolito e gli equilibri di potere in Siria potrebbero essere rovesciati. Non da ultimo, l’Iran potrebbe rischiare di perdere un altro importante alleato, Hezbollah, anch’egli colpito dalle sanzioni e dalla perdurante crisi finanziaria in Libano, strettamente connessa all’economia siriana.

Oltre alle conseguenze economiche, il Caesar Act, a detta di al-Araby al-Jadeed, avrebbe implicazioni anche per la sicurezza delle aree poste sotto il controllo di Assad e, di conseguenza, dei gruppi armati filoiraniani che combattono a fianco del regime. In particolare, come già sperimentato nel corso delle ultime settimane, la popolazione siriana, sempre più minacciata dall’emergenza carestia, potrebbe rivoltarsi contro il governo siriano, dando vita ad una spirale di violenza simile a quella cha ha dato origine al conflitto nel 2011.

Tuttavia, in tale eventuale scenario, Teheran, sottolinea il quotidiano, potrebbe altresì godere di un’opportunità senza precedenti. Nello specifico, la Russia, intimorita dalla sanzioni statunitensi, potrebbe decidere di uscire di scena, lasciando via libera all’Iran. Questo, a sua volta, nonostante l’intenzione di sostenere Damasco, non dispone, però, delle risorse finanziarie necessarie ad affrontare sfide simili, a causa delle sanzioni subite sin dal 2018 e che hanno messo a dura prova anche il sistema economico iraniano. Tuttavia, secondo al-Araby al-Jadeed, Teheran potrebbe mostrare il proprio sostegno attraverso la cosiddetta “assistenza in natura”, come idrocarburi, materiale da costruzione e medicinali. “Noi e i nostri partner lavoreremo per migliorare la situazione economica in Siria e rafforzare la cooperazione economica tra Teheran e Siria” sono state le parole di Zarif, il 16 giugno.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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