L’Egitto punta a una crescita del 4%, con il calo del PIL più basso nel mondo

Pubblicato il 18 giugno 2020 alle 9:26 in Africa Egitto

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La crescita economica dell’Egitto dovrebbe raggiungere il 4% nel 2020, con una perdita del PIL stimata intorno ai 105 miliardi di sterline, che rappresenta il calo più basso tra tutti i Paesi a livello mondiale.

È quanto ha reso noto il ministro della Pianificazione del Cairo, Hala El-Said, la quale, durante la partecipazione alla sessione plenaria del Parlamento del 16 giugno ha discusso la relazione sul bilancio e il comitato di pianificazione per l’esercizio finanziario 2020/2021. In tale occasione, El-Said ha altresì precisato che, lo scorso maggio, l’inflazione ha raggiunto il 5%, il tasso di disoccupazione ha registrato il 7,5% e il disavanzo commerciale è sceso al 36%.

In merito alla crescita economica dell’Egitto nel pieno della crisi legata al Covid-19, il ministro ha spiegato che il Paese sta raccogliendo i benefici di massicci progetti nazionali, dal costo totale di 6 trilioni di sterline, che hanno contribuito a migliorare la posizione dell’Egitto in diversi indici globali.

A tal proposito, El-Said ha aggiunto che gli investimenti nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione sono stati aumentati del 300% nel piano di bilancio 2020/2021, alla luce dell’importanza ricoperta da tale settore, sottolineata ulteriormente dalla crisi del coronavirus. Il governo del Cairo ha inoltre stanziato 5 miliardi di sterline per i complessi industriali, mentre gli investimenti nel settore sanitario ammontano a oltre 21 miliardi di sterline, con un aumento superiore al 72% rispetto alle risorse allocate negli anni precedenti. Gli investimenti nel settore delle costruzioni sono stati incrementati del 77%, poiché tale campo comprende una notevole forza lavoro. Infine, El-Said ha annunciato che altri 8 miliardi di sterline sono stati destinati ai villaggi più bisognosi, specificando che il bilancio tiene conto della equa distribuzione degli investimenti, attraverso la direzione del 60% degli investimenti pubblici verso i redditi più bassi e le città di confine.

“La crisi di Covid-19 ha colpito diversi settori in Egitto, come il turismo e l’aviazione. Tuttavia, il tasso di crescita economica egiziano è ancora il migliore a livello globale grazie alla diversità che ha l’economia egiziana e il successo del programma di riforma economica del Paese”, ha dichiarato El-Said.

L’Egitto ha raggiunto uno dei tassi di crescita economica più alti tra i Paesi emergenti durante l’anno 2018, pari al 5,6%, un progresso importante rispetto al precedente 2,3% registrato tra il 2011 e il 2014. Il governo del Cairo ha affermato che tale crescita è il risultato di riforme promosse dall’esecutivo, le quali hanno generato efficaci miglioramenti nel settore manifatturiero e turistico. Nello specifico, le attività estrattive di gas, il turismo, il commercio all’ingrosso e al dettaglio, il settore immobiliare e l’edilizia sono stati i principali motori della crescita prima della crisi legata al coronavirus. Ciò ha contribuito a ridurre il tasso di disoccupazione al 7,5% nel quarto trimestre del 2019, dal 9,9% del 2018.

Nel tentativo di rilanciare l’economia, vacillante dal 2011, l’Egitto ha ottenuto un prestito dal Fondo Monetario Internazionale (FMI) nel 2016. In cambio, il Paese avrebbe dovuto impegnarsi ad attuare un rigoroso programma di riforme, a partire dalla fluttuazione della sterlina egiziana, che ha fatto perdere alla moneta circa metà del suo valore. In aggiunta, il piano di riforme comprendeva misure per allentare i controlli sui capitali, porre fine alle sovvenzioni energetiche, e riformare le imprese pubbliche. Inizialmente, tali misure hanno causato un picco di inflazione al 33%. Tuttavia, nel novembre 2019, l’inflazione ha raggiunto il suo livello più basso negli anni, riducendosi al 2,7%.

Tuttavia, mentre il contesto macroeconomico è migliorato, le condizioni sociali in Egitto restano difficili. Tra il 2016 e il 2018, la crescita dei salari nominali è scesa al di sotto dell’inflazione. Secondo le stime di Banca Mondiale, la percentuale di popolazione che vive al di sotto della soglia di povertà nazionale nel 2018 è salita al 32,5%, dal 27,8% nel 2015, con i tassi di povertà più alti registrati ancora nell’Alto Egitto rurale. Per alleviare gli effetti negativi delle riforme economiche su poveri e gruppi più vulnerabili, il governo ha aumentato le principali misure di mitigazione della protezione sociale a breve termine, attraverso una maggiore allocazione di smart card alimentari e programmi di trasferimento di contante condizionati e incondizionati.

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Mariela Langone

di Redazione

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