L’Angola tra prestiti cinesi e riduzione del debito

Pubblicato il 18 giugno 2020 alle 20:30 in Angola Cina

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I tentativi dell’Angola di alleggerire il debito stanno dando alla Cina la possibilità di estendere le sue partecipazioni nel settore petrolifero. Lo Stato africano è solito utilizzare il sistema dei prestiti garantiti dal petrolio per accedere ai finanziamenti cinesi, ma ogni volta che il prezzo del greggio crolla, Luanda soffre. Questo tipo di prestiti rappresenta circa i due quinti del debito estero dell’Angola, fortemente dipendente dalla Cina.

Luanda e Pechino hanno entrambe buone ragioni per abbandonare l’attuale modello di finanziamento” ha affermato Nick Branson, analista senior per lAfrica presso Verisk Maplecroft, una società di analisi del rischio con sede a Londra. Da quando è entrata nel programma del Fondo Monetario Internazionale, nel dicembre 2018, l’Angola ha subito una crescente pressione da parte dellorganizzazione per liquidare i suoi debiti garantiti, ha specificato Branson. Verisk Maplecroft prevede che Luanda offrirà a Pechino maggiori quote azionarie nei sei giacimenti petroliferi in cui le compagnie angolane e cinesi collaborano sotto la bandiera di Sonangol Sinopec International (SSI). La società, in particolare, si aspetta che Sinopec acquisisca parte della partecipazione di Sonangol nel blocco 32 di Total o nel blocco 15/06 di Eni. 

Secondo quanto sostenuto da Branson, l’Agenzia nazionale del petrolio, del gas naturale e dei biocarburanti dell’Angola (ANPG) offrirà un trattamento preferenziale a Sinopec nel campo delle Discovere Resource Opportunities (DRO), ovvero quelle attività che coinvolgono unazienda quando acquisisce una scoperta non sviluppata dal governo ospitante, la finanzia e ne segue lo sviluppo. In questi casi, i termini fiscali sono allettanti anche a prezzi del greggio più bassi. “Questa sarebbe un’opportunità molto più interessante rispetto ai blocchi onshore che ANPG intende offrire nell’ambito del ciclo di licenze 2020”, ha affermato Branson. 

Nel frattempo, sono iniziati i negoziati sul debito con Pechino ed è “davvero essenziale” per l’Angola garantire una qualche forma di sollievo, ha dichiarato Thea Fourie, economista senior dell’Africa sub-sahariana presso IHS Markit in Centurion, in Sudafrica. Già nel 2015 e nel 2016, Luanda ha rinegoziato i prestiti bilaterali dalla Cina e dal Brasile per ridurre i rimborsi.

Nonostante un parziale rimbalzo dei prezzi, il petrolio rimane ben al di sotto dei 55 dollari al barile ipotizzati nel bilancio nazionale originale per il 2020. Ai livelli attuali, ha affermato Fourie, saranno necessari ingenti adeguamenti fiscali tra cui tagli alla spesa pubblica e finanziamenti aggiuntivi per un disavanzo fiscale più ampio. Le probabilità di non ottenere un sollievo sul debito da parte del G20 sono remote”, ha rassicurato Juvelino Domingos, economista di Luanda intervistato dalla rivista The Africa Report. A suo dire, l’Angola è in una posizione forte per ottenere la riduzione del debito, ma le autorità dovranno stare attente a usarla per razionalizzare le sue imprese statali.
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Chiara Gentili

di Redazione

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