Immigrazione: 115 migranti e 6 sbarchi a Lampedusa

Pubblicato il 18 giugno 2020 alle 20:01 in Immigrazione Italia

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Almeno 115 migranti, a bordo di sei diverse imbarcazioni, sono sbarcati a Lampedusa, tra mercoledì 17 e giovedì 18 giugno, nel giro di circa 8 ore. L’ultimo gruppo, composto da 49 persone, tutte provenienti dall’Africa subsahariana, è stato rintracciato questa mattina a Cala Croce, dove i migranti sono arrivati in modo autonomo a bordo di un barcone.

Tutti e 115 i nuovi arrivati sono stati trattenuti nell’hotspot di contrada Imbriacola, prima di essere imbarcati sul traghetto di linea che li ha portati in serata a Porto Empedocle.L’hotspot, di fatto, è stato dunque svuotato.

I primi quattro barconi, con a bordo 53 tunisini, sono sbarcati a Lampedusa nella giornata di mercoledì 17 giugno.Durante la notte, a molo Favarolo, sono giunti altri 13 magrebini, il quinto sbarco della giornata. Infine, l’ultimo approdo, quello dei 49 subsahariani, è avvenuto giovedì 18. Oltre ai migranti dei sei sbarchi consecutivi, sono stati trasferiti a Porto Empedocle anche 14 migranti arrivati a Lampedusa martedì 16 giugno. A bordo del traghetto di linea, dunque, è stato trasportato un totale di 129 persone.

Il 17 giugno, una nave della ONG tedesca Sea Watch, ha soccorso altri 100 migranti al largo della Libia, a circa 29 miglia da Zawiya. Insieme al barcone soccorso, l’aeroplano Moonbird, sempre di proprietà della Sea Watch, ha riferito di aver avvistato anche un’altra imbarcazione in difficoltà con circa 70 migranti a bordo. La Sea Watch 3 è stata la prima nave ad aver realizzato un salvataggio in mare al largo delle coste libiche da oltre 8 settimane, dopo che sia la Alan Kurdi, della ONG Sea Eye, sia la Aita Mari, della ONG basca Salvamento Maritimo Humanitario, sono state poste sotto sequestro amministrativo, il 6 maggio scorso. La Guardia costiera italiana ha disposto il fermo delle due imbarcazioni umanitarie, impegnate nel salvataggio di migranti nel Mediterraneo, citando irregolarità “tecniche e operative” a bordo delle navi. Da parte loro, le due organizzazioni hanno accusato le autorità italiane di interferire nelle loro operazioni, aumentando i rischi per la vita delle persone che decidono di attraversare il Mediterraneo. Il gruppo tedesco della Sea Eye ha definito il sequestro “grottesco”, affermando che la barca era appena tornata da un ciclo di riparazioni di cinque settimane. 

Il 7 aprile, l’Italia ha chiuso i suoi porti alle navi delle ONG per l’intera durata dell’emergenza sanitaria nazionale, dichiarando che non possono essere più considerati sicuri a causa dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, ha dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale dovrebbe protrarsi fino al 31 luglio, secondo le disposizioni attuali, ma la scadenza potrebbe essere estesa. La norma, nello specifico, riguarda “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”.


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Chiara Gentili

di Redazione

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