Grande diga africana: nuovo stallo nei negoziati

Pubblicato il 18 giugno 2020 alle 10:24 in Africa Sudan

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Il Sudan ha chiesto che i punti controversi delle trattative sulla diga africana siano trasferiti ai primi ministri del Cairo, Addis Abeba e Khartum per una discussione più approfondita, rivelando che anche l’ultimo ciclo di colloqui ha raggiunto uno stallo. Il Sudan è stato a lungo “bloccato” tra gli interessi paralleli di Egitto ed Etiopia. Da un lato, il Paese trarrebbe diversi benefici dalla costruzione della diga etiope, tra cui l’accesso all’elettricità a basso costo e la riduzione delle inondazioni. Dall’altro, a destare preoccupazione è il funzionamento e la sicurezza del progetto, che potrebbe mettere in pericolo le dighe sudanesi.

A tal proposito, i tre Paesi africani hanno ripreso i negoziati in videoconferenza, il 9 giugno, dopo mesi di stallo. Alla riunione hanno partecipato, in qualità di osservatori, anche funzionari degli Stati Uniti, dell’Unione Europea e del Sudafrica, attualmente alla presidenza dell’Unione africana (AU). Tuttavia, il 17 giugno, il ministro dell’Irrigazione sudanese, Yasser Abbas, ha dichiarato: “Nonostante i significativi progressi compiuti negli aspetti tecnici relativi al riempimento e al funzionamento della GERD, le differenze negli aspetti giuridici hanno rivelato reali differenze concettuali tra le tre parti su una serie di questioni.” Abbas ha poi specificato che tali disaccordi in ambito legale riguardano la posizione assunta dall’Etiopia, la quale preme per rendere l’accordo puramente consultivo invece che giuridicamente vincolante, e il meccanismo per risolvere le controversie sull’implementazione dell’accordo.

Ulteriori divergenze vertono sulla volontà dell’Etiopia di includere nell’accordo anche le questioni relative alle quote idriche, mentre il Sudan sostiene che gli attuali negoziati hanno lo scopo di affrontare solo il tema del riempimento iniziale della diga e del proprio funzionamento. A tal fine, l’obiettivo congiunto del Cairo e di Khartum è quello di evitare azioni unilaterali da parte di Addis Abeba, come già sottolineato in una lettera al Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

La GERD è il più grande progetto di sistema idroelettrico in Africa che, secondo le stime, arriverà a produrre circa 6.000 megawatt di elettricità, favorendo il potenziale elettrico di tutta la regione del Corno d’Africa. Il governo del Cairo ha sempre sollevato dubbi in merito al progetto, poiché sostiene che un riempimento eccessivamente rapido del serbatoio della diga, nei prossimi anni, potrebbe mettere in pericolo la propria quota di acque del Nilo, e danneggiare così il sistema idrico del Paese, dipendente per il 90% dal fiume.

La posizione dell’Egitto è quella di assicurarsi che la costruzione della GERD non causi danni significativi ai Paesi situati a valle, e che il collaudo finale, insieme al riempimento della diga, non avvenga senza un accordo tra le parti interessate. Il governo del Cairo ha proposto un periodo di più lungo, affinché il livello del fiume non scenda drasticamente, soprattutto nella fase iniziale del riempimento. Da parte sua, l’Etiopia afferma di esercitare il diritto assoluto sul Nilo Blu, poiché attraversa il proprio territorio, e ha annunciato che inizierà a riempire la diga a inizio luglio, anche senza aver firmato l’accordo.

Tuttavia, il quadro delle trattative è complicato dall’esistenza di due trattati, stipulati con la Gran Bretagna nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti. Nello specifico, la costruzione della diga coinvolge uno degli affluenti principali del fiume, il Nilo Azzurro, che ha origine dall’Altopiano Etiopico, presso il lago Tana. Dopo l’attraversamento del Sud dell’Etiopia, il fiume piega verso il Sudan, dove si unisce al Nilo Bianco, formando il Nilo. Secondo i termini dei trattati, l’Egitto ha diritto al 75% di acqua all’anno, mentre il Sudan al 15%. Inoltre, il Cairo non ha bisogno del consenso degli Stati a monte per intraprendere progetti idrici nei propri territori, ma può porre il veto a qualsiasi progetto riguardante gli affluenti del Nilo di tali Paesi.

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Mariela Langone

di Redazione

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