Giordania: ancora segnali di opposizione contro Israele

Pubblicato il 18 giugno 2020 alle 12:25 in Giordania Israele

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Mentre il monarca giordano, il re Abdullah II, ha messo in guardia dalle conseguenze del piano di annessione israeliano, il Ministero degli Esteri di Amman ha condannato le autorità israeliane per aver effettuato lavori presso la moschea di al-Aqsa.

In particolare, il portavoce ufficiale degli Esteri, Dhaifallah Fayez, il 17 giugno, ha riferito che il Ministero del Regno hashemita giordano ha inviato un memorandum di protesta contro Israele, dopo che questo ha effettuato lavori sulla parete occidentale della moschea di al-Aqsa, situata nella città di Gerusalemme Est. Tale moschea è il terzo luogo sacro per l’Islam dopo La Mecca e Medina ed è al centro di una delle questioni più dibattute nell’ambito del conflitto israelo-palestinese. La Giordania, dal canto suo, ha il diritto di custodire i luoghi santi all’interno di Gerusalemme, tra cui proprio il complesso della moschea di al-Aqsa, come stabilito dal trattato di pace di Wadi araba e dall’accordo del mese di marzo 2013 tra Abdullah II ed il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmud Abbas.

La moschea di al-Aqsa viene gestita da autorità islamiche giordane, mentre gli ingressi al sito vengono controllati da Israele. Secondo quanto affermato da Fayez, il Dipartimento di Gerusalemme e le autorità poste al controllo dei beni islamici sono gli unici enti statali ad avere giurisdizione per quanto riguarda le questioni connesse alla moschea, come sancito da norme internazionali, e anche i lavori di manutenzione e ristrutturazione sono di loro competenza. Pertanto, ha sottolineato il portavoce, Israele, in quanto potenza occupante, deve rispettare gli obblighi vigenti e interrompere le proprie operazioni, oltre a rispettare lo status quo storico e giuridico del complesso di al-Aqsa.

Le dichiarazioni del portavoce del Ministero degli Esteri giungono dopo che il monarca del Regno hashemita ha nuovamente messo in guardia Israele dai suoi piani di annessione di alcuni territori palestinesi, tra cui la Valle del Giordano ed il Mar Morto settentrionale, delineati dal premier israeliano, Benjamin Netanyahu. In particolare, secondo Abdullah II, qualsiasi azione unilaterale israeliana è inaccettabile e mina le possibilità di pace e stabilità nella regione. Nel corso di un incontro con rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti, volto a discutere delle relazioni Amman-Washington, il sovrano giordano ha sottolineato la necessità di porre fine al conflitto israelo-palestinese, sulla base di una soluzione a due Stati, ed ha ribadito l’importanza di istituire uno Stato palestinese secondo i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale.

Il Regno hashemita è connesso alla questione palestinese, sebbene sia l’unico paese arabo in Medio Oriente ad avere firmato un trattato di pace con Israele, quello del 1994, che ha normalizzato le relazioni tra i due Paesi dopo due conflitti. Il primo risale al 1948 e portò allo stanziamento di Israele nelle aree occidentali della Palestina, mentre la Giordania prese il controllo delle zone orientali palestinesi. Il secondo conflitto è del 1967 e risultò nella sconfitta della Giordania, con il conseguente ritiro da Gerusalemme Est e dalla Cisgiordania, pur continuando a mantenere la sovranità in questi territori.

Nonostante il trattato di pace di Wadi Araba del 1994, che aveva posto le basi per la pace dopo decenni di guerra tra Giordania e Israele, il popolo giordano continua a considerare Israele un nemico. Parallelamente, la popolazione del Regno hashemita è costituita da circa il 70% di palestinesi, discendenti di coloro giunti nel Paese durante la dominazione hashemita della Cisgiordania, dal 1948 al 1967, e dei profughi dei numerosi conflitti israelo-palestinesi avvenuti dal secondo dopoguerra a oggi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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