Cile: fino a 5 anni di carcere per violazione della quarantena

Pubblicato il 18 giugno 2020 alle 9:47 in America Latina Cile

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Il Congresso cileno ha approvato mercoledì 17 giugno una norma che inasprisce le sanzioni per coloro che violano le misure sanitarie imposte dalle autorità durante lo stato di calamità naturale, che questa settimana è stato allungato per altri 90 giorni a causa della gravità della pandemia. Con 3.615 morti e 220.628 casi confermati, le autorità incontrano enormi difficoltà nel garantire che i cittadini rispettino misure come quarantena e coprifuoco. I parlamentari hanno quindi stabilito che se una persona che sa di essere infetta non rispetta l’isolamento, rischia cinque anni di carcere e multe fino a 12 milioni di pesos (15.000 dollari). Lo stesso per coloro che organizzano eventi, feste o attività simili.

Con un emendamento al codice penale, nel frattempo, il parlamento cileno ha approvato l’aumento della pena fino a tre anni di effettiva pena detentiva per coloro che non rispettano le restrizioni. Le multe vanno da 600 a 12.500 dollari. Fino ad ora, la pena massima era di 61 giorni e la multa massima era di circa 1.250 dollari. L’inasprimento della legge si rivolge anche ai datori di lavoro che costringono i loro subordinati a rompere la quarantena o l’isolamento sanitario obbligatorio. Possono essere puniti con un massimo di tre anni di carcere e una multa di circa 12.500 dollari per ogni lavoratore forzato.

I parlamentari della coalizione di destra al governo hanno presentato l’iniziativa, che è stato approvato alla Camera dei deputati con 80 voti a favore, 64 contrari e quattro astensioni, con voti a favore da parte dell’opposizione e di legislatori indipendenti. Le nuove regole sono sostenute dal governo Sebastián Piñera: “Non ci può essere comprensione e con coloro che stanno mettendo a rischio la vita dei nostri compatrioti” – ha detto il ministro della Difesa, Alberto Espina, durante una conferenza stampa. Nel pomeriggio, tuttavia, dal Partito socialista hanno annunciato un ricorso alla Corte costituzionale per impedire l’inasprimento delle sanzioni.

Con la pandemia che si espande in modo esponenziale, soprattutto nella capitale Santiago, ma con gravi complicazioni anche ad Antofagasta, nel nord e a Valparaíso, a circa 100 chilometri da Santiago, il nuovo ministro della sanità, Enrique Paris, ha spiegato che non è possibile mettere il città in “letargo”, come proposto dal think tank dello spazio pubblico. “Con una città semplicemente paralizzata, può persino peggiorare la situazione sanitaria della comunità” – ha detto il presidente dell’Ordine dei medici del Cile, che è entrato in carica come ministro sabato scorso e che ha dovuto assumere il controllo della crisi in uno dei suoi momenti più complessi. Paris, tuttavia, ha evitato di sottolineare se la pandemia è al culmine: “Non si può dare quella risposta ora” – ha detto il ministro, che ha annunciato che altri comuni sono stati messi in quarantena e che l’esecutivo rafforzerà le misure per controllare che i cittadini la rispettino.

I cittadini in regime di confinamento possono richiedere solo due permessi settimanali per eseguire procedure eccezionali e non cinque com’era finora. Il controllo aumenterà per “le aziende che abusano di questi permessi” – ha spiegato il sottosegretario del governo per la prevenzione della criminalità, Katherine Martorell, che ha invitato le società che forniscono servizi essenziali a compiere uno sforzo maggiore per ridurre il numero di persone che lavorano.

 

Con un’alta percentuale di lavoratori informali e autonomi, il governo ha attuato due piani per circa 17,2 miliardi di dollari, pari al 6,9% del PIL, per aiutare le famiglie vulnerabili a rimanere a casa. Nel fine settimana, inoltre, l’esecutivo e gran parte dell’opposizione hanno concordato un piano economico per un massimo di 12 miliardi di dollari di risorse fresche per protezione sociale e riattivazione. È un’iniziativa senza precedenti in America Latina che il Cile può permettersi data la sua politica di responsabilità fiscale che i governi di diverse tendenze hanno rispettato per tre decenni. Uno dei suoi elementi fondamentali, il cosiddetto Ingreso Nacional de Emergencia (Reddito nazionale d’emergenza), è stato approvato dalla Camera dei deputati. Secondo le autorità cilene raggiungerà quasi 2,2 milioni di famiglie, cioè circa 5,6 milioni di persone, su una popolazione totale di 18 milioni.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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