Camerun: soldati uccidono 24 separatisti ribelli

Pubblicato il 18 giugno 2020 alle 14:12 in Africa Camerun

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Le truppe del Camerun, in seguito a una serie di incursioni effettuate nelle regioni occidentali del Paese, hanno ucciso 24 persone, descritte come separatisti ribelli. La notizia è stata rilasciata dal generale Valere Nka, che dirige le operazioni nelle zone anglofone dello Stato africano. L’uomo, parlando alla radio nazionale, mercoledì 17 giugno, ha affermato che l’esercito ha condotto due importanti raid negli ultimi giorni per combattere i separatisti delle regioni nord-occidentali e sud-occidentali, abitate a maggioranza da cittadini di lingua inglese.

Nka ha specificato che 13 “terroristi” sono stati uccisi in una prima operazione contro le città di Bali, Batibo e Widikum, dove i separatisti avevano barricato le strade al confine con la vicina Nigeria. Altri 11, invece, sono stati uccisi in una base dei ribelli situata nella città di Mbokam. In questa seconda incursione, i soldati hanno altresì sequestrato decine di armi.

I gruppi per la difesa dei diritti umani condannano regolarmente le uccisioni indiscriminate commesse sia da parte del governo sia da quella dei ribelli. Il 9 maggio, i separatisti hanno ucciso il sindaco della città di Mamfe, a circa 500 km dalla capitale, Yaoundé, nella regione sud-occidentale e anglofona del Paese. L’uomo, Ashu Prisley Ojong, è morto a causa dei colpi di arma da fuoco che hanno preso di mira il convoglio su cui viaggiava. 

Le radici della divisione linguistica nello Stato africano risalgono alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la Società delle Nazioni decise di spartire il Camerun, ex colonia tedesca, tra i vincitori inglesi e francesi. Quando la Repubblica del Camerun ottenne l’indipendenza dalla Francia nel 1960, il Camerun del Sud, sotto la dominazione inglese, si unì ad essa. Tuttavia, le politiche delle autorità centrali hanno sempre pesato sulla minoranza anglofona, che costituisce circa il 20% della popolazione e si sente emarginata culturalmente ed economicamente. La crisi è iniziata in maniera dirompente nel novembre 2016, quando le milizie separatiste delle regioni nord e sudoccidentali del Paese hanno cominciato a scontrarsi con l’esercito camerunense per la costituzione di uno Stato autonomo con il nome di Ambazonia. 

Dopo oltre due anni di conflitto e sotto la pressione della comunità internazionale, il governo di Yaoundé ha deciso, alla fine di settembre, di organizzare un dialogo nazionale per risolvere la crisi. L’adozione alla Camera del progetto di legge sullo status speciale ha costretto i leader indipendentisti a boicottare l’incontro, ritenuto inadeguato e incapace di soddisfare le reali esigenze della popolazione anglofona. La proposta risulta lontana sia dalle aspirazioni dei più moderati, che puntano al federalismo, sia da quelle degli indipendentisti armati. Tuttavia, ha suscitato in molti la speranza di riuscire a fare un passo in avanti per risolvere la crisi dopo circa due anni di disimpegno. Molte organizzazioni non governative continuano però a sottolineare che i combattimenti nel Paese non sono cessati e che le violenze contro i civili sono ancora diffuse.

Secondo le Nazioni Unite, il conflitto ha causato la morte di oltre 3.000 persone e ha costretto mezzo milione di abitanti a fuggire nelle regioni francofone del Camerun o nella vicina Nigeria.
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Chiara Gentili

di Redazione

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