Yemen: offensiva contro gli Houthi, condannata l’uccisione di 12 civili

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 11:09 in Medio Oriente Yemen

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L’esercito yemenita ha reso noto, nelle prime ore di mercoledì 17 giugno, che le forze aeree della coalizione a guida saudita hanno colpito depositi di armi e postazioni appartenenti ai ribelli sciiti Houthi, situati nella regione orientale di M’arib. Parallelamente, le Nazioni Unite hanno condannato l’attacco del 15 giugno, che ha causato la morte di almeno 12 civili.

A riportarlo, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, il quale, basandosi sulle dichiarazioni del centro media delle forze yemenite, ha specificato che l’ultimo attacco si è verificato presso il fronte di Sirwah, dove le milizie Houthi sono di stanza con rinforzi e depositi di armi e munizioni. L’episodio è da collocarsi in un clima di tensioni, in corso sin dalla metà del mese di gennaio 2020. In tale quadro, nella sera del 16 giugno, le Nazioni Unite hanno condannato l’attacco condotto il giorno precedente, il 15 giugno, contro la regione settentrionale di Sa’ada, roccaforte dei ribelli. Nello specifico, un raid aereo della coalizione saudita-emiratina ha colpito un veicolo con a bordo civili, uccidendone 12, tra cui anche bambini, mentre questo circolava nell’area di Shada.

Per le Nazioni Unite e, nello specifico, per l’Ufficio per gli Affari Umanitari (OCHA), si è trattato di un attacco “terribile e ingiustificabile”. Come specificato anche dalla coordinatrice Lise Grande, lo Yemen continua ad essere testimone di battaglie e attacchi, nonostante l’invito dell’Onu e della comunità internazionale, che hanno più volte esortato ad un cessate il fuoco a livello globale per facilitare gli sforzi profusi nella lotta alla pandemia di Covid-19. Stando alle parole di Grande, sono circa 800 le vittime civili provocate dagli scontri in corso da gennaio 2020 in Yemen e dai diversi “incidenti” della fine di maggio. Pertanto, vi è un disperato bisogno di pace, soprattutto alla luce della carenza di fondi per le agenzie umanitarie, volti a prestare assistenza ai più bisognosi. Secondo la coordinatrice dell’Onu, lo Yemen sta assistendo ad una delle peggiori crisi umanitarie e circa l’80% della popolazione necessita di assistenza umanitaria e protezione. Gli Houthi, dal canto loro, hanno accusato la coalizione a guida saudita per l’attacco del 15 giugno. Le forze saudite-emiratine, invece, non hanno rilasciato dichiarazioni, ma hanno più volte sottolineato come agiscano nel rispetto del Diritto internazionale e dei diritti umani.

La coalizione internazionale, guidata da Riad e formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti, partecipa al conflitto yemenita sin dal 26 marzo 2015, schierandosi a fianco delle forze governative e del presidente Rabbo Mansour Hadi. Il perdurante conflitto è scoppiato il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite.

Le tensioni susseguitisi da gennaio 2020 interessano perlopiù i governatorati di M’arib, Jawf e Sana’a. Il primo marzo, i ribelli sono riusciti a conquistare la città di Hamz, capoluogo della provincia settentrionale strategica di al-Jawf, riuscendo, in tal modo, ad occupare un terzo governatorato prossimo all’Arabia Saudita, dopo Sa’ada e Hajjah. Altro fronte testimone di tensioni è Nihm, definito la porta orientale verso la capitale yemenita, e dove gli Houthi hanno raggiunto notevoli progressi. A tal proposito, il 15 giugno, le forze yemenite hanno riferito di essere riuscite a liberare alcune postazioni controllate dai ribelli, a seguito di battaglie che hanno altresì causato perdite per gli Houthi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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