Siria: il regime invia rinforzi a Raqqa

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 15:36 in Medio Oriente Siria

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Le forze del regime siriano hanno inviato ulteriori rinforzi militari presso Ain Issa, situata nella periferia Nord-occidentale di Raqqa, posta sotto in controllo delle Syrian Democratic Forces (SDF).

A riferirlo, il 17 giugno, il quotidiano al-Araby al-Jadeed, sulla base delle informazioni fornite da fonti vicine alle SDF. Queste ultime sono state poste al controllo di alcune aree settentrionali, congiuntamente alle forze del regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, a seguito dell’intesa raggiunta al termine dell’operazione turca “Fonte di pace”, del 9 ottobre 2019. Secondo quanto riportato da fonti locali, i nuovi rinforzi includono altresì artiglieria e veicoli militari, e sono stati posizionati anche nei pressi della strada internazionale Aleppo-Hasakah. Tali rinforzi, a detta delle fonti, sarebbero giunti previo coordinamento con Mosca e con le SDF stesse.  

Le Syrian Democratic Forces sono state l’obiettivo cardine dell’operazione “Fonte di pace”. Queste, negli ultimi anni, sono riuscite ad ampliare il proprio controllo nelle zone settentrionali ed orientali della Siria, fino ad occupare una vasta area che si estende per 480 km dal fiume Eufrate al confine con l’Iraq. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, si oppone fortemente all’ipotesi che le SDF possano controllare un territorio così vasto al confine con la Turchia, ed è ciò che ha portato a “Fonte di pace”, operazione conclusa il 22 ottobre 2019, quando Erdogan ed il suo omologo russo, Vladimir Putin, hanno raggiunto un’intesa a Sochi, nel Sud della Russia. Le due parti hanno concordato sulla necessità di respingere le forze curde dalla “safe zone” al confine tra Siria e Turchia, per una distanza pari a circa 30 km.

Tuttavia, la regione non può dirsi esente da instabilità, come mostrato dalla reazione delle forze filo-turche dell’Esercito Nazionale Siriano che, all’arrivo dei nuovi rinforzi, hanno iniziato a sparare colpi di artiglieria verso l’area di Ain Issa. Parallelamente, aerei non identificati hanno colpito la periferia Sud-Est di Raqqa, posta sotto il controllo di milizie filo-iraniane, mentre nell’area rurale orientale la popolazione ha iniziato a ribellarsi alla presenza delle SDF, soprattutto alla luce del deterioramento delle condizioni economiche.

Quanto accade a Raqqa, in realtà, è il riflesso di una perdurante instabilità che caratterizza l’intero Paese, testimone, da circa nove anni, di un conflitto civile. Questo è scoppiato il 15 marzo 2011 e vede l’esercito del regime siriano, coadiuvato da Mosca, contrapporsi ai ribelli, i quali ricevono il sostegno della Turchia. Uno degli ultimi governatorati maggiormente interessato da tensioni è Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, nonché ultima roccaforte posta sotto il controllo dei gruppi di opposizione. Il 5 marzo scorso, Erdogan e Putin hanno raggiunto un’intesa volta a favorire una de-escalation nell’area, per consentire a sfollati e rifugiati di ritornare nelle proprie abitazioni. Da tale data, tuttavia, attacchi sporadici non sono mai cessati, e la popolazione siriana teme che Assad ed i suoi alleati possano presto riprendere l’offensiva.

Nel frattempo, il 17 giugno, è entrato in vigore il Caesar Act, una legislazione elaborata da Washington che prevede sanzioni per il regime di Assad, a causa dei crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana. Tali misure colpiscono sia le industrie siriane sia le entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al presidente siriano. Tuttavia, queste andranno ad esacerbare ulteriormente un quadro economico complesso, caratterizzato da una crescente svalutazione della moneta locale e da una conseguente inflazione. Il timore, espresso anche dalle Nazioni Unite, è un’ondata di carestia.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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