Siria: il Caesar Act entra in vigore, l’Onu mette in guardia da una carestia

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 8:56 in Siria USA e Canada

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Le sanzioni imposte dagli Stati Uniti contro il regime siriano, guidato dal presidente Bashar al-Assad, entrano in vigore oggi, mercoledì 17 giugno. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria, Geir Pedersen, ha messo in guardia da una possibile carestia.

Le sanzioni sono incluse nel Caesar Act, una legislazione elaborata da Washington che sanziona il regime siriano, incluso il presidente Assad, per i crimini di guerra commessi contro la popolazione siriana e colpisce industrie siriane, dal settore militare alle infrastrutture e all’energia, così come privati ed entità iraniane e russe che forniscono finanziamenti o altro tipo di assistenza al presidente siriano. Inoltre, è previsto altresì il congelamento degli aiuti destinati alla ricostruzione della Siria. Il Caesar Act è stato firmato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, e approvato da entrambe le camere del Congresso nel mese di dicembre 2019. Tuttavia, l’entrata in vigore di tale legislazione giunge in un momento in cui la Siria deve far fronte ad una crescente svalutazione della moneta locale e ad una crisi economica che ha alimentato, già nel corso delle ultime settimane, una forte mobilitazione popolare.

Di fronte a tale scenario e alla prospettiva di un ulteriore peggioramento, in una sessione da remoto del Consiglio di Sicurezza del 16 giugno, Pedersen ha affermato che il rischio attuale è una carestia. Nello specifico, a detta dell’inviato, al momento sono 9 milioni e 300.000 i siriani che soffrono di insicurezza alimentare, mentre altri 2 milioni potrebbero presto far fronte ad una simile problematica, la quale va ad aggiungersi alle preoccupazioni derivanti dalla diffusione del coronavirus, in un Paese caratterizzato da un sistema sanitario indebolito dai circa 9 anni di conflitto. Non da ultimo, Pedersen ha posto l’accento sugli ultimi episodi di mobilitazione popolare, verificatisi perlopiù nel Sud-Ovest e nel governatorato di Suweida, i quali rischiano di trasformarsi in un’escalation di violenza.  

Da parte sua, l’ambasciatrice statunitense in Siria, Kelly Craft, ha dichiarato che il Caesar Act mira semplicemente ad impedire al regime di Assad di vincere sul campo di battaglia e a favorire un processo politico. Inoltre, l’obiettivo è ostacolare l’arrivo di ulteriori proventi e sostegni funzionali a commettere atti “atroci” in violazione dei diritti umani, i quali, a loro volta, minano le possibilità di giungere ad una risoluzione pacifica del conflitto, scoppiato il 15 marzo 2011. Al contempo, Craft ha sottolineato che la legislazione elaborata da Washington contiene altresì garanzie, volte a contenere le conseguenze negative sugli aiuti umanitari offerti al popolo siriano e, secondo quanto specificato, le sanzioni potrebbero essere sospese nel caso in cui il regime ponga fine ai suoi “attacchi vergognosi” e porti davanti alla giustizia i responsabili di tali azioni.

A sua volta, il rappresentante permanente della Repubblica araba siriana presso le Nazioni Unite, Bashar Jaafari, in un discorso tenuto durante una riunione separata del Consiglio per i Diritti umani, ha accusato Washington di tentare di imporre una propria legge sul mondo e di non aver ascoltato chi lo esorta a porre fine a sanzioni unilaterali. Parallelamente, il segretario generale di Hezbollah in Libano, Hassan Nasrallah, ha affermato che, in realtà, il Caesar Act colpisce sia la Siria sia il Libano, con l’obiettivo di causare fame e carestia e far sì che i due Paesi si arrendano a Israele.

La moneta locale siriana, la lira, scambiata a 47 lire al dollaro allo scoppio della rivolta anti-Assad nel 2011, all’inizio del 2020 aveva già toccato poco meno di 1.000 lire. La prospettiva di nuove sanzioni economiche statunitensi ha fatto precipitare la valuta siriana, negli ultimi giorni, a oltre 3.000 lire al dollaro. La svalutazione della lira ha causato un’impennata dei prezzi anche per i beni di prima necessità, prodotti alimentari e medicine in primis. I prezzi di alcuni prodotti di base, come pane e zucchero, sono raddoppiati, e molti rivenditori hanno chiuso i propri negozi in diverse zone del Paese, rifiutandosi di vendere merce fino a quando non si raggiungerà una stabilità nei prezzi. “Persino le cipolle sono care” ha dichiarato una cittadina di Damasco. Non da ultimo, le aziende farmaceutiche rischiano di chiudere, una volta terminate le materie prime disponibili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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