Sea Watch soccorre 100 migranti al largo della Libia

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 20:33 in Immigrazione Libia

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Una nave della ONG tedesca Sea Watch ha soccorso circa 100 persone al largo della Libia, mercoledì 17 giugno. Il barcone, avvistato a 29 miglia da Zawiya, versava in serie difficoltà al momento del salvataggio e molti migranti a bordo hanno dovuto ricevere trattamento medico immediato. Tra loro anche donne e bambini.

A dare la notizia è stata proprio la ONG che, con un tweet, ha precisato: “Durante le operazioni è sopraggiunta una motovedetta libica, donata dall’Italia, che le avrebbe respinte illegalmente se non fossimo intervenuti”. Insieme al barcone soccorso, l’aeroplano Moonbird, sempre di proprietà della Sea Watch, ha riferito di aver avvistato anche un’altra imbarcazione in difficoltà con circa 70 migranti a bordo.

Il capo missione della ONG, Philipp Hahn, ha dichiarato: “Dopo mesi in cui i rifugiati qui si sono confrontati solo con la fredda ignoranza del regime di frontiera europeo siamo felici di essere stati in grado di salvare 100 persone dalla scomparsa in una tomba d’acqua o nei centri di detenzione della Libia”. La Sea Watch 3 è stata la prima nave ad aver realizzato un salvataggio in mare al largo delle coste libiche da oltre 8 settimane, dopo che sia la Alan Kurdi, della ONG Sea Eye, sia la Aita Mari, della ONG basca Salvamento Maritimo Humanitario, sono state poste sotto sequestro amministrativo.

Il 6 maggio, la Guardia costiera italiana aveva disposto il fermo delle due imbarcazioni umanitarie impegnate nel salvataggio di migranti nel Mediterraneo, citando irregolarità “tecniche e operative” a bordo delle navi. Entrambe sono ormeggiate al porto di Palermo da quando hanno soccorso un totale di circa 183 migranti recuperati dal mare e sottoposti a quarantena sulla nave Rubettino, noleggiata dal governo e gestita dalla Croce Rossa. Secondo la dichiarazione della Guardia Costiera, un’indagine aveva evidenziato “diverse irregolarità di natura tecnica e operativa tali da compromettere non solo la sicurezza degli equipaggi ma anche delle persone che sono state e che potrebbero essere recuperate a bordo, nel corso del servizio di assistenza svolto”.

Da parte loro, le due organizzazioni avevano accusato le autorità italiane di interferire nelle loro operazioni, aumentando i rischi per la vita delle persone che decidono di attraversare il Mediterraneo. Il gruppo tedesco della Sea Eye aveva definito il sequestro “grottesco”, affermando che la barca era appena tornata da un ciclo di riparazioni di cinque settimane. 

Il 7 aprile, l’Italia ha chiuso i suoi porti alle navi delle ONG per l’intera durata dell’emergenza sanitaria nazionale, dichiarando che non possono essere più considerati sicuri a causa dell’epidemia di coronavirus. “Per tutta la durata dell’emergenza sanitaria nazionale causata dalla diffusione del COVID-19, i porti italiani non possono garantire i requisiti necessari per essere definiti e classificati come porti sicuri”, ha dichiarato il decreto governativo. L’emergenza nazionale dovrebbe protrarsi fino al 31 luglio, secondo le disposizioni attuali, ma la scadenza potrebbe essere estesa. La norma, nello specifico, riguarda “i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area SAR (ricerca e soccorso) italiana”.


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Chiara Gentili

di Redazione

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