Palestina: irruzione delle forze israeliane a Ramallah

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 12:07 in Israele Palestina

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Per la prima volta dall’annuncio dell’Autorità palestinese circa l’interruzione degli accordi tra Israele e Palestina in materia di sicurezza, le forze israeliane hanno fatto irruzione nella città di Ramallah, in Cisgiordania.

In particolare, secondo quanto riportato da al-Jazeera, sulla base delle dichiarazioni del portavoce del Ministero degli Interni palestinese, Ghassan Nimr, l’esercito israeliano è entrato a Ramallah all’alba del 16 giugno, facendo irruzione in tre abitazioni, nel quadro di una campagna di indagini e arresti che ha interessato altresì l’accampamento di al-Am’ari. Fonti della sicurezza hanno poi specificato che le forze di Israele hanno arrestato due palestinesi a Ramallah ed altre due persone ad al-Am’ari, tra cui un giovane ventenne, mentre altre abitazioni sono state perquisite. A detta di altre fonti palestinesi, l’irruzione ha provocato scontri con la popolazione locale, senza, tuttavia, causare vittime.

Secondo quanto specificato dal portavoce palestinese, si è trattato del primo episodio simile dalla dichiarazione del 19 maggio del presidente palestinese, Mahmoud Abbas, secondo cui l’Autorità Palestinese e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) avrebbero presto sciolto gli accordi raggiunti in precedenza con Israele e gli Stati Uniti, anche in materia di sicurezza. Ramallah, città situata in Cisgiordania, è sede dell’Autorità Palestinese e la sua sicurezza è stata affidata all’apparato palestinese.

Parallelamente, secondo quanto stabilito dagli accordi di Oslo del 1993, l’Autorità Palestinese ha l’obbligo di condividere informazioni con Israele circa qualsiasi forma di resistenza armata, mentre Israele può effettuare campagne di arresti, ma previo coordinamento con la controparte palestinese. A tal proposito, nel corso degli anni, non sono mancate le critiche dei gruppi di attivisti, secondo cui le autorità palestinesi avrebbero lavorato a fianco di quelle israeliane per sopprimere i palestinesi stessi.

L’episodio del 16 giugno si colloca in un clima teso per le relazioni tra Israele e Palestina, acuitosi con le dichiarazioni del premier israeliano, Benjamin Netanyahu, circa l’annessione di alcuni territori palestinesi, tra cui la Valle del Giordano e il Mar Morto settentrionale, pari a circa il 30% della Cisgiordania. Secondo quanto affermato nel corso degli ultimi mesi, le prime mosse a riguardo potrebbero essere intraprese a partire dal primo luglio prossimo. Tuttavia, sono numerose le voci di dissenso a livello internazionale che si sono opposte al progetto di Netanyahu, provenienti altresì dalla Lega Araba. La prevista annessione israeliana priverebbe i palestinesi delle principali risorse agricole, specialmente nella regione della Valle del Giordano. In più, eliminerebbe del tutto l’idea di una soluzione a due Stati, auspicata nel 1993 con gli Accordi di Oslo, con cui si ritiene possibile la creazione di due Paesi in grado di coesistere l’uno accanto all’altro, ovvero Israele e Palestina, con un’unica capitale, Gerusalemme, divisa tra i due.

L’intenzione di Israele di proseguire con l’annessione è stata accolta con timore dalle stesse Nazioni Unite. A tal proposito, il 16 giugno, esperti dell’Onu hanno evidenziato come il piano di Netanyahu rappresenti una violazione dei Diritti umani, così come della Carta delle Nazioni Unite e della Convenzione di Ginevra. “L’acquisizione di territori con la guerra o con la forza è inammissibile” è stato affermato in una dichiarazione congiunta firmata da 50 esperti indipendenti.

Abbas, dal canto suo, ha più volte esortato quei Paesi che hanno respinto il cosiddetto “piano di pace” presentato dal capo della Casa Bianca, Donald Trump, a riconoscere lo Stato della Palestina, con il fine ultimo di salvaguardare la pace, la legittimità e il diritto internazionale. Il progetto di Trump, noto altresì come “accordo del secolo”, è stato presentato il 28 gennaio 2020 e si pone l’obiettivo di riportare la pace in Medio Oriente e di risolvere il conflitto arabo-israeliano. In particolare, il piano, delineato in 181 pagine, se effettivamente attuato, potrebbe garantire a Israele il controllo di una Gerusalemme unificata, riconosciuta come capitale, oltre a preservare gli insediamenti israeliani negli attuali Territori Palestinesi, che includono la Cisgiordania e Gaza.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il solo quotidiano in Italia interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.