Nigeria, coronavirus: lo Stato di Lagos annulla la riapertura dei luoghi di culto

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 16:26 in Africa Nigeria

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Lo Stato di Lagos, il più popoloso della Nigeria, ha deciso di sospendere momentaneamente i piani per la riapertura dei luoghi di culto, in seguito allinsorgenza di un nuovo focolaio di coronavirus. È quanto ha reso noto, martedì 16 giugno, il governatore dello Stato regionale, Babajide Sanwo-Olu, aggiungendo che la chiusura resterà valida fino a nuovo avviso.

A inizio mese, il governo nigeriano aveva affermato che avrebbe consentito la graduale riapertura dei luoghi di culto, la cui chiusura era stata ordinata a marzo per arrestare la diffusione del virus. Le autorità avevano specificato che ogni Stato regionale avrebbe deciso le condizioni della riapertura. In generale, era stato deciso che laccesso ai luoghi di culto sarebbe stato garantito dal 19 giugno. 

Sia il cristianesimo sia l’Islam sono ampiamente praticati nella regione di Lagos e nel resto della Nigeria. In particolare, circa il 60% dei residenti dello Stato federato professa la fede cattolica, mentre il 25% quella musulmana. Il restante 15% è animista. Più bilanciato è invece il rapporto a livello nazionale, dove il 48.8% della popolazione aderisce allIslam, soprattutto sunnita, e il 49.3% al cristianesimo, per la maggior parte protestante.

“Non procederemo con la riapertura dei luoghi di culto”, ha dichiarato ai giornalisti il governatore di Lagos, specificando che la decisione è stata presa a seguito di unattenta valutazione della situazione coronavirus nella regione. “A causa del continuo aumento di casi di COVID-19 nel nostro stato, abbiamo annullato la riapertura delle chiese e delle moschee”, ha scritto in un tweet Sanwo-Olu.

Lo Stato di Lagos, la cui capitale omonima conta circa 20 milioni di abitanti, è l’epicentro dell’epidemia in Nigeria. Il Paese ha registrato finora un totale di circa 16.658 casi confermati, inclusi 424 morti. A inizio maggio, è stato deciso di allentare il blocco sulla regione, ma le autorità continuano ad esprimere preoccupazione per il fatto che molti residenti non rispettano le regole del distanziamento e non indossano le mascherine.

Ciò che spaventa di più in Africa è l’inadeguatezza dei sistemi sanitari, la povertà diffusa, la porosità dei confini e l’insicurezza legata alla presenza di gruppi ribelli e organizzazioni terroristiche. Tutti insieme, questi fattori rischiano di aumentare notevolmente le possibilità di contagio e di aggravare la situazione di emergenza qualora il virus dovesse diffondersi in maniera incontrollata sull’intero continente. 

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, l’Africa risulta mal equipaggiata per affrontare la minaccia e i governi devono cercare di fare di più per aumentare i controlli e identificare rapidamente i casi sospetti. La maggior parte dei sistemi sanitari risulta obsoleta e priva delle strutture necessarie a gestire casi di pandemia influenzale.


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Chiara Gentili

di Redazione

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