Messico pronto a vendere benzina al Venezuela

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 6:26 in Messico Venezuela

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Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha comunicato che potrebbe vendere benzina al Venezuela, se il governo di Nicolás Maduro gli chiedesse di farlo. Sarebbe un’azione che Città del Messico compirebbe per “necessità umanitaria”. Il Venezuela ha sperimentato una significativa carenza di carburante da marzo scorso a causa delle sanzioni che gli Stati Uniti hanno imposto ai paesi che vendono idrocarburi, come misura della pressione nei confronti del regime chavista. “Non ci ha fatto richieste. Nel caso in cui ci avessero fatto la richiesta e fosse un bisogno umanitario, lo faremmo” – ha detto López Obrador nella sua conferenza mattutina dallo Stato di Veracruz, dove si trova in visita ufficiale.

López Obrador ha assicurato che non teme che gli Stati Uniti imporranno sanzioni al Messico, se la spedizione di navi cisterna in Venezuela sarà finalmente realizzata. “Siamo liberi, il Messico è un paese sovrano indipendente, prendiamo le nostre decisioni e non ci intromettiamo nelle politiche di altri paesi. È autodeterminazione dei popoli e aiuto in materia umanitaria. Nessuno ha il diritto di opprimere gli altri, nessuna egemonia può schiacciare qualsiasi paese” – ha spiegato dopo una domanda esplicita da parte della stampa. Negli ultimi anni, il presidente messicano ha intrattenuto relazioni cordiali con Nicolás Maduro. Inoltre, il Messico ha evitato di parlare contro il governo venezuelano in vari forum internazionali e ha chiesto una soluzione negoziata alla crisi politica del paese sudamericano.

Il Messico importa il 70% dei carburanti venduti nel paese e la sua origine proviene principalmente dagli Stati Uniti. Da quando il governo di López Obrador è iniziato nel dicembre 2018, la politica energetica del paese si è orientata di 180 gradi verso la ricerca dell’autosufficienza energetica. Il presidente messicano ha annunciato la costruzione di una nuova raffineria a Dos Bocas, nello stato di Tabasco, che dovrebbe iniziare a funzionare nel 2022, così come la riabilitazione delle altre sei raffinerie già esistenti. A causa della crisi dovuta alla pandemia di covid-19, la domanda di carburanti in Messico è diminuita in modo significativo e alcune navi hanno atteso diversi giorni lungo le coste del Golfo del Messico per scaricare benzina nei centri di stoccaggio. La vendita di carburante al Venezuela apre la questione della provenienza dell’idrocarburo.

Il Venezuela è uno dei paesi con le maggiori riserve di petrolio al mondo, ma non ha una capacità sufficiente per raffinare i carburanti e esportarli. Gli Stati Uniti hanno esercitato pressioni sul governo di Maduro negli ultimi mesi per forzarne le dimissioni bloccando la distribuzione di benzina da altri paesi. Tuttavia, alla fine di maggio, l’Iran ha inviato cinque navi per aiutare il Venezuela a far fronte alla carenza di benzina, nonostante Washington abbia cercato di evitare la transazione. Inoltre, alcuni tecnici iraniani stanno lavorando alla riattivazione delle raffinerie venezuelane, un’assistenza che il governo Maduro ha pagato con nove tonnellate d’oro.

A partire da giugno, il governo venezuelano ha smesso di sovvenzionare il prezzo della benzina – un aiuto in vigore da quando Hugo Chávez ha assunto il potere nel paese latinoamericano nel 1999- e Maduro ha annunciato che i venezuelani avrebbero dovuto pagare il carburante inviato da Teheran a prezzo di mercato. Da allora, i venezuelani hanno creato lunghe code per fare rifornimento a Caracas e nell’area metropolitana. Gli esperti stimano che la spedizione inviata dall’Iran – circa 1,5 milioni di barili – sarà sufficiente per fornire le stazioni di carico per 15 giorni, se la domanda è simile a quella del mese gennaio, prima della chiusura delle attività a causa dell’espansione del coronavirus nel mondo.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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