Mali: attacco nel Nord-Ovest, almeno 24 soldati uccisi

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 13:26 in Africa Mali

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In Mali, un gruppo di uomini armati ha attaccato un convoglio militare nella località di Bouka Were, vicino al confine con la Mauritania. Decine di soldati cono stati uccisi o risultano scomparsi, secondo quanto riferito dalle autorità. L’attacco è avvenuto nella giornata di domenica 14 giugno, ma le fonti hanno confermato la notizia solo a inizio settimana. Alcuni veicoli sono riusciti a scampare all’imboscata, ma delle 64 truppe che formavano il convoglio, solo una ventina sono riuscite a tornare alla base. “È in corso una ricerca per determinare il destino dei soldati che risultano mancanti”, ha dichiarato una fonte militare, in condizioni di anonimato. Anche un ufficiale militare e un funzionario della vicina città di Diabaly hanno confermato il resoconto dei testimoni locali. Lunedì 15 giugno, il portavoce dell’esercito, il colonnello Diarran Kone, ha riferito all’agenzia di stampa Reuters: “Ventiquattro persone dell’esercito del Mali sono morte, per il momento sono stati trovati solo otto sopravvissuti”.

Sempre nella giornata di domenica 14 giugno, le Nazioni Unite hanno comunicato che due membri della sua forza di pace, stanziata nella regione nord-occidentale del Paese, erano stati uccisi da alcuni uomini armati dopo un attacco contro un loro convoglio. In viaggio tra le città di Tessalit e Gao, il gruppo della MINUSMA era stato attaccato sabato sera da “individui armati non identificati”. Secondo la dichiarazione dell’ONU, le truppe delle Nazioni Unite “hanno reagito fermamente e hanno costretto gli assalitori alla fuga”. Il capo della missione di mantenimento della pace, Mahamat Saleh Annadif, ha condannato gli “atti codardi volti a paralizzare le operazioni della forza di pace”.

Istituita nel 2013, la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite in Mali possiede circa 13.000 truppe stanziate sul territorio, provenienti da diverse nazioni. La MINUSMA, il contingente francese dispiegato nell’area del Sahel e le operazioni antiterrorismo a carattere regionale non sono ancora riuscite ad arginare la violenza, che l’anno scorso ha provocato circa 4.000 vittime tra Mali, Burkina Faso e Niger. Il conflitto ha inoltre aggravato le tensioni etniche e le rimostranze della popolazione locale, stanca della povertà e dell’incapacità dello Stato di proteggere i suoi cittadini.  Ciò ha dato origine a milizie etniche e ha rafforzato il sostegno locale a gruppi armati collegati ad al-Qaeda e allo Stato Islamico.

Il corrispondente di Al Jazeera in Mali, Nicolas Haque, ha dichiarato che negli ultimi mesi si sono verificati attacchi quasi quotidiani contro le truppe dell’esercito nazionale e ha aggiunto: “La situazione sta diventando ancora più instabile, non solo dal punto di vista della sicurezza nel Nord e nell’Est del Paese, ma anche nella capitale, Bamako, dove sono attese ulteriori proteste il prossimo fine settimana”. Da inizio giugno, migliaia di cittadini si riversano per le strade di Bamako chiedendo le dimissioni del presidente, Ibrahim Boubacar Keita, e condannando quella che è stata definita come “una pessima gestione” da parte del governo delle numerose crisi che affliggono il Paese. “Questi disordini si stanno scatenando in un momento in cui il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha in programma di riunirsi, a fine mese, per rinnovare il mandato della forza di mantenimento della pace in Mali”, ha sottolineato Haque.

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia non hanno più il controllo dell’area e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali e i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale. Di fronte a tale scenario, il 29 gennaio, Bamako ha deciso di aumentare del 50% la grandezza del suo esercito, reclutando circa 10.000 nuovi soldati. Parallelamente, anche la Francia ha deciso di rafforzare il suo contingente nella regione, inviando altri 600 uomini in aggiunta ai 4.500 già presenti sul territorio nell’ambito della cosiddetta operazione Barkhane.Non da ultimo, le autorità maliane stanno cercando di avviare trattative con i gruppi ribelli, per tentare di porre fine all’insurrezione jihadista nel Sahel.

Nel 2012, il Mali ha dovuto affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord e, successivamente, nel 2013, la situazione è peggiorata quando le forze francesi hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Il conflitto si è poi diffuso verso il Burkina Faso e il Niger e, secondo le stime delle Nazioni Unite, circa 4.000 persone sono morte nel corso dell’anno passato nei tre Paesi dell’Africa occidentale. Gli sfollati, invece, sono tuttora centinaia di migliaia.


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Chiara Gentili

di Redazione

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