Libia: slitta il vertice tra Italia e Turchia

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 17:55 in Italia Libia Turchia

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La visita di Stato ufficiale in Turchia del ministro italiano degli Affari Esteri, Luigi Di Maio, prevista per il 17 giugno, è stata posticipata a venerdì 19. Secondo il quotidiano Asharq al-Wasat, il vertice serviva ad Ankara per richiedere l’aiuto dell’Italia nella risoluzione del conflitto libico.  

Nello specifico, secondo quanto rivelato, mercoledì 17 giugno, dall’Agenzia stampa turca, Anadolu, in occasione del vertice con il suo omologo italiano, il ministro degli Esteri della Turchia, Mevlut Cavusoglu, avrebbe dovuto discutere delle relazioni bilaterali tra i due Paesi, dell’accesso di Ankara all’Unione Europea, della lotta contro il coronavirus e delle principali questioni regionali e internazionali. 

In riferimento a quest’ultimo punto, l’Asharq Al-Awsat aveva annunciato che uno dei temi principali da affrontare durante il colloquio sarebbe stato la crisi in Libia, già argomento di discussione del vertice telefonico che martedì 16 giugno il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, aveva avuto con la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Al termine del colloquio tra Turchia e Germania, il portavoce della cancelliera tedesca aveva dichiarato che i due avevano concordato sul rafforzamento del processo di pacificazione della Libia sotto l’egida delle Nazioni Unite. 

Il vertice tra Ankara e Berlino era giunto in un clima particolare, dato che la Germania aveva dichiarato di essere a favore della Dichiarazione del Cairo, annunciata lo scorso 6 giugno e contrastata dalla Turchia che, per tale ragione, è alla ricerca di alleati tra i Paesi occidentali per ricevere supporto in Libia. 

In tale contesto, l’Asharq al-Awsat rivela che per Ankara, sostenitrice del Governo di Accordo Nazionale (GNA), riveste particolare importanza l’eventuale sostegno di Roma, la quale guida la missione europea volta a monitorare l’implementazione dell’embargo sulle armi imposto contro la Libia dalle Nazioni Unite, l’Operazione Irini.  

Sebbene anche l’Italia, rivela il sito di informazione, sia tra i sostenitori del governo di Tripoli, quando l’LNA è stato costretto alla ritirata dalle regioni occidentali, Roma ha deciso di assumere un ruolo differente, tentando di divenire mediatrice nel conflitto, ma affinché ciò rimanga invariato, l’Italia dovrà rimanere neutrale.  

La guerra civile in Libia è scoppiata il 15 febbraio 2011. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato dal primo ministro Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. 

Per quanto riguarda l’Operazione Irini, il suo invio era stato approvato, all’unanimità, lo scorso 17 febbraio, dal Consiglio dei ministri degli Esteri dell’UE. A differenza della missione precedente dell’UE, l’Operazione Sophia, il mandato di Irini non riguarda il salvataggio di migranti,  la totalità delle acque della Libia, dato che le sue operazioni si svolgono solo nell’area ad Est del Paese, principale punto di arrivo dei carichi di armamenti. L’Operazione si svolge attraverso l’impiego di mezzi navali, aerei e satellitari. Nonostante sia finalizzata a monitorare il rispetto dell’embargo sulle armi, la missione è stata respinta da al–Sarraj che, lo scorso 26 aprile, aveva dichiarato di ritenere che l‘Operazione Irini trascuri il controllo dei confini terrestri attraverso i quali avviene il passaggio del maggior numero di armi e munizioni destinate all’esercito del generale Khalifa Haftar.     

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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