La Corea del Nord rifiuta il dialogo e schiera l’esercito

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 10:20 in Corea del Nord Corea del Sud

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La Corea del Nord ha dichiarato che schiererà nuovamente l’esercito nelle zone di confine smilitarizzate, respingendo la proposta della Corea del Sud di inviare delegati per tentare di allentare le tensioni.

La decisione, riferita dall’agenzia di stampa statale KCNA, è arrivata il 17 giugno, il giorno dopo che Pyongyang ha fatto saltare in aria l’ufficio di collegamento congiunto che era stato istituito nella città di confine di Kaesong come parte degli sforzi diplomatici per una riconciliazione inter-coreana. 

Il 15 maggio, il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, si era offerto di inviare il suo consigliere per la Sicurezza Nazionale, Chung Eui-yong, e il capo dell’intelligence, Suh Hoon, a Pyongyang come inviati speciali e ha, quindi, esortato Pyongyang a tornare al dialogo. Tuttavia, Kim Yo Jong, la sorella del leader nordcoreano, Kim Jong Un, e un alto funzionario del partito al governo hanno respinto categoricamente la proposta. La donna ha deriso l’offerta di Moon e lo ha accusato di utilizzare gli inviati per superare le crisi e suggerire “proposte assurde”. “La soluzione all’attuale crisi tra Nord e Sud causata dall’incompetenza e dall’irresponsabilità delle autorità sudcoreane è impossibile e può essere risolta solo quando verrà pagato il prezzo adeguato”, ha riferito Kim Yo Jong, secondo la stampa nordcoreana. In risposta, l’ufficio di Moon ha dichiarato che il Sud non avrebbe più accettato “comportamenti irragionevoli” da parte del Nord.

Le due Coree si trovano ancora oggi in uno stato di tregua e non di pace. Dopo aver combattuto sulla penisola la guerra di Corea dal 1950 al 1953, il 27 luglio 1953, i rispettivi alleati firmarono l’armistizio di Panmunjeom, che pose fine alla guerra. Tuttavia, da allora, Seoul e Pyongyang non hanno mai stipulato trattato di pace. In tale contesto, gli Stati Uniti sono intervenuti per cercare di trovare una soluzione alla tensione tra i due Paesi, alla luce dei minacciosi programmi nucleari avviati dalla Corea del Nord. Il 12 giugno 2018, in uno storico colloquio, Kim Jong-un aveva incontrato il presidente degli USA, Donald Trump, a Singapore per la prima volta. Durante tale incontro, i leader hanno concordato una reciproca collaborazione per smantellare il programma nucleare del Paese asiatico in cambio della rimozione delle sanzioni internazionali.

Tuttavia, durante il secondo incontro tra i leader, avvenuto il 28 febbraio 2019 a Hanoi, in Vietnam, i colloqui tra le due parti si sono interrotti inaspettatamente a causa di un disaccordo sulle sanzioni che ha portato alla brusca conclusione delle iniziative diplomatiche. Un segnale positivo è stato lanciato in seguito da Trump il 30 giugno 2019. Durante il terzo incontro con la controparte, il presidente americano è simbolicamente entrato in Corea del Nord da una zona demilitarizzata della Corea del Sud. Nonostante ciò, i tentativi americani di convincere Pyongyang ad abbandonare i propri progetti nucleari e missilistici non hanno avuto alcun esito e le tensioni sono aumentate. L’11 giugno, le autorità nordcoreane hanno dichiarato che gli Stati Uniti non sono nella posizione di commentare gli affari inter-coreani ed è nell’interesse di Washington tacere. Tale affermazione arriva dopo che il Dipartimento di Stato degli USA aveva dichiarato di essere rimasto deluso dalla Corea del Nord per aver sospeso la comunicazione diretta con la Corea del Sud, il 9 giugno. 

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Maria Grazia Rutigliano 

di Redazione

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