Il Kosovo al centro di due processi di dialogo

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 19:20 in Europa Kosovo

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Il Kosovo si trova attualmente al centro di due processi di dialogo per la normalizzazione dei rapporti con la Serbia. Il primo è mediato dagli Stati Uniti, il secondo dall’Unione Europea. 

È quanto sottolineato, mercoledì 17 giugno, alla Independent Balkan News Agency, la quale ha altresì evidenziato che per quanto riguarda il primo processo, a guida statunitense, è dello scorso lunedì 15 giugno l’annuncio da parte dell’Inviato speciale per la normalizzazione delle relazioni tra Pristina e Belgrado, nonché direttore nazionale dell’intelligence della Casa Bianca, Richard Grenell, in merito alla convocazione per il prossimo 27 giugno di un vertice tra i due Paesi in disputa. 

Al tempo stesso, però, l’UE, nella persona del suo Inviato speciale per il dialogo tra il Kosovo e la Serbia, Miroslav Lajcak, è giunto, nella giornata di martedì 16 giugno, per la prima volta in visita nella regione, dove ha incontrato i vertici di Pristina. Una volta atterrato nella capitale del Kosovo, Lajcak ha ribadito che l’accesso del Paese più giovane del mondo al blocco comunitario può passare soltanto per una decisione e mediazione dell’UE e, per tale ragione, i negoziati per la normalizzazione delle relazioni con Belgrado si sarebbero dovuti tenere a Bruxelles. 

Secondo quanto evidenziato da alcuni esperti, le posizioni dell’UE e degli Stati Uniti in merito alla normalizzazione delle relazioni tra Pristina e Belgrado sono differenti. Da un lato, l’Europa deve tener conto della presenza, nel blocco comunitario, di cinque Paesi che non riconoscono l’indipendenza di Pristina. Dall’altro, gli Stati Uniti invece si sono sempre schierati in maniera omogenea a favore del mutuo riconoscimento. Tuttavia, nonostante tali differenze, gli esperti sostengono che i due mediatori troveranno un compromesso, riuscendo a cooperare per la normalizzazione delle relazioni bilaterali tra Pristina e Belgrado. 

I rapporti tra il Kosovo e la Serbia sono in stallo dal 21 novembre del 2018, quando il Kosovo ha introdotto dazi del 100% sui beni in arrivo dalla Serbia, in risposta all’ostruzione da parte di quest’ultima durante la votazione sull’ingresso del Kosovo nell’Interpol, avvenuta il giorno precedente. L’UE ha da allora cercato di mediare tra le parti e di instaurare un dialogo volto alla normalizzazione dei loro rapporti. Durante i tre mesi di mandato dell’ex-premier del partito di centro-sinistra Vetevendosje,Albin Kurti, dallo scorso 3 febbraio al 3 giugno, tali dazi erano stati rimossi ma erano state imposte altre restrizioni sul commercio, adottando misure di reciprocità e provocando la dura reazione dell’UE e degli Stati Uniti. 

Il 6 giugno, il nuovo premier, Avdullah Hoti, in carica dal 3 giugno, aveva rimosso le barriere commerciali sui beni prodotti in Serbia, ponendo così una base per la ripresa del dialogo con Belgrado. 

Stati Uniti e UE sono i due principali mediatori del processo di normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia. Da un lato, Washington, che sostiene Pristina sia politicamente sia economicamente, ha promesso che invierà 50 milioni di dollari in aiuti economici, precedentemente sospesi in seguito all’iniziale rifiuto del governo kosovaro di ritirare i dazi commerciali. La somma sarà consegnata a Pristina tramite un’agenzia di assistenza estera del governo americano, la Millennium Challenge Corporation. Dall’altra parte, l’UE ha posto come criterio necessario per l’ingresso al blocco comunitario del Kosovo e della Serbia il reciproco riconoscimento. 

In aggiunta, sia Washington sia Bruxelles stanno incoraggiando la creazione di un regime di libero mercato tra i due Stati e la mossa del governo di Hoti è rivolta in tale direzione. Tuttavia, nonostante l’apertura verso la Serbia, in precedenza, il neopremier aveva precisato di non essere disposto a discutere della revisione dei confini del proprio Paese, dicendosi contrario a scambi territoriali con la Serbia. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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