Iraq settentrionale: Ankara lancia una nuova operazione

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 9:55 in Iraq Turchia

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Dopo i raid condotti nelle 48 ore precedenti, nonostante la reazione di Baghdad, Ankara, mercoledì 17 giugno, ha dato il via ad una nuova operazione contro le aree settentrionali irachene, con il fine di colpire il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK).

In particolare, secondo quanto riferito nelle prime ore di mercoledì 17 giugno dal Ministero della Difesa turco, le forze di Ankara sono penetrate nel Nord dell’Iraq, effettuando altresì raid aerei e attacchi per mezzo di droni, elicotteri e artiglieria pesante, e, attualmente, si trovano presso Haftanin, a 15 km dal confine turco-iracheno. La nuova operazione, dal titolo “Claw-Tiger”, ovvero “Artiglio di tigre”, ha come obiettivo il PKK e fa seguito ad “Artiglio d’aquila”, un’operazione condotta nelle 48 ore precedenti e che ha visto le forze turche colpire più di 80 obiettivi del partito bersagliato. Non da ultimo, ha specificato il Ministero, i bombardamenti delle ultime ore sono funzionali al dispiegamento di forze speciali.

Stando a quanto riferito da al-Arabiya, la dichiarazione di Ankara giunge a poche ore di distanza dall’annuncio dell’esercito iracheno che, nei due giorni precedenti, ha riportato diversi attacchi perpetrati dalle forze turche. Solo nella giornata del 15 giugno, sono stati 18 gli aerei che hanno sorvolato i cieli iracheni, portando Baghdad ad accusare Ankara di violazione della propria sovranità. Il giorno successivo, il 16 giugno, uno dei bersagli è stato rappresentato da Amadiya, nel governatorato di Dahuk, dove i raid aerei turchi hanno causato danni alle aree agricole, seppur senza causare vittime.

Secondo quanto riportato dai media iracheni, di fronte al perpetrarsi di tali attentati, è stato altresì convocato l’ambasciatore turco in Iraq, Fatih Yildiz, e gli è stato consegnato un memorandum di protesta, con il fine di esortare Ankara a porre fine a tali operazioni militari unilaterali e a simili violazioni. Baghdad, dal canto suo, si è detta pronta a collaborare per salvaguardare la sicurezza dei confini, e considera le azioni turche una minaccia alla sicurezza dei civili e delle loro proprietà, visto che queste prendono altresì di mira campi profughi, come quelli di Makhmur e Sinjar.

Il fine ultimo, a detta di Ankara, è “neutralizzare” il PKK. Tale verbo viene solitamente impiegato dalle autorità turche per indicare che le persone in questione si sono arrese oppure sono state uccise o catturate. Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan è un’organizzazione paramilitare, sostenuta delle masse popolari del Sud-Est della Turchia di etnia curda, ma attiva anche nel Kurdistan iracheno. Per Ankara, l’Unione Europea e per gli Stati Uniti, tale Partito è da considerarsi un’organizzazione terroristica.

Secondo Ankara, inoltre, i membri del PKK utilizzano spesso le regioni settentrionali irachene come rifugio per poi compiere attentati all’interno dei territori turchi. Nello specifico, le regioni settentrionali irachene che vedono la presenza di membri del PKK sono Qandil, il Sud di Hakurk e il Nord di Erbil. Mentre gli aerei da guerra turchi colpiscono frequentemente obiettivi del PKK nel Nord dell’Iraq, negli ultimi anni la Turchia ha più volte annunciato la sua intenzione di avviare anche offensive di terra contro le basi del gruppo nelle montagne del Qandil. Il quadro delle tensioni più recenti include gli attacchi perpetrati nella notte del 14 giugno contro Qandil e le aree di Sinjar, Zap, Avasin-Basyan e Hakurk. “Il PKK e altri elementi terroristici stanno minacciando la sicurezza della nostra gente e dei nostri confini con attacchi che aumentano di giorno in giorno contro i nostri avamposti e le nostre basi”, si leggeva nella dichiarazione ministeriale.

Gli episodi di insorgenza del Partito dei Lavoratori del Kurdistan in Turchia hanno avuto inizio nel 1984, con l’obiettivo di rivendicare i diritti della minoranza curda nel Paese. Risale al 23 marzo 2013 il cessate il fuoco tra la Turchia ed il PKK, annunciato ufficialmente dal leader Murat Karayilan. Tuttavia, nel corso degli anni, operazioni di guerrilla e scontri diretti tra forze curde e turche sono continuati, causando la morte di oltre 40.000 persone.

In tale quadro, il 25 maggio scorso, il ministro della Difesa di Ankara, Hulusi Akar, ha affermato che, nel corso del 2020 le forze di sicurezza turche hanno “neutralizzato” un totale di 1.458 terroristi a seguito di operazioni trans-frontaliere da collocarsi nell’ambito della lotta al terrorismo nell’Iraq settentrionale e in Siria. A tal proposito, le forze armate turche si sono dette determinate a combattere fino a quando “l’ultimo terrorista non sarà neutralizzato”.  

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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