Difesa europea: la discussione in seno al Consiglio dell’UE

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 16:44 in Europa Italia

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I ministri della Difesa dell’Unione Europea hanno avuto un vertice in videoconferenza, coordinato dall’Alto rappresentante per la politica estera, Josep Borrell, per discutere dell’agenda europea in materia di difesa e sicurezza. 

Al termine del vertice, Borrell ha annunciato che durante l’incontro gli omologhi hanno deciso di dare il via allo sviluppo di un Quadro strategico per trasformare in linee politiche concrete i livelli di cooperazione in ambito di sicurezza e Difesa precedentemente concordati. 

In tale contesto, nello specifico, i 27 ministri hanno discusso delle modalità volte a rafforzare il coinvolgimento operativo dell’Unione Europea, con particolare riferimento al ridispiegamento delle truppe in missioni di addestramento, con l’obiettivo di una graduale ripresa delle attività. In aggiunta, è stata sottolineata la necessità di dare maggior vigore alle missioni e operazioni militari europee attraverso la creazione di apposite Forze. Infine, è stato anticipato che entro il 2020 verrà presentato uno strumento volto ad agevolare la sicurezza dell’Unione. 

Tali decisioni sono state prese, secondo quanto rivelato dall’addetto stampa del Consiglio, Maria Daniela Lenzu, dopo aver passato in rassegna le strategie per la crescita delle iniziative congiunte in materia di Difesa già esistenti, come il meccanismo di cooperazione strutturata permanente (la PESCO) e il Quadro Strategico. 

Per una valutazione più completa, i ministri hanno altresì discusso degli strumenti finanziari necessari a implementare quanto deciso, come il Fondo europeo per la Difesa, la Mobilità militare e la European Peace Facility. 

La discussione avuta in materia di Difesa comune era stata sollecitata dai ministri della Difesa di Italia, Francia, Germania e Spagna, i quali avevano, lo scorso 29 maggio, firmato una dichiarazione congiunta con cui invitavano gli Stati membri a riflettere sulla necessità di rafforzare la cooperazione in materia di Difesa alla luce delle criticità emerse a causa del coronavirus. 

Da parte sua, l’Italia aveva già lo scorso 20 settembre, nella persona del ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, firmato la lettera di adesione all’Iniziativa europea d’Intervento, la European Intervention Initiative EI2. L’annuncio era stato anticipato, giovedì 19 settembre, dal Governo italiano, a un giorno di distanza, come sottolineato dal Defense Post, dalla visita in Italia del presidente francese, Emmanuel Macron. La Francia è da tempo il più forte sostenitore di un esercito dell’Unione ed era stato proprio Macron, nel suo discorso alla Sorbona del 27 settembre 2017, a lanciare l’idea di quella che poi è diventata l’“European intervention initiative” (EI2), inizialmente vista come “un vero esercito europeo”. 

A tale riguardo, Guerini aveva dichiarato di ritenere la EI2 un meccanismo per creare una cultura strategica comune tra i Paesi partecipanti e contribuire a lanciare nuove dinamiche che puntino ad una Difesa europea capace di assumersi maggiori responsabilità di fronte alle minacce e alle sfide contemporanee. 

La EI2, aveva annunciato il Defense Post, mira a sviluppare la capacità di schierare rapidamente le truppe in operazioni militari congiunte, in evacuazioni dei civili o in caso di soccorsi per calamità naturali. 

Il Belgio, la Danimarca, l’Estonia, la Finlandia, la Germania, i Paesi Bassi, il Portogallo, la Spagna e il Regno Unito hanno già aderito all’iniziativa, a guida francese, la quale era stata lanciata formalmente il 25 giugno 2018, con la firma di una lettera d’intenti da parte dei 9 ministri europei della Difesa. 

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Jasmine Ceremigna 

di Redazione

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