Argentina: il settore agroindustriale resiste alla crisi

Pubblicato il 17 giugno 2020 alle 9:41 in America Latina Argentina

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Il settore agricolo è l’unico che regge nonostante il crollo economico dell’Argentina, ora aggravato dalla pandemia di Covid-19. Il settore più produttivo del paese, cui l’Argentina si è aggrappata in passato per uscire dalle crisi economiche, ha aumentato le esportazioni di prodotti primari del 9% nei primi quattro mesi dell’anno in corso, mentre il resto dei settori ha subito gravi battute d’arresto: manufatti di origine industriale in calo del 26% e combustibili ed energia del 20,7%. Tuttavia, i produttori considerano sospette le ultime misure adottate dal governo, come l’intervento della società agro-esportatrice Vicentin, le restrizioni sui cambi e la possibile offerta ai creditori esterni di un’obbligazione legata alle esportazioni.

Il settore agricolo ha continuato ininterrottamente a lavorare negli ultimi mesi: tra gennaio e aprile, il volume delle esportazioni agroindustriali legate a cereali, farine e gli vegetali hanno raggiunto i 32,3 milioni di tonnellate, superando le 30,8 tonnellate dei primi quattro mesi del 2019, secondo un rapporto della Borsa di Rosario (BCR).

L’aumento del volume ha compensato la diminuzione del valore. Le esportazioni di cui sopra sono ammontate a 8,4 miliardi di dollari, l’1% in meno rispetto all’anno precedente a causa della “caduta dei prezzi internazionali”, secondo Julio Calzada, direttore degli studi economici della Borsa. “I prezzi stavano già calando l’anno scorso e in questi mesi hanno continuato a scendere, ma meno di altre materie prime come petrolio o materie prime industriali” – ha aggiunto Calzada.

Quando era al governo, Mauricio Macri aveva ridotto le tasse sulla campagna all’inizio del suo mandato, ma le ha aumentate nel 2018, dopo che il FMI ha approvato un salvataggio finanziario di 57 miliardi di dollari. Tuttavia, il settore agricolo è rimasto uno dei grandi alleati di Macri fino alla fine. In segno di sfiducia nei confronti del nuovo governo peronista, i produttori hanno accelerato il regolamento dei cambi tra novembre e dicembre di fronte al prevedibile aumento delle ritenute sulle esportazioni, che Alberto Fernández ha annunciato di voler introdurre nella sua prima settimana da presidente. Nel corso dei mesi, il successivo inasprimento dei controlli sui cambi ha ulteriormente teso la relazione tra il presidente e il settore agricolo. Gli input agricoli sono quotati in dollari, ma il prezzo della valuta americana nel mercato ufficiale è notevolmente inferiore a quello stabilito nei mercati paralleli. 

L’intervento sulla Vicentin – il sesto maggiore esportatore di cereali, farine e oli in Argentina – ha causato un terremoto politico. “Abbiamo dovuto salvare una società in crisi la cui caduta potrebbe comportare problemi molto gravi” – ha spiegato il ministro dello Sviluppo produttivo, Matías Kulfas. Il ministro ha ricordato che i piccoli e medi produttori sparsi in tutto il centro del paese hanno trascorso mesi senza raccogliere le materie prime fornite a Vicentin, in bancarotta per un debito di 1,35 miliardi di dollari. Per l’opposizione, invece, l’intervento è “pericoloso, illegale e incostituzionale”, danneggia gli interessi di alcune province e avvicina l’esecutivo alle idee del defunto presidente venezuelano Hugo Chávez.

Secondo il progetto ufficiale, la direzione della Vicentin sarà affidata a YPF Agro, la filiale della compagnia petrolifera statale che si dedica alla commercializzazione di cereali, fertilizzanti e carburanti per il campo. Ciò renderebbe lo Stato un attore principale nel principale Mercato delle esportazioni agricole. 

In una dichiarazione congiunta, i produttori ed esportatori si sono detti in attesa di maggiori dettagli sul progetto di espropriazione di Vicentin, ma hanno messo in evidenza la “grande efficienza e capacità” della catena agro-industriale argentina e la necessità di mantenere “usi e costumi del mercato del grano”.

Anche la notizia che il governo sta negoziando con i creditori del debito estero un legame legato alle esportazioni ha messo a disagio il settore. “A nostro avviso, un tale vincolo implicherebbe la creazione di un nuovo segnale anti-esportazione, poiché questo strumento finanziario promuoverebbe incentivi che porterebbero a una maggiore stagnazione nella produzione di beni scambiabili” – hanno avvertito le più grandi entità agricole in Argentina in una lettera congiunta indirizzata al ministro dell’Economia, Martín Guzmán.

I produttori avvertono che i prezzi dei cereali internazionali sono la metà di quelli che erano un decennio fa, il che rappresenta una forte perdita di redditività, aggravata da tasse elevate, restrizioni sui cambi e mancanza di accesso al credito.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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